A Peebles, Mayor e Queloz il Nobel per la Fisica 2019

Il cosmologo James Peebles e i planetologi Michel Mayor e Didier Queloz sono stati premiati con il Nobel per la Fisica 2019 per le loro scoperte relative alla radiazione cosmologica di fondo e ai primi pianeti esterni al Sistema Solare: scoperte che hanno cambiato la nostra immagine dell'universo.
Redazione, 08 Ottobre 2019
Micron

Dalla voce del Segretario Generale, Göran K. Hansson arriva l’annuncio del premio Nobel per la Fisica 2019  che va metà a James Peebles, e per l’altra metà a  Michel Mayor e Didler Queloz, per “le scoperte teoretiche in fisica cosmologica”. 
I tre, che il 10 dicembre dalle mani del re di Svezia riceveranno la medaglia progettata dallo scultore e incisore svedese Erik Lindberg, sono stati premiati per aver dato “una nuova comprensione della struttura e della storia dell’Universo”. 
Insomma i vincitori di quest’anno hanno trasformato le nostre idee sul cosmo. James Peebles, come vedremo più avanti,  ha contribuito alla nostra comprensione di come si è evoluto l’universo dopo il Big Bang mentre Michel Mayor e Didier Queloz hanno esplorato i nostri quartieri cosmici alla ricerca di pianeti sconosciuti.

CHI SONO I VINCITORI
James Peebles è nato nel 1935 a Winnipeg, in Canada, ed è docente presso la Princeton University negli Stati Uniti. Michel Mayor è nato nel 1942 a Losanna, in Svizzera, e insegna presso l’Università di Ginevra, mentre Didier Queloz è nato nel 1966 e lavora presso all’Università di Cambridge.

GLI STUDI
Le intuizioni di James Peebles sulla cosmologia fisica hanno arricchito l’intero campo della ricerca e gettato le basi per la trasformazione della cosmologia negli ultimi cinquant’anni, dalla speculazione alla scienza. La sua struttura teorica, sviluppata dalla metà degli anni ’60, è la base delle nostre idee contemporanee sull’universo. Ma per comprendere meglio il lavoro della scienziato canadese occorre fare un piccolo ripasso.
La cosmologia moderna si basa sulla teoria della relatività generale di Einstein e presuppone un’era antica, il Big Bang quando l’Universo era estremamente caldo e denso. Uno dei primi a proporre che l’Universo iniziò con qualcosa come un Big Bang fu lo scrittore statunitense Edgar Allan Poe che nella sua poesia in prosa Eureka propone che l’inizio dell’universo da una “particella primordiale”, che poi è esplosa. Da allora, l’universo si è espanso, diventando più grande e più freddo.
Appena 400.000 anni dopo il Big Bang, l’universo divenne trasparente e i raggi di luce furono in grado di viaggiare attraverso lo spazio. Ancora oggi, questa radiazione antica ci circonda e, codificata in essa, molti dei segreti dell’universo si nascondono.
La radiazione cosmica di fondo, cioè le tracce di cosa avvenne dopo il Big Bang, fu scoperta negli anni Sessanta. Peebles capì che la temperatura della radiazione potesse fornire informazioni utili su quanta materia si fosse creata dopo il Big Bang. Negli anni seguenti, la radiazione cosmica di fondo avrebbe permesso di portare avanti importanti ricerche per stimare con più precisione l’età dell’Universo, la quantità di materia che contiene e provare a ipotizzare che fine farà tutto ciò che abbiamo intorno, prima o poi.
Quello che osserviamo però è solo una parte di ciò che esiste, ma la composizione di questa materia oscura continua a essere un grande mistero. Nel 1982, Peebles ipotizzò che ci fossero particelle pesanti e leggere di materia oscura che aiutano la materia a restare insieme. Queste particelle non sono mai state osservate, ma dai modelli teorici sappiamo che dovrebbero costituire circa il 26% di tutta la materia e che non interagiscono direttamente con la materia conosciuta. Ad oggi, la materia oscura e l’energia oscura sono due dei più grandi misteri con i quali si confrontano i cosmologi.
L’altra metà del Nobel verrà divisa fra gli svizzeri Mayor e Queloz, che hanno s aperto un’altra porta sull’universo, altrettanto sorprendente, dimostrando che il nostro Sistema Solare non è affatto unico né un’eccezione . Nel 1995 i due astronomi svizzeri hanno scoperto infatti il primo esopianeta, in orbita intorno alla stella 51 Pegasi e chiamato 51 Pegasi b. Era un gigante gassoso simile a Giove. Da allora nuovi pianeti sono stati scoperti con i telescopi basati a Terra e poi con i telescopi spaziali, come Hubble e i cacciatori di pianeti Kepler e Tess, entrambi della Nasa: è stata una vera e propria esplosione di scoperte che in poco più di 20 anni ha permesso di scoprire oltre 4.000 pianeti extrasolari. Molti di questi sono giganti gassosi come 51 Pegasi b, ma stanno diventando sempre più numerosi i pianeti rocciosi simili alla Terra.  “Oltre 4mila esopianeti sono stati osservati nella Via Lattea – ha spiegato l’Accademia dei Nobel – con un’incredibile varietà di dimensioni, forme e tipi di orbite”.

Fonte: Nobel Prize

I tre premiati di oggi oltre alle loro ricerche e scoperte hanno un merito ulteriore: aver portato in un nuovo paradigma la cosmologia, un tempo un campo pieno di speculazioni infondate e di pochi dati. Ora invece è una scienza matematica esatta, dove le osservazioni sono sempre più accurate. L’era della scoperta non è finita.Man mano che le misurazioni diventano più precise, è probabile che si verifichino fenomeni nuovi e imprevisti e Peebles, per primo, ci ha indicato la strada come scoprirli.

Domani tocca al Nobel per la Chimica, finora, rispetto allo scorso anno, nessuna donna è stata premiata. Gli italiani? Chissà, la settimana è ancora lunga.

(articolo in aggiornamento)

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