L’AIDS e il potere della disinformazione

Dall'attendibilità di alcune notizie e messaggi fino ai casi estremi legati a false credenze, teorie negazioniste o cospirazioniste, quello dell'informazione rimane un tema centrale nella lotta alla diffusione dell'HIV.
Simona Re, 26 Febbraio 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Negli ultimi decenni la ricerca scientifica per la lotta contro l’AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) ha compiuto notevoli progessi, grazie allo sviluppo di approcci e strumenti farmacologici innovativi e sempre più mirati. Nonostante questo, in alcune aree del mondo l’infezione da virus HIV (Human Immunodeficiency Virus) rappresenta ancora un importante problema sanitario.
In particolare, l’approvvigionamento delle terapie e le campagne di prevenzione si rivelano più efficaci in alcune comunità, meno in altre. Casi emblematici sono quelli del Brasile e del Sudafrica. Entrambi colpiti da un’elevata incidenza di HIV negli anni Novanta, nel 2013 registravano tassi di incidenza del virus sorprendentemente distanti, pari rispettivamente allo 0,5% e al 19%. Interrogandosi sull’origine di queste differenze, i ricercatori giungono a identificare nella disinformazione una delle principali cause dell’attuale diffusione del virus HIV. Proviamo a svelare le curiosità di questo fenomeno passando attraverso i casi più eclatanti.

COSPIRAZIONISMO E FALSE CREDENZE
Le teorie cospirazioniste sull’AIDS nascono e si diffondono con l’esplosione dell’epidemia a partire dagli anni Ottanta. Alcuni sostengono che il virus HIV sia stato sviluppato dagli americani come arma biologica per il contenimento delle popolazioni di origine africana e degli omosessuali. I sostenitori di questa teoria puntano il dito contro il governo statunitense, la CIA e l’esercito americano. Cavalcando la teoria del genocidio, lo scetticismo può estendersi agli obiettivi dei servizi di prevenzione e assistenza sanitaria. In questo caso, le terapie vengono considerate trattamenti intenzionalmente dannosi per la salute anziché benefici.
Secondo altri complottisti l’HIV non costituirebbe la causa dell’AIDS. Altri ancora rifiutano l’esistenza stessa del virus. In alcune popolazioni africane, come effetto delle radicate credenze nel sovrannaturale, intere comunità considerano la causa dell’AIDS un atto di stregoneria, e arrivano a ritenere che una dieta ricca in frutta e verdura costituisca una valida soluzione per la cura di questa grave patologia.
Le posizioni negazioniste e cospirazioniste di alcune personalità di spicco contribuiscono ad alimentare la diffusione delle teorie e false credenze. Alle dichiarazioni rilasciate da grandi celebrità come Spike Lee, Will Smith e Bill Cosby, si uniscono le affermazioni di importanti esponenti del panorama politico internazionale. Un caso emblematico è quello del successore di Nelson Mandela, l’ex-Presidente Thabo Mbeki, che guidò la nazione sudafricana tra il 1999 e il 2008. Fattosi dichiaratamente promotore del movimento negazionista, le sue prese di posizione hanno determinato importanti ritardi nella risposta del Paese all’epidemia e il conseguente grave impatto sulla salute della popolazione. La teoria dell’AIDS come arma biologica per lo sterminio delle popolazioni africane è stata appoggiata anche da Louis Farrakhan, leader del gruppo religioso Nation of Islam (NOI), e dalla biologa kenyota Wangari Maathai, Nobel per la Pace nel 2004.
Infine Peter Duesberg, Professore di Citologia e Biologia Molecolare presso l’Università di Berkeley, suscitò il disappunto della comunità scientifica sostenendo che l’AIDS non è causato dall’HIV e contrastando l’utilizzo delle terapie antiretrovirali HAART (Highly Active Antiretroviral Therapy) introdotte negli anni Novanta.

FALSI MITI, ORIGINI E CONSEGUENZE
Dove si originano dunque tutte queste teorie? Intuitivamente, la loro diffusione si sovrappone da un punto di vista geografico alla maggior prevalenza di HIV. L’attenzione dei ricercatori si concentra infatti nell’Africa subsahariana e nel continente americano, che costituiscono allo stesso tempo le zone più colpite dall’epidemia e quelle dove le false credenze sull’HIV/AIDS risultano più diffuse. In Sudafrica, primo Paese al mondo per incidenza di HIV, queste credenze derivano dalle tradizioni delle comunità africane e dal cospirazionismo razziale. Negli USA persistono, seppur in minoranza, le accuse al governo della creazione della malattia e la pianificazione di un programma di genocidio.
Secondo il sociologo Jacob Heller, i falsi miti sull’HIV/AIDS resistono da decenni negli Stati Uniti solamente tra gli afroamericani, che costituiscono peraltro la comunità più colpita dall’infezione nel Paese. Na’im Akbar, Professore di Psicologia presso l’Università Statale della Florida, sostiene che l’origine di queste credenze sia da ricollegarsi ai secoli di sfruttamento e schiavitù inflitti nel passato alla comunità di colore. Un’altra importante citazione riguarda l’esperimento Tuskegee. In questo esperimento governativo, condotto tra il 1932 e il 1972, afroamericani affetti da sifilide furono deliberatamente trattenuti all’interno della sperimentazione senza ricevere alcuna terapia, così da consentire agli scienziati l’osservazione del naturale decorso della malattia. A questo proposito, risalgono al 1997 le scuse ufficiali che Bill Clinton rivolse alle vittime del tragico esperimento.
Diversi studi dimostrano che il negazionismo e il cospirazionismo esercitano effetti devastanti sulla diffusione della malattia, persuadendo gli individui a rifiutare il supporto degli strumenti di prevenzione e dei trattamenti. Secondo le indagini condotte in Sudafrica, la fede nella stregoneria triplicherebbe la probabilità di contrarre rapporti sessuali non protetti, mentre la fiducia nel governo Mbeki si sarebbe associata a un rischio sette volte maggiore.
Sia in Sudafrica che negli USA, il negazionismo dell’AIDS e le teorie cospirazioniste si associano alla mancata adozione di mezzi di protezione nei rapporti sessuali, oltre che al minor ricorso al test per la diagnosi dell’HIV. Per quanto riguarda l’impatto sul trattamento della malattia basti considerare che, secondo i ricercatori, tra il 2000 e il 2005 l’ostruzionismo di Mbeki all’introduzione dei farmaci salvavita è stato causa di centinaia di migliaia di decessi da HIV e di almeno 35.000 casi di infezione madre-figlio che sarebbe potuti essere evitati.
I dati fecero scalpore a livello internazionale nel 2008. Nonostante questo, nel 2009 solo il 35% dei malati avevano accesso alle terapie antiretrovirali. Considerando che il Brasile ha promosso massicce campagne di prevenzione a partire dagli anni Ottanta e l’accesso gratuito ai trattamenti antitretrovirali dal 1996, ecco spiegata la vittoria dei brasiliani a confronto con la situazione sudafricana.

NON È UN COMPITO SEMPLICE
Cospirazionismo e false credenze sono considerati fattori critici nel determinare il carattere epidemico dell’AIDS. Secondo i ricercatori, per garantire l’efficacia degli attuali interventi di lotta contro l’AIDS, le iniziative non possono prescindere dalla considerazione delle origini dei pregiudizi diffusi a livello locale. È interessante peraltro notare come le valutazioni degli studiosi vadano ben oltre l’influenza dei semplici fattori di discriminazione storica o del grado di educazione della popolazione.
In un’intervista pubblicata dal Whashington Post, Phill Wilson – Direttore Esecutivo del Black AIDS Institute a Los Angeles – afferma che «non possiamo permetterci» di considerare la discriminazione del passato nei confronti delle comunità di colore come una scusa per abbracciare cospirazioni che favoriscono la diffusione dell’HIV. Stessa opinione viene espressa in merito al caso dell’esperimento Tuskegee: «Lo studio sulla sifilide era reale, ma risale a quarant’anni fa, e rimanervi aggrappati ci sta uccidendo». «Le teorie cospirazioniste e la disinformazione annullano la responsabilità personale», ha dichiarato Wilson. «Se esiste questo mostro – dice la gente – perché dovrei usare il profilattico? Perché dovrei usare aghi sterili?».
Superando poi la più tradizionale concezione secondo la quale tali credenze potrebbero rappresentare gli effetti di una scarsa educazione, i ricercatori compiono oggi un importante passo in avanti nell’analisi del fenomeno, introducendo il concetto fondamentale di fiducia.
Talvolta, sono i diversi contesti sociali a fornire terreno fertile al proliferare di queste credenze, favorendo così la diffusione della malattia. Secondo il sociologo Heller, nel caso della comunità afroamericana, la prevalenza delle false credenze andrebbe reinterpretata come una misura della sfiducia e dell’ansia sociale dei cittadini nei confronti delle istituzioni, e non come un’evidenza di ignoranza o come una reazione alla storica oppressione razziale. La comprensione dell’origine del cospirazionismo e l’impegno dei sistemi di assistenza sanitaria in direzione della fiducia delle comunità sono da considerarsi elementi fondamentali per i futuri interventi di lotta contro HIV e AIDS. Tanto in Sudafrica quanto negli USA.
La disinformazione causa gravi conseguenze sulla diffusione dell’HIV.
I falsi miti e le teorie cospirazioniste possono indurre i pazienti e i governi al rifiuto delle misure preventive e terapeutiche, favorendo quindi la trasmissione della malattia a nuovi individui. Alla scienza e alla comunicazione è attribuita una grande responsabilità nel contrastare la diffusione di convinzioni infondate e dannose per la nostra salute. Ma non è un compito semplice. Le false credenze sono esperte nell’attribuire le colpe ad avversari esterni e intenzionali piuttosto che a problematiche interne complesse. Così, distogliere l’attenzione da queste comode ipotesi può rivelarsi ben più arduo che prevenirle. Porre una maggiore attenzione alla credibilità dei messaggi e delle dichiarazioni a ogni livello della comunicazione rappresenterebbe il migliore dei contributi: dai media ai ricercatori, dai governi alle organizzazioni, fino ai cittadini.
Il potere della disinformazione assume diverse forme. Tra queste, la scarsa attendibilità di molte notizie e messaggi rischia di minare la fiducia nell’informazione anche più di quanto possa fare il cospirazionismo.


– Nattrass N (2012) The AIDS Conspiracy. Science Fights Back. Columbia University Press, 240 pp
– Heller J (2015) Rumors and Realities: Making Sense of HIV/AIDS Conspiracy Narratives and Contemporary Legends. Am J Public Health 105(1):e43-e50
– Nunn A, Dickman S, Nattrass N, et al (2012) The impacts of AIDS movements on the policy responses to HIV/AIDS in Brazil and South Africa: A comparative analysis. Glob Public Health 7(10):1031–44

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