L’emergenza nascosta del territorio italiano: il consumo di suolo

Torniamo a occuparci di suolo e lo facciamo all'indomani del Soil Day: una giornata interamente dedicata all’analisi della problematica del consumo di suolo a livello europeo, nazionale e regionale.
Marcello Turconi, 22 Luglio 2017
Micron
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giornalista scientifico

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Il consumo di suolo, inteso come la variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale (suolo consumato), è una problematica strettamente correlata all’evoluzione e al progresso tecnologico e industriale della società.
Tuttavia la perdita di una risorsa fondamentale quale è il suolo (naturale, agricolo e semi naturale), con le diverse funzioni che ricopre e i relativi servizi ecosistemici che svolge, risulta poco evidente, nonché difficilmente reversibile: il suolo è infatti una risorsa ambientale dalle tempistiche di rinnovamento molto lunghe, ma allo stesso tempo molto facile da distruggere o alterare.
Esso è però cruciale per l’ambiente, il benessere degli animali e dell’uomo e, infine, per l’economia (si pensi alla produzione di cibo, foraggio, carburante); proprio per questo motivo lo scorso 4 luglio si è tenuto, presso il Politecnico di Milano, il Soil Day: una giornata interamente dedicata all’analisi della problematica del consumo di suolo a livello europeo, nazionale e regionale. La giornata è stata innanzitutto l’occasione per presentare il Rapporto nazionale sul consumo di suolo in Italia 2017 realizzato dall’ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), giunto quest’anno alla quarta edizione.

Il rapporto, che ha prodotto dati dettagliati a livello di singolo Comune, è nato da un lavoro (ne avevamo già parlato qui) di monitoraggio congiunto tra l’ISPRA e le Agenzie per la protezione dell’ambiente delle singole Regioni e delle Province Autonome. In esso viene innanzitutto ribadita la mancanza di una normativa, ancora oggi in fase di discussione presso il Parlamento, che riconosca l’importanza fondamentale del suolo, potendo così garantire il progressivo rallentamento (e infine, auspicabilmente, l’azzeramento) del suo consumo in Italia.
I dati del rapporto annuale confermano l’avanzata, anche se rallentata rispetto al recente passato, del consumo di suolo: nello specifico ciò si traduce nell’aumento di fenomeni diffusivi/dispersivi/decentralizzanti degli agglomerati urbani, con un incremento complessivo della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali. Il Soil Day di Milano è stata anche il momento in cui è stato ufficialmente presentato un rapporto su una Regione il cui ambiente è stato più volte bistrattato nel recente passato, ma che rappresenta indubbiamente un’area dalle fortissime capacità attrattive: la Puglia.
“Il Rapporto sulla Puglia del Politecnico di Bari – spiega il Professor Carmine Maria Torre, coordinatore dello studio – è nato nell’ambito di un progetto di potenziamento finanziato dal Piano di Adesione e Coesione per il rafforzamento delle strutture di ricerca. Il Progetto ha portato alla costituzione del MITO Lab, un laboratorio dedicato al rilascio di Open data, e il Rapporto sul consumo di Suolo è il primo, importante, prodotto di ricerca di questo Laboratorio”.
Il Rapporto rappresenta essenzialmente un unicum nel nostro Paese, realizzato grazie a un Sistema Informativo Territoriale: “Per poter valutare l’incremento del suolo artificializzato – spiega Torre – è necessario avere almeno due basi cartografiche riferite a periodi diversi. La Puglia ha elaborato a distanza di 5 anni (nel 2006 e 2011) due cartografie informatizzate territoriali, rendendo possibile il confronto. Ora si aspetta il nuovo aggiornamento cartografico per poter replicare l’analisi.
A questo aggiungiamo che si sono create delle sinergie tra la Regione Puglia, il Politecnico di Bari , Innovapuglia (la società in-house della Regione che si occupa dell’informatizzazione dei servizi dell’amministrazione pubblica nell’ambito regionale, e il Centro Ricerche sui Consumi di Suolo (fondato da INU, Legambiente e Politecnico di Milano)”.
I dati pugliesi, seppur in parte in linea con quelli nazionali (il suolo consumato è del 9%, leggermente al di sopra della media italiana del 7%), identificano cause specifiche del consumo: “L’infrastrutturazione, l’espansione residenziale, soprattutto quella dispersa, e il fotovoltaico”.
Entrambi i rapporti sottolineano infine, elemento cruciale in un’analisi complessa come è la presente, l’importanza economica della risorsa suolo e la necessità di preservarla nonostante la crisi economica che ha colpito il nostro Paese, e che porta spesso ad adottare soluzioni apparentemente vantaggiose – sul breve periodo – ma che risultano deleterie in un’ottica futura (si pensi, ad esempio, ai “costi nascosti” dovuti alla crescente impermeabilizzazione del suolo, alla perdita di servizi ecosistemici e alla vulnerabilità al cambiamento climatico).
I rapporti rappresentano quindi un supporto conoscitivo di notevole spessore, sia per la definizione di un quadro normativo a lungo termine, sia per la revisione ragionata di piani urbanistici e territoriali già approvati: gli strumenti ci sono, ora è nell’interesse di tutti utilizzarli.

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