Le navi scarrozzano “specie aliene”

È noto il peso del climate change sull’arrivo di “specie aliene invasive”, ovvero di quei migranti che arrivano in una nuova zona e scombussolano gli habitat. Ma attenzione, avvisa un gruppo di ricercatori sulla rivista Nature Sustainability: i cambiamenti del clima non sono né l’unico né il principale fattore scatenante dell’invasione di specie aliene invasive nei mari. Più del clima e dei suoi cambiamenti può (e soprattutto potrà) il traffico marittimo.
Pietro Greco, 01 Aprile 2019
Micron
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Giornalista e scrittore

Sono chiamate “specie aliene”. Si tratta di piante e animali (ma anche funghi e batteri) che migrano e raggiungono nuove aree, dando spesso un formidabile contributo a scombussolare gli ecosistemi. Le “specie aliene” sono uno dei fattori che sta portando alla rapida riduzione della biodiversità (ovvero del numero di specie) del pianeta Terra. Attenzione a quell’aggettivo, rapida. Perché le migrazioni di specie sono sempre avvenute e, speriamo, sempre avverranno nella biosfera terrestre. Esse sono uno dei fattori di arricchimento e non di erosione della biodiversità. Ma ora queste migrazioni avvengo a un ritmo, appunto, rapido. Troppo rapido. Cosicché gli ecosistemi non hanno il tempo di adattarsi e nella nuova situazione molte specie autoctone soccombono.
Tra le cause delle “migrazioni rapide” di specie c’è il cambiamento del clima. Perché, ovviamente, clima e biodiversità sono strettamente correlati. Poiché il clima sta cambiando, rapidamente appunto rispetto ai tempi biologici, molte specie viventi migrano. Il Golfo di Napoli, per esempio, ha subito un aumento medio della temperatura di un grado negli ultimi anni ed è diventato ospitale per specie tipicamente tropicali. Di recente la Stazione Zoologica Anton Dohrn ha rilevato la presenza nelle acque partenopee di pesci flauto, della piccola lumaca Haminoea cyanomarginata (tipica del Mar Rosso e in particolare delle acque prospicienti il Sudan) e del temibile barracuda. Il cambiamento del clima certamente influenza l’arrivo di “specie aliene invasive”, ovvero di quei migranti che arrivano in una nuova zona e scombussolano gli habitat.
Ma attenzione, avvisa un gruppo di ricercatori guidati da Anthony Sardain della McGill University di Montreal, in Canada, sulla rivista Nature Sustainability: i cambiamenti del clima non sono né l’unico né il principale fattore scatenante dell’invasione di specie aliene invasive nei mari. Più del clima e dei suoi cambiamenti può (e soprattutto potrà) il traffico marittimo.
Sono le navi che scarrozzano per il mondo le specie viventi più diverse. Noi sappiamo, dicono Sardain e colleghi, che sono molti i fattori socioeconomici che interagiscono con l’ambiente. Tra questi vi sono sia la crescita economica sia la demografica della popolazione umana. Entrambi queste cause stanno determinando un aumento dei traffici via mare.
Il traffico marittimo non è davvero poca cosa. Perché le statistiche sul commercio internazionale ci dicono che con quasi 11 miliardi di tonnellate di merce trasportate da un porto all’altro del pianeta, sono le navi il principale mezzo con cui le merci viaggiano, siano esse materie prime o prodotti industriali lavorati. Il traffico delle navi aumenta da alcuni decenni al ritmo del 3% annuo.
Tutto bene se non fosse che le navi trasportano involontariamente con loro anche microorganismi e alghe “aliene” che poi “scaricano” nei luoghi di arrivo. Alcune di queste specie risultano aggressive per la specie native e causano, di conseguenza, una notevole erosione della biodiversità locale. Anthony Sardain e i suoi colleghi si sono lanciati anche in una previsione.
Anzi, in una quadruplice previsione:
1) i traffici via mare triplicheranno nel 2050 rispetto al dato di riferimento del 2014 (la stima è cautelativa, perché il range va dal 240 al 1200% di aumento);
2) questo boom del traffico marittimo comporterà un analogo aumento del rischio di invasione di “specie aliene”;
3) poiché i traffici marittimi aumenteranno soprattutto lungo le coste dell’Asia nord-orientale, è lì che si verificherà, presumibilmente, la massima erosione di biodiversità;
4) le specie che migreranno chiedendo un passaggio alle navi saranno molte di più di quelle che lo faranno per adattarsi ai cambiamenti del clima.  Anzi, sostengono i ricercatori canadesi: è presumibile che i cambiamenti climatici determineranno una diminuzione del rischio di invasione da “specie aliene”, mentre l’aumento dei traffici marittimi potrebbe portare a un incremento compreso fra 3 e 20 volte di questo rischio.
Cosa possiamo concludere dalla lettura dell’articolo di Anthony Sardain e colleghi? Che il cambiamento climatico accelerato dall’uomo è certamente un fattore di mutamento dell’ambiente importante. Il più importante che sta di fronte a noi. Ma non è l’unico. Dobbiamo contrastare l’aumento della temperatura e, come ci dice Greta Thunberg, lo dobbiamo fare molto in fretta. Ma non dobbiamo dimenticare le altre modalità con cui l’uomo imprime la sua impronta sulla biosfera terrestre.
Non è facile tener conto di tutto. Non esiste il rischio zero. Ma chi, come il gruppo di Sardain ci avverte, ci mette in condizione di agire. Sta poi a noi decidere di farlo e di farlo per il meglio.

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