L’impatto della Brexit sulla politica climatica europea

La decisione del Regno Unito di lasciare l'UE può avere importanti implicazioni per il futuro sia della politica economica e climatica britannica ma anche di quella della UE. Cerchiamo di capire i possibili scenari dopo Brexit.
Micron
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Deputy Director, Florence School of Regulation

Il 10 giugno, la Commissione europea ha avviato ufficialmente l’iter legislativo per la ratifica dell’accordo di Parigi. L’accordo entrerà in vigore dopo che 55 Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni globali avranno depositato i loro strumenti di ratifica.
La proposta della Commissione dovrà essere approvata dal Parlamento europeo e dal Consiglio. Dopodiché, il Consiglio depositerà la ratifica presso il Segretario generale delle Nazioni Unite, a nome dell’Unione europea. Nel frattempo, ogni Stato membro dell’UE dovrà ratificare individualmente l’accordo di Parigi. Ma come cambierà questo scenario alla luce di Brexit?

La decisione del Regno Unito di lasciare l’UE può, infatti, avere importanti implicazioni per il futuro sia della politica climatica britannica ma anche di quella della UE.
Nel corso degli ultimi 15 anni, la politica energetica e climatica nel Regno Unito è stata sviluppata nel quadro della politica europea, e il Regno Unito è stato una delle forze trainanti per la liberalizzazione del mercato europeo dell’energia e della politica sul cambiamento climatico. Come risultato, il mercato dell’energia UK si è integrato con quello del resto dell’Europa. Il Regno Unito (come tutti gli Stati membri dell’UE) ha partecipato a EU ETS, il mercato unico del carbonio europeo.
Ora però il governo britannico e l’Unione Europea devono rinegoziare tutti i loro rapporti, compresi quelli nei settori dell’energia e del clima. I risultati di questo negoziato, che durerà almeno due anni, sono ancora imprevedibili, e non è ancora chiaro a quale livello il Regno Unito prenderà parte nei mercati europei dell’energia e del carbonio.
La Gran Bretagna, con l’adozione del 2008 del Climate Change Act, si è posta l’obiettivo di realizzare la riduzione delle emissioni dell’80% entro il 2050 rispetto al livello del 1990. I principali partiti britannici si sono impegnati nel percorrere questa strada e il risultato del referendum non implica alcun cambiamento nella politica climatica. È probabile però che Brexit imporrà una revisione degli impegni comunitari presentati nel corso della Cop21. Prima di Parigi, infatti, gli Stati sono stati invitati a presentare il cosiddetto National Determined Contribution (INDC), ovvero degli impegni volontari per ridurre le emissioni di gas serra. L’UE ha presentato l’INDC a nome di tutti i 28 Stati membri, Ora dopo Brexit l’UE deve ricalibrare l’INDC e il Regno Unito deve presentare il proprio contributo seguendo due possibili direzioni.
Nella prima impostando politiche sul clima molto più forti, presentando un INDC più ambizioso.
Una strada che sembra trovare conferma dal Piano di riduzione di emissione di carbonio per il periodo 2028-2032 presentato a pochi giorni di distanza dal referendum. Il secondo scenario potrebbe aprire la strada invece a un approccio più debole nella lotta al climate change. L’instabilità politica ed economica innescata da Brexit potrebbe infatti far passare in secondo piano le politiche climatiche. Inoltre, i politici che hanno sostenuto Brexit, avranno un ruolo sempre più rilevante nelle scelte politiche del Paese e fra questi ci sono coloro che sono scettici sul tema dei cambiamenti climatici.
Una volta quindi al di fuori dell’UE, il Regno Unito non sarà più soggetto agli obiettivi comunitari in materia di politica energetica e climatica, e la legislazione nazionale potrà essere modificata con una maggioranza semplice. Ad esempio, il Regno Unito ha ora un obiettivo del 15% del consumo di energia da fonti rinnovabili di energia entro il 2020, come parte dell’accordo UE 20-20-20. Non è ancora chiaro se, senza la pressione dell’Unione europea, il Regno Unito manterrà questo impegno.
Tutte queste incertezze potrebbero però rendere più difficili gli investimenti nel Regno Unito da parte di privati che investono in tecnologie a basse emissioni di carbonio. Infine, in materia di politica climatica, Brexit probabilmente ridurrà il peso finanziario del Regno Unito a livello globale. In qualità di membro della UE, il Regno Unito ha avuto infatti accesso alla tavola dei grandi giocatori, mentre, fuori dall’Europa, rischia di essere spostato in panchina.
Ma anche l’Europa dovrà fare i conti con l’uscita del Regno Unito e probabilmente ritarderà la ratifica dell’accordo di Parigi. L’Unione Europea perderà un Paese che da sempre è in prima fila per quanto riguarda la riduzione di emissione di gas serra, di conseguenza potrebbero emergere malumori da parte di quei Paesi che sono da sempre più riluttanti allo sviluppo di politiche low carbon.

 

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