L’ospedale del futuro, una piccola città

L’ospedale, oggi, non deve più essere visto come un luogo da cui scappare appena possibile o di cui aver paura. E neanche come un contenitore per persone malate. Ma perché questo avvenga si deve partire dalla sua progettazione. Un lavoro che richiede l’impegno di tante figure professionali diverse, dal medico all’architetto, dall’ingegnere al designer.
Micron
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Giornalista Scientifica

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Come deve essere un ospedale? Se questa domanda fosse stata posta qualche anno fa la risposta sarebbe stata molto diversa da quella che possiamo aspettarci oggi da chi progetta queste strutture complesse. Negli ultimi tempi infatti è cambiato l’approccio complessivo della medicina al suo oggetto di studio: potremmo dire che, almeno dal punto di vista teorico (e almeno in alcuni Paesi), si è passati dal pensare di “trattare la malattia” al pensare di “trattare la persona”.
Questo passaggio ha modificato radicalmente anche il modo di progettare gli spazi. Con il vecchio approccio, attento più a una prospettiva funzionale che sociale, si doveva venire incontro soprattutto ai bisogni degli operatori (che fossero medici, infermieri, tecnici, manager, economisti…) e gli ospedali dunque erano visti soprattutto come macchine per la cura dei malati. L’approccio che oggi tende ad avere la meglio è completamente diverso: le strutture sanitarie sono viste come spazi per la cura, certo, ma anche per la ricerca, l’istruzione, nonché luoghi di lavoro e di promozione della salute per persone “sane”.

IL LAVORO DEL POLITECNICO DI MILANO
Partendo da questo cambiamento di prospettiva, Stefano Capolongo, del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano, disegna quali debbano essere le caratteristiche degli “ospedali più ospitali” in un articolo uscito recentemente negli Archivi dell’Istituto Superiore di Sanità (2016, vol 52 n.1:11-14).
«Da otto anni il Politecnico di Milano ha sentito l’esigenza di costituire il Cluster ‘Design of Health Facilities’ a cui afferiscono numerosi dipartimenti dell’Ateneo» ha dichiarato recentemente Capolongo in un’intervista rilasciata al Pensiero scientifico. «L’obiettivo del Cluster è ripensare il progetto ospedaliero e il sistema delle strutture socio-sanitarie ad esso collegate alla luce dei complessi cambiamenti economici, sociali e tecnologici degli ultimi anni che hanno portato a una progressiva maggiore consapevolezza e responsabilizzazione di tutti nei confronti della salute pubblica».
Cosa è successo nel corso degli anni? Intanto si è visto che molti degli ospedali esistenti, benché nati per preservare la salute pubblica, in realtà hanno un impatto negativo sull’ambiente. Questo impatto ha, a sua volta, un effetto anch’esso negativo proprio sulla salute della popolazione. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, infatti, l’ambiente è «un sistema integrato di fattori umani e fisici che esercita un effetto significativo sulla salute, considerata non solo come l’assenza di malattie ma come uno stato fisico, mentale e sociale». La consapevolezza di questa relazione ha portato alla creazione di strumenti per misurare la sostenibilità ambientale degli ospedali, si tratta però di strumenti che pongono l’attenzione soprattutto su aspetti energetici e processi clinici, dimenticando quasi sempre la percezione degli utenti. E invece la percezione della qualità, così come l’affidabilità dei servizi, si sono dimostrate strettamente legate alla salute di chi frequenta gli ospedali.
Oggi, dunque, le cose stanno cambiando: l’ospedale non deve più essere visto come un luogo da cui scappare appena possibile o di cui aver paura. E neanche come un contenitore per persone malate. Ma perché questo avvenga si deve partire dalla sua progettazione. Un lavoro che richiede l’impegno di tante figure professionali diverse, dal medico all’architetto, dall’ingegnere al designer di mobili.
Benché ancora non ci sia un accordo unanime su come procedere, dopo otto anni di lavoro di gruppo al Politecnico di Milano emergono alcuni punti fermi da considerare nel progettare l’ospedale del futuro. Seguiamoli secondo l’elenco stilato nell’articolo di Capolongo.

  1. Relazione con il contesto urbano e presenza di servizi. Le strutture sanitarie devono essere pensate come istituzioni urbane. L’idea di integrare l’ospedale nella vita quotidiana dei cittadini e di pensarlo non come una medicina, ma come cura del paziente porta a una serie di conseguenze, tra cui quella, fondamentale, di considerare gli ospedali non tanto come grandi edifici, quanto invece come piccole città. La presenza di servizi, eventi culturali, attività commerciali negli spazi ospedalieri o nelle strette vicinanze permette anche di limitare il senso di isolamento che spesso accompagna il paziente ricoverato. Oltre a rendere il posto piacevole sia per i malati che per chi ci lavora.
  2. Orientamento spaziale e individuazione del percorso. L’orientamento spaziale è la capacità di una persona di capire dove si trova, l’individuazione di un percorso (wayfinding) è la capacità di elaborare un percorso e seguirlo senza perdersi. Entrambi gli aspetti sono importanti per il benessere degli utilizzatori della struttura. È risaputo infatti che sentirsi persi in un ambiente estraneo aumenta il senso di oppressione e l’imbarazzo delle persone. È possibile ovviare in modo significativo e questo problema attraverso una progettazione attenta, l’uso di materiali particolari e di segnaletica adeguata. Questi accorgimenti possono avere un’influenza importante sul benessere psicologico delle persone, oltre naturalmente ad ottimizzare i tempi di percorrenza.
  3. Qualità soft. Si tratta di tutti quegli aspetti della progettazione che possono influenzare in modo significativo la percezione degli spazi e, quindi, avere un effetto anche sul processo di cura. Parliamo di illuminazione, vista (sia esterna che interna), mobili, colori, qualità dei materiali, temperatura, pulizia… Tutti fattori che creano più o meno un senso di accoglienza e di sicurezza. In particolare, è dimostrato che la presenza di luce naturale e la possibilità di avere una vista verso l’esterno influiscono positivamente sul senso di benessere fisico e psicologico delle persone. Inoltre alcuni studi hanno dimostrato che i colori agiscono direttamente sul sistema nervoso.
  4. Sicurezza e privacy. L’affidabilità delle strutture sanitarie si misura su diversi parametri: naturalmente la diagnostica e le capacità terapeutiche, ma anche la sicurezza degli ambienti, quella degli impianti, le condizioni igieniche di acqua, aria, cibo, mobilio presenti dell’ospedale. Sentirsi in un posto “sicuro” è importantissimo per il benessere fisico e mentale dei pazienti. Ma anche sentire che la propria privacy è garantita, senza un eccesso di promiscuità con gli altri utenti dell’ospedale è fondamentale. Inoltre, questo aiuta anche medici e infermieri a concentrarsi sul proprio lavoro senza doversi occupare di altro.
  5. Flessibilità e l’appropriatezza degli spazi. Bisogna saper rispondere ai bisogni in continuo cambiamento di un’organizzazione complessa come un ospedale. Una progettazione a moduli, ad esempio, garantisce di poter modificare la distribuzione e la disposizione degli spazi nel corso del tempo a seconda delle nuove esigenze.
  6. Aspetti di gestione. Nelle strutture sanitarie va garantito un alto livello professionale e interventi di continuo miglioramento della qualità, ma al tempo stesso si deve assicurare la cortesia, l’accoglienza, la sicurezza e il comfort degli utenti. L’attenzione va spostata da un modello di benessere centrato unicamente sulla salute individuale a un modello “sociale”, dove la salute è il risultato di aspetti socio-economici, culturali e ambientali.

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