Non c’è pace per il fratino

Ci risiamo. Come avevano previsto gli ornitologi italiani, il tanto discusso Jova Beach Party avrebbe aperto la strada ad altri concerti in spiaggia, proprio in quelle lingue di sabbia naturali e seminaturali dove nidifica il fratino. Era questione di tempo e sicuramente qualcuno si sarebbe fatto avanti. Quel giorno purtroppo è arrivato.
Francesca Buoninconti, 24 Dicembre 2019
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Stavolta a mettere in pericolo la nidificazione del fratino potrebbe essere la società Hi Rivera che ha chiesto al comune di Rimini di utilizzare proprio una delle spiagge libere (e delle tappe più criticate) del tour di Lorenzo Cherubini: la colonia Bolognese di Rimini, quella in cui la sera del famoso concerto è sparito uno dei tre pulli di fratino. Come se non bastasse, la Hi Riviera ha richiesto l’utilizzo dell’area demaniale sulla quale allestire la “Beach Arena” dal 20 giugno al 14 luglio 2020: nel pieno del periodo di nidificazione del fratino. Gli ornitologi dell’AsOER – Associazione Ornitologi dell’Emilia Romagna sono già scesi in campo per evitare il peggio. E a loro si sono uniti Lipu, Italia Nostra e ovviamente tutti gli ornitologi membri del Comitato Nazionale per la Conservazione del Fratino.

La storia è iniziata quando il comune di Rimini ha redatto un avviso pubblico indicando un periodo ben preciso per l’uso della spiaggia: dal 15 luglio e al 25 agosto, comprese le fasi di montaggio e smontaggio delle strutture. Un periodo tutto sommato che esclude i mesi di giugno e di metà luglio, la fase più critica per la schiusa delle uova. La Hi Rivera avrebbe dunque chiesto uno strappo a questa regola che mette a serio rischio la stagione riproduttiva del fratino. Ma l’amministrazione comunale pare non aver storto troppo il naso: per tutta risposta ha semplicemente pubblicato un nuovo avviso in cui chiedeva alla cittadinanza di esplicitare le eventuali rimostranze e osservazioni entro il 5 dicembre o addirittura di presentare “domande concorrenti che dovranno essere corredate da relazione tecnico descrittiva e planimetria”. Insomma una follia.

“Dopo le vicende della passata stagione estiva in cui anche buona parte dell’opinione pubblica aveva sposato e capito la causa del fratino, e si era attivata anche l’Amministrazione comunale di Rimini nelle persone dell’Assessore Anna Montini e della Dott.ssa Catia Caprili” racconta a micron l’ornitologo Roberto Tinarelli, presidente dell’AsOER “pensavamo che l’amministrazione comunale avesse compreso l’importanza e l’interesse ecologico della specie, i fattori antropici che minacciano il successo riproduttivo e anche i loro obblighi per la tutela della specie. Ma pare non sia così. È assurdo che si avallino iniziative del genere, tanto più nel pieno del periodo di nidificazione del fratino, che qui di solito arriva fino a fine luglio. Vuol dire che non si è capito nulla” continua Tinarelli. “Per fortuna ce ne siamo accorti in tempo e abbiamo risposto all’avviso”.

Dopo l’esperienza del Jova Beach, la promessa dei dirigenti comunali – almeno a parole – era quella di proteggere questi piccoli pennuti. Nell’ipotesi più ottimistica si sperava di costruire un’area di “riequilibrio ecologico”, come ce sono altre in Emilia Romagna. Cioè “zone di interesse naturalistico che i comuni propongono alla Regione come aree da proteggere e su cui poi si applicano dei vincoli effettivi” spiega Tinarelli. “La spiaggia della colonia bolognese è un tratto di circa un chilometro, che va dalla linea di costa più meridionale di Rimini a quella più settentrionale di Riccione ed è attraversata dalla foce del torrente Marano. Proprio in questo lembo di costa, sin dal 2008, i fratini hanno provato a nidificare ogni anno. Spesso senza successo, perché le uova non arrivavano alla schiusa o i pulli non arrivavano a involarsi. Ma dal 2018 ce l’hanno fatta a riprodursi con successo ed è nostro dovere far sì che non perdano più nidi e pulli. Senza contare che l’area è utilizzata tutto l’anno dai fratini e altre specie di limicoli che passano l’inverno qui”.

In Emilia Romagna restano ancora 30-40 coppie di fratini. Ma nella metà degli anni novanta si contavano fino a 270 coppie. L’Emilia Romagna non è l’unica regione in cui i fratini vivono anni difficili. Infatti, in media, solo nell’ultimo decennio l’Italia ha visto scomparire il 50% dei “suoi” fratini, che oggi sono classificati come specie “in pericolo” (EN), minacciati da “ogni forma di degrado ambientale, quali urbanizzazione delle coste, l’erosione dei litorali sabbiosi e il disturbo arrecato da attività turistiche e ricreative” dall’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Proprio per questo il fratino è tutelato dalla Direttiva Uccelli (79/409/CEE) ed è inserito nell’elenco di specie per cui sono previste speciali misure di conservazione della popolazione e dell’habitat: all’articolo 5 è fatto esplicito divieto anche solo di “disturbarli deliberatamente in particolare durante il periodo di riproduzione”.

Ma Hi Rivera e il comune di Rimini, con questo andazzo, sembrano aver preso la questione sottogamba. E infatti il 4 dicembre l’AsOER si è trovata costretta a consegnare al comune una lunga lettera di rimostranze, elencando anche tutte le leggi e le disposizioni in merito a dune, fratini e responsabilità penali delle parti. Nella lettera dal titolo “Tutela del sito di nidificazione del fratino a Rimini”, l’AsOER ha anche ricordato al comune riminese la chiara posizione che gli ornitologi italiani hanno preso in occasione del XX Convegno Italiano di Ornitologia, quando hanno approvato all’unanimità una risoluzione sull’impatto dei grandi eventi sul fratino, chiedendo che non vengano svolti eventi che prevedono consistenti afflussi di pubblico negli ambienti costieri frequentati o potenzialmente utilizzabili da questa specie o da altre tutelate allo stesso modo.

E dunque, come già aveva fatto in occasione del Jova Beach Party, l’AsOER chiede “che non venga concesso alcuno spazio per lo svolgimento di eventi pubblici nel tratto di spiaggia antistante la colonia Bolognese e che l’area venga tutelata dall’Amministrazione comunale in modo da garantire la nidificazione con successo riproduttivo del fratino, ottemperando così alle indicazioni della Direttiva comunitaria sulla conservazione degli uccelli selvatici e creando una zona di sicuro interesse per il turismo naturalistico che costituirebbe anche una grande opportunità per l’Amministrazione comunale di riqualificazione della zona e di diversificazione dell’offerta turistica”.

Se poi vogliamo dirla tutta, la spiaggia libera si chiama così e tale dovrebbe restare: non è uno spazio dove infilare liberamente concerti uno dietro l’altro, ma uno spazio da tutelare, libero – per quanto si può – da un massiccio afflusso di persone. Ricordiamoci anche che, sebbene l’estate e la primavera siano i periodi più critici, le spiagge seminaturali come la colonia Bolognese vengono utilizzate tutto l’anno non solo dai fratini che svernano in Italia, ma anche da un’altra serie di specie marine o di limicoli. Insomma ne dovremmo avere cura tutto l’anno. A questo aggiungiamoci che la tutela del fratino – e con lui dei litorali naturali e seminaturali – è l’unica azione da intraprendere in tempi di cambiamenti climatici e di innalzamento dei mari se si vuole provare ad arginare il fenomeno dell’erosione costiera. La scienza, gli ornitologi e i fratini lo sanno. Chissà l’amministrazione comunale di Rimini da che parte sceglierà di stare.

 

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