Le disuguaglianze tra uomini e donne? Potrebbero dipendere dalle malattie infettive

Può sembrare strano e inatteso ma, stando ai risultati di uno studio recentemente pubblicato sulla rivista 'Nature Human Behaviour', esiste un legame tra la diminuzione della presenza di agenti patogeni in una società e la riduzione delle disuguaglianze di genere in quella stessa società. Anzi, questi cambiamenti nel tasso di diffusione delle malattie infettive sembrerebbero precedere i cambiamenti nelle disuguaglianze di genere.
Romualdo Gianoli, 06 Febbraio 2016
Micron
Micron
Giornalista Scientifico

Gli autori della ricerca, Michael E. W. Varnum del Dipartimento di Psicologia dell’Università dell’Arizona e Igor Grossman del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Waterloo, Canada, hanno analizzato numerose serie di dati per verificare una loro intuizione: i fattori di stress ambientali ed ecologici finiscono per influenzare le disparità tra i sessi all’interno di una società. Con il loro studio gli autori hanno, in effetti, trovato la conferma di questa teoria e, soprattutto, hanno cercato di capire il perché di questo legame. L’analisi dei dati ha preso in considerazione quattroprincipali tipi di minacce, ritenute essenziali nelle dinamiche tra ambiente e comportamenti socio/culturali: le malattie infettive, la scarsità di risorse, la guerra e lo stress climatico.

L’AMBIENTE CONDIZIONA LO SVILUPPO DELLE SOCIETÀ UMANE
Si tratta, in effetti, di fattori già in passato associati a variazioni nella cultura e nel comportamento umano e ritenuti elementi potenzialmente in grado di influenzare anche i rapporti tra i sessi. La vera sorpresa, se vogliamo, è venuta però proprio dal legame, quasi matematico, tra la diminuzione della diffusione di malattie infettive e la riduzione delle disuguaglianze di genere. Secondo gli autori, la spiegazione di questo fenomeno risiede nel modo in cui i patogeni “spingono le persone ad adottare stili di vita più veloci”, cioè strategie che aumentino le probabilità di perpetuare la specie. Questo vuol dire che una forte presenza di malattie infettive spinge a procreare in età più giovane, ad avere un maggior numero di figli e, in definitiva, a privilegiare obiettivi a breve termine rispetto a quelli a più lungo termine come l’istruzione, con il risultato di creare una diversa struttura sociale, con ruoli precisi riservati a uomini e donne.
Alla base di questa analisi, evidentemente, ci sono i concetti dell’ecologia comportamentale, con la quale gli scienziati esplorano il modo in cui l’ambiente fisico condiziona il comportamento animale (ecco, dunque, l’analisi dei quattro fattori ambientali di cui sopra). Chiaramente per gli esseri umani e le loro complesse società, il discorso è un po’ diverso perché a determinare e condizionare certi comportamenti, concorrono anche altri fattoricome quelli politici, economici, etici, religiosi e così via. Da questo punto di vista, dunque, la minaccia costituita dalle malattie infettive risulta implicata in molteplici fenomeni intraculturali che si configurano come risposte adattive che sono parte di una sorta di “sistema immunitario comportamentale” collettivo, finalizzato a ridurre il rischio del singolo di contrarre la malattia. E, infatti, alti livelli di malattie infettive sembrano spingere le società e gli individui ad adottare attitudini e norme comportamentali più tradizionali.

PIÙ MALATTIE INFETTIVE, PIÙ DISPARITÀ TRA I SESSI
In altri termini, una forte presenza di patogeni risulta associata a un maggior conformismo, maggior autoritarismo, minori speranze per il futuro e norme sociali più stringenti. A questo punto, dato che la maggior parte delle società umane è basata su tradizioni piuttosto patriarcali, secondo gli autori, è plausibile che una maggiore prevalenza di agenti patogeni possa favorire e indurre comportamenti, norme e valori che finiscono per promuovere le disuguaglianze di genere. Una struttura simile, infatti, impedisce alle donne di perseguire alti livelli di istruzione, di raggiungere posizioni elevate nelle carriere lavorative e di avere più peso politico ed economico.
Viceversa, bassi livelli di diffusione delle malattie infettive significano meno pericolo e meno rischi per la specie. Ne deriverebbero, allora, strategie sociali più lente, con la conseguenza che per le donne aumenterebbe l’età della procreazione a vantaggio del tempo disponibile per studiare, fare carriera, impegnarsi nella politica e quindi, in generale, diminuirebbe la disparità con gli uomini.

MISURARE LA DISUGUAGLIANZA
Per valutare correttamente questi aspetti occorre, però, quantificare la disuguaglianza di genere. In altre parole, serve un parametro cui assegnare dei valori per misurare l’influenza dei vari fattori di stress. In effetti, questo è proprio ciò che hanno fatto Varnum e Grossmann, elaborare un particolare “indice della disuguaglianza di genere” usando dati disponibili su un lungo arco temporale, 60-70 anni, negli Stati Uniti prima e nel Regno Unito poi. Gli elementi usati per determinare questo indice hanno riguardato almeno quattro ambiti specifici: la rappresentanza politica delle donne rispetto agli uomini (ad esempio il numero di donne presenti nel Congresso americano), la disuguaglianza salariale tra maschi e femmine (considerando il rapporto tra i salari sulla base dei dati dell’US Women’s Bureau and the National Committee on Equal Pay), la rappresentazione linguistica nei prodotti culturali (ad esempio l’uso di termini maschili e femminili nei libri) e gli atteggiamenti sessisti sul lavoro (ad esempio la percentuale di persone che, nei sondaggi Gallup, rispondevano di preferire un capufficio maschio).
Tutte queste variabili sono state standardizzate e ne è stata fatta la media, per creare un indice complessivo di disuguaglianza di genere che è risultato ad alta affidabilità interna e concettualmente molto simile agli indici internazionali come il Gender Empowerment Measure delle Nazioni Unite o il Global Gender Gap Index. A questo punto Varnum e Grossmann hanno incrociato questi dati con quelli di nove delle malattie infettive più comuni negli USA, ottenuti dall’US Census Bureau e dal Center for Disease Control.

Anche gli altri fattori di stress coinvolti nello studio (scarsità di risorse, guerra e stress climatico) sono stati valutati per determinare l’andamento dell’indice di disuguaglianza.
Per lo stress climatico è stato derivato un indice, calcolando la deviazione assoluta delle temperature medie in gennaio e luglio rispetto ai 22,22 °C, usando le serie storiche del National Climatic Data Center. La scarsità di risorse, invece, è stata valutata usando come parametro la percentuale della popolazione disoccupata in un determinato anno, in base ai dati dell’Us Department of Labor. Infine, il coinvolgimento in conflitti armati, è stato modellizzato con una variabile binaria, vera nei casi in cui gli Stati Uniti erano coinvolti in conflitti di vaste dimensioni. Alla fine, però, le previsioni sulla disuguaglianza di genere ottenute valutando gli stress climatici e le minacce militari, si sono dimostrate molto meno dirette e affidabili rispetto a quelle ottenute sulla base degli altri due fattori: gli agenti patogeni e la scarsità di risorse.
In conclusione, lo studio condotto ha mostrato una correlazione stabile nel tempo, tra la disuguaglianza di genere e la presenza di agenti patogeni negli Stati Uniti. Una correlazione che si è dimostrata robusta anche rispetto alla contemporanea variazione di altri fattori ambientali.
Per giunta, l’analisi dei dati suggerisce che i cambiamenti nella presenza di patogeni nella società statunitense hanno preceduto analoghi cambiamenti nei comportamenti sociali, in particolare per quanto riguarda le disuguaglianze di genere, attraverso un legame di diretta proporzionalità tra le due grandezze. In base a questi risultati, dunque, i livelli di patogeni in una società si configurerebbero come un utile precursore per prevedere l’andamento di fattori sociali come la disuguaglianza di genere.
Risultati analoghi sono stati ottenuti dagli autori anche nel secondo caso studio, quello relativo al Regno Unito e, dunque, i due studi sembrerebbero indicare che specifici aspetti delle dinamiche interne di una società, come i rapporti tra uomini e donne, dipendono non solo da fattori culturali, ma anche da particolari fattori ambientali come la presenza di agenti patogeni.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X