La scienza per assicurare un futuro all’umanità

"La scienza e l'educazione accessibili a tutti, in particolare ai Paesi in via di sviluppo, devono essere alla base di un mondo sostenibile: socialmente, economicamente e dal punto di vista ambientale". Lo ha detto a Trieste Fabiola Gianotti, direttrice generale del Cern di Ginevra, a margine del convegno del Comitato scientifico consultivo del Segretario generale delle Nazioni Unite.
Giulia Annovi, 28 Giugno 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Chi può dare consigli alla politica, a coloro che guidano lo sviluppo di un paese formulando le leggi? Chi può assicurare che tale sviluppo sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale?
Secondo Ban Ki Moon “abbiamo bisogno di garantire che le decisioni tengano conto della migliore conoscenza possibile”. Le Nazioni Unite sostengono che la scienza, considerata in tutti gli aspetti multidisciplinari, potrebbe fornire le basi per quell’innovazione indispensabile per rendere il futuro più sostenibile.
Da queste riflessioni è nato il Comitato Scientifico Consultivo, un gruppo di eminenti ricercatori provenienti da diverse discipline. Tra il 24 e il 25 maggio, i 26 membri del Comitato si sono riuniti a Trieste, con il compito di individuare evidenze scientifiche che possono aiutare la politica ad affrontare problemi quali i cambiamenti climatici, la disponibilità di cibo o la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati dalle Nazioni Unite per il 2030.
Entro la fine dell’anno, il Comitato dovrà redigere un rapporto da consegnare tra le mani di Segretario Generale delle Nazioni Unite.
Nel documento verranno raccolte una serie di evidenze che dimostreranno quanto la scienza e l’istruzione, che stanno alla base dell’innovazione, siano fondamentali per assicurare uno sviluppo sostenibile a livello globale. E sarà cruciale l’individuazione dei metodi volti a rafforzare il rapporto tra scienziati e decisori politici.
Da quali presupposti partirà dunque la commissione per rafforzare il ruolo della scienza a livello globale e per la società intera?
“Innanzitutto la scienza deve essere riconosciuta come un bene pubblico e globale” ha detto Abdallah Daar, professore presso l’Università di Toronto. “In secondo luogo, tutti dovranno riconoscere che lo sviluppo globale non potrà essere sostenibile senza introdurre delle innovazioni, che però per realizzarsi e per essere applicate richiedono l’intervento della scienza”. La scienza dunque ha un ruolo chiave nel processo di sviluppo, ma non ha il potere di prendere decisioni sulla base delle evidenze che scaturiscono dalla ricerca, perché queste ultime spettano alla politica. “Ecco il motivo per cui i policy maker dovranno essere costantemente informati dalla comunità scientifica”. Il rischio altrimenti è quello di dare priorità a motivazioni politiche o interessi economici.
Una temibile conseguenza di tale impostazione è che l’intervento della scienza sia calato dall’alto. Joji Carino, direttrice del Forest Peoples Programme, ha confermato che non ci sono osservazioni che arrivano dal basso, dall’esperienza delle comunità perché questo non è lo scopo del Comitato, che ha invece il compito di consigliare direttamente il Segretario Generale delle Nazioni Unite. Tuttavia, il gruppo di scienziati pone molta attenzione alla diversità culturale e alle conoscenze locali, perché queste costituiscono le risorse creative per l’avanzamento della scienza.
Per risolvere le questioni di ciascuna comunità, non si possono ignorare le risorse culturali del luogo, che detengono la capacità di trovare le soluzioni più appropriate, proprio perché evolvono con i problemi locali.
La diversità all’interno del gruppo di ricercatori è vista come una potenzialità e non deve essere mai considerata un ostacolo l’appartenenza a minoranze geografiche, sociali o al genere femminile. E infatti un altro obiettivo prefissato dal Comitato è proprio quello di abbattere tutte le barriere che impediscono l’accesso all’istruzione e alla ricerca.
Non a caso è stato scelto l’International Centre for theoretical Physics (ICTP), per ospitare l’incontro.
L’Istituto ha infatti l’obiettivo di promuovere la scienza nei Paesi in via di sviluppo, formando studenti provenienti da tutto il mondo.
Grazie a questa particolare attenzione l’innovazione non sarà trasferita da un luogo all’altro, perché quello che funziona in un contesto culturale potrebbe non realizzarsi altrove. Portare un’innovazione di valore per il mondo occidentale in un Paese in via di sviluppo potrebbe essere una strategia inefficace. Proprio per questo gli scienziati dei singoli Paesi dovrebbero essere spinti a cercare soluzioni per le proprie comunità. Perché ciò accada però è indispensabile rafforzare l’istruzione nelle zone del mondo più svantaggiate.
La sostenibilità inoltre dovrebbe avere un ruolo centrale all’interno della ricerca scientifica in generale. Finanziamenti creati a tale scopo potrebbero essere un incentivo efficace. E tra le raccomandazioni pratiche, il board scientifico delle Nazioni Unite ha anche suggerito quale frazione di prodotto interno lordo andrebbe investito in ricerca e sviluppo e nella scienza di base, “quella che ha il merito di porre le basi per idee che hanno cambiato il destino dell’umanità”, ha sottolineato Fabiola Gianotti, direttrice generale del CERN.
Ma le istituzioni che finanziano la ricerca chiedono sempre il conto dei risultati alla scienza.
E spiegare l’impatto della ricerca non è mai facile, perché questo non consiste solo nel comunicare i risultati più evidenti e immediati ma richiede una misura sul medio e lungo periodo degli effetti degli interventi introdotti. “Uno dei temi più dibattuti durante l’assemblea convocata a Trieste”, ha detto Fabiola Gianotti, “è proprio l’individuazione dei parametri atti a monitorare i progressi e il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile fissati per il 2030”.
Le sfide per il comitato scientifico sono dunque tante ma, come ha commentato Flavia Schlegel, assistente del direttore generale per le Scienze Naturali delle Nazioni Unite, queste sfide possono anche essere viste come “l’opportunità di porre le basi per un futuro migliore per tutte le popolazioni”.

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