Nasce Human Technopole: un’occasione per la scienza italiana?

Presentato ieri a Milano l’ambizioso progetto con il quale l’Italia, attraverso la realizzazione di un grande polo scientifico che coinvolgerà 1.500 persone tra tecnici, personale amministrativo ma soprattutto scienziati, lancia la sfida nella lotta al cancro e alle malattie neurodegenerative. Non tutti però, come la Senatrice Elena Cattaneo, hanno lo stesso entusiasmo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Giuseppe Nucera, 25 Febbraio 2016
Micron
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Videomaker e Comunicatore della Scienza

Presentato ieri a Milano il progetto del nuovo grande polo scientifico che occuperà una parte del sito di Expo. Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il Direttore scientifico dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), Roberto Cingolani, hanno mostrato il progetto definitivo di Human Technopole Italia 2040. Un ambizioso progetto composto da sette centri di ricerca, con la riqualifica di 30mila metri quadrati dell’area Expo, e che a regime coinvolgerà circa 1.500 persone, tra tecnici, personale amministrativo ma soprattutto scienziati, suddivisi in 100 nuovi team di ricerca (reverse brain drain).
La grande sfida che l’Italia lancia con Human Technopole è quella di combattere il cancro e sviluppare risposte concrete contro le malattie neurodegenerative. Una missione che, come ha detto Roberto Cingolani, «vede l’umanità alleata contro un nemico comune» e che può essere vinta soltanto rinforzando “l’esercito” costituito dai grandi centri di ricerca nel mondo basati sulla Genomica, sui Big Data e sulla ricerca nell’ambito Food.

IL CONTESTO ITALIANO E MILANESE
Lo Human Technopole sorgerà in uno dei due Paesi al mondo con l’aspettativa di vita più alta; ai livelli dell’Italia, leader con oltre 80 anni di aspettativa di vita media, troviamo solo il Giappone. Ma questo dato in apparenza solo positivo, in verità viaggia in parallelo al numero più elevato di diagnosi di cancro e di malattie neurodegenerative rispetto ad altri Paesi. Se a livello mondiale oggi contiamo circa 35 milioni di casi di malattie neurodegenerative, circa 1,2 milioni sono i casi riscontrati solo in Italia. Per quanto concerne invece i soggetti con una diagnosi di cancro, in Europa riscontriamo circa 2,5 milioni di nuovi casi all’anno, circa di 6.9000 casi al giorno. Di questi, 1.000 sono riscontrati quotidianamente in Italia, per un totale di oltre 360.000 diagnosi di cancro all’anno.
In questo senso, Milano costituisce il luogo ideale per lo sviluppo di un centro per la ricerca sul cancro e sulle malattie neurodegenerative, rappresentando a tutti gli effetti, la città leadera livello nazionale in termini di competenze e di speranza nella cura di queste patologie.

UNA VISIONE LARGA MA NITIDA
Ed è in questo contesto che Roberto Cingolani traccia la visione del progetto, «una rete a maglie larghe che ci dice che cosa vogliamo essere tra 25 anni».

L’obiettivo è, infatti, quello di raggiungere una doppia efficacia nella Precision Medicine del futuro. Attraverso lo sviluppo della genomicae l’analisi dei Big Data, da un lato, si vuole raggiungere un «dominio biologico»: la conoscenza tridimensionale del proprio genoma e una piena consapevolezza delle mutazioni che subentrano per ciascun soggetto.
Decisamente importante in questo contesto è lo sviluppo, attraverso la nanotecnologia, di una nuova diagnostica avanzata e di un innovativo sistema di cure da metter in atto grazie al genome editing: la correzione delle mutazioni genetiche o lo sviluppo di molecole che potranno interrompere gli effetti delle mutazioni. Dall’altro lato, rimane fondamentale la prevenzione delle malattie, attraverso l’approfondimento della conoscenza dello stile di vita e del contesto socio ambientale del soggetto, così come lo studio degli effetti dell’alimentazione in termini di prevenzione delle patologie.
L’incrocio di tutte queste informazioni e del proprio patrimonio genomico potranno essere utili nel predire la probabilità di insorgenza di alcune malattie e, quindi, fornire terapie personalizzate.

I PILASTRI DELLO HUMAN TECHNOPOLE
Il nuovo polo scientifico di Milano sarà costituito da sette centri di ricerca e suddiviso in tre macro aree: le principali sono l’area della genomica e quella della Big Data, che vedono ciascuno tre centri destinati. La terza macro area della struttura, unica a concentrarsi su un solo centro di ricerca, è quella dedicata al nano science and technology. La genomica sarà sviluppata attraverso un centro sulla medical genomics, uno sulla neurogenomica e un terzo sulla agri-food e nutrition genomics. I Big Data vedranno invece un centro di data science, uno dedicato alle computational life sciences, infine un centro di analysis, decisions and society.

Come ha illustrato con chiarezza Cingolani, le infrastrutture saranno costruite a partire dagli algoritmi e dalla necessità dell’High Performance Computing, ossia un sistema di macchine in grado di lavorare su un miliardo di miliardi di operazioni binarie al secondo. Questo perché un’organizzazione spaziale del genoma e la lettura di parti di esso nella ricerca di mutazioni richiede centinaia di Gbyte di informazioni per soggetto analizzato: dati da dover prima produrre, poi memorizzare e, infine, in parte analizzare. Ecco perché anche lo storage, ossia la capacità di immagazzinare dati, sarà fondamentale in un centro che mira a effettuare circa 7.000 screening genomici all’anno.
I logaritmi e i Big Data saranno il fulcro della collaborazione sia con l’ISI Foundation di Torino, con l’obiettivo di produrne nuove e sempre più innovativi, sia con il Politecnico di Milano, mirando allo «sviluppo di applicazioni che non ricadano solo nell’ambito della salute, ma sui diversi ambiti di interessa allargato della società».

I COSTI E L’APPORTO DEL GOVERNO ITALIANO
Il costo iniziale del progetto sarà comunque rappresentato in larga misura dagli investimenti essenziali per edifici e attrezzature. Infatti, nonostante il sito sia già costruito, molti fondi saranno indispensabili per un riadattamento dei padiglioni di EXPO per ospitare i laboratori e permettere le ricerche. L’obiettivo è quello di mantenere il full costpro capite per ricercatore sotto i 100 mila euro, il che vuol dire per una macchina che a regime prevede circa 150 ricercatori, un costo totale di 150 milioni di euro.

Cingolani ha inoltre sottolineato come ci sia la necessità di una legge di finanziamento che dia maggiore stabilità a chi si occupa di ricerca in Italia. Solo così facendo si potrà realizzare un vero polo scientifico in grado di attirare interessi e investimenti anche di realtà straniere. Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, dopo aver sottolineato come i primi 150 milioni siano già entrati in un decreto legge, afferma che «la stabilità decennale dei finanziamenti c’è e siamo pronti a renderla legge»

UN PROGETTO DI COLLABORAZIONI PRESENTI E FUTURE
Lo Human Technopole sta nascendo in questi mesi su un progetto che vede il coordinamento centrale dell’IIT, l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, affiancato principalmente da ISI Foundation di Torino e la Fondazione Edmund Mach di Trento. Centrale anche il pieno coinvolgimento delle realtà territoriali di Milano, a partire dalle tre università, la Statale, la Bicocca e il Politecnico; il contributo della città è importante anche grazie al supporto dalla rete di eccellenza dell’IRRCS e della research hospital che fortemente caratterizzano il capoluogo lombardo.
Quello che rappresenterà il nuovo polo scientifico, come sottolinea Cingolani, sarà il più lontano possibile da «un single institute show», se si vuole essere leader in un contesto di ricerca e di produzione scientifica in cui «i più forti al mondo si son dovuti mettere insieme, va da sé se serve la clinica, la supertecnologia, la chimica, i computers, la nanotecnologia».
Un programma che nasce oggi dopo 110 incontri che i 7 coordinatori centrali e i 9 gruppi di lavoro hanno condiviso in 66 giorni e che ben rappresenta la natura del futuro Human Technopole: «una macchina con interconnessione tridimensionale, un piccolo cervello di scienziati, istituzioni e di persone ognuno delle quali con un ruolo ben preciso, perché nessuno può far da solo».
Mentre Matteo Renzi lancia il progetto Human Technopole, molti ricercatori si radunano alla Sapienza per dare sostanza all’appello lanciato dal fisico Giorgio Parisi “Salviamo la Ricerca italiana”. Intanto Elena Cattaneo in un intervento su Repubblica attacca il progetto del dopo Expo: “prima ancora di scegliere su cosa e chi puntare le risorse, servono una programmazione e una valutazione terza, competente e indipendente delle proposte. Questa è politica per la ricerca. Il resto è un grande spot fondato sull’improvvisazione”.
“Quella di Human Technopole è una sfida complicata e difficile, ma ciò che sta accadendo è che dopo anni di ambizioni al ribasso la possibilità di avere il meglio viene finalmente messa in cantierè. Queste parole – scrive la ricercatrice – non sono state dette ad Hamelin dal pifferaio magico. Le ha pronunciate ieri a Milano il Presidente del Consiglio, presentando il progetto a suo dire ‘petaloso’ per fare dell’ex area Expo un centro di ricerca di rilevanza mondiale. Progetto per il quale si investiranno un miliardo e mezzo di euro nei prossimi dieci anni. Risorse pubbliche, di tutti. La narrazione del premier in tema di politiche sulla ricerca fa sorgere il dubbio di essere spettatori della famosa favola dei fratelli Grimm”.

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