Olocene, Antropocene…dove siamo?

Abbiamo cambiato il mondo. E a partire dalla rivoluzione industriale lo abbiamo fatto in una misura e con un ritmo tali da giustificare, secondo una parte del mondo scientifico, l’entrata ufficiale in una nuova epoca geologica: l’Antropocene.
Tina Simoniello, 09 Febbraio 2016
Micron
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Giornalista freelance

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Abbiamo cambiato il mondo. E a partire dalla rivoluzione industriale lo abbiamo fatto in una misura e con un ritmo tali da giustificare, secondo una parte del mondo scientifico, l’entrata ufficiale in una nuova epoca geologica: l’Antropocene. A favore della formalizzazione dell’Antropocene sono state raccolte prove, stratigrafiche e non, la cui valutazione spetta ai geologi che entro la fine dell’anno decideranno se formalizzare o no questa nuova Epoca segnata dalle attività umane. Nel frattempo c’è anche chi si domanda quale sia il significato, e l’utilità, di un suo riconoscimento formale.
Le stagioni – e non solo le mezze – non sono più le stesse. Non sono più gli stessi il suolo e il paesaggio, l’atmosfera, l’acqua, il ghiaccio: l’attività umana ha lasciato e sta lasciando una firma pervasiva e persistente sulla Terra. Certamente non è un processo iniziato oggi, ma è in tempi recenti che l’accelerazione con la quale gli esseri umani hanno modificato, e stanno modificando, il Pianeta è sensibilmente aumentata.
Ma non è in discussione qui se la Terra sia cambiata, o quanto velocemente: che l’uomo tecnologico abbia modificato ogni ecosistema e che lo abbia fatto negli ultimi secoli a velocità notevole è – come dire – pacifico. Così come è sotto gli occhi di tutti che molti dei cambiamenti dovuti alle attività umane sono del tutto nuovi. Basti pensare alla cementificazione, o all’immissione negli ecosistemi di materiali sintetici come la plastica. Piuttosto, la domanda ora è: questo tempo, il nostro tempo, caratterizzato da un impatto umano così massiccio merita di essere riconosciuto e definito come una nuova era geologica? Insomma la trasformazione da noi operata è tale da giustificare l’uscita definitiva dall’Olocene, iniziata poco meno di 12 mila anni fa e l’entrata ufficiale e formale del Pianeta in un nuovo periodo geologico, l’Antropocene? Lo diciamo subito: la risposta al quesito, sul quale è in corso un vigoroso dibattito, la avremo alla fine del 2016, quando i geologi della ICS, International Commissiono of Stratigraphy che hanno il compito di misurare e scandire la storia del Pianeta (geocronologia) pronunceranno il loro verdetto. Nel frattempo però se ne può discutere…

ANTROPOCENE, OLOCENE… MA DOVE SIAMO?
Non più di qualche settimana fa Science ha ospitato il lavoro di un gruppo di geologi dell’università di Leicester e del British Geologica Survey. Per gli autori, ci sarebbero prove sufficienti (stratigrafiche e non soltanto) per dimostrare che sì, l’impatto dell’umanità sull’atmosfera, sugli oceani, sul suolo, sulle specie viventi eccetera, è stato così evidente e ha apportato cambianti così del tutto nuovi, che l’Olocene si potrebbe considerare chiusa, e una nuova epoca geologica, già in corso, potrebbe essere formalizzata.

LE PROVE DELL’ANTROPOCENE
In effetti – ragionano più nel dettaglio gli autori contattati dalla stampa generalista internazionale – la scala e il tasso di variazione su misure quali la concentrazioni di CO2 e di metano nell’atmosfera sono oggi più significative e più veloci di quanto non siano mai strati dall’inizio dell’Olocene.
Abbiamo introdotto, e continuiamo a farlo, materiali sintetici completamente nuovi nella storia degli esseri umani che qualcuno, pensando ai futuri geologi, ha efficacemente definito tecno fossili: la plastica, con 300 milioni di tonnellate prodotte ogni anno è praticamente onnipresente in ogni corso d’acqua e oceano. E il cemento: tutto quello mai utilizzato nella storia è stato prodotto negli ultimi 20 anni. E poi l’alluminio: 500 milioni di tonnellate prodotte negli ultimi 65 anni.
Grazie all’uso massiccio di fertilizzanti, l’azoto e il fosforo nei suoli sono raddoppiati nel giro di pochi decenni: secondo alcuni studi abbiamo avuto nel corso del XX secolo il maggiore impatto sul ciclo dell’azoto degli ultimi 2,5 miliardi di anni.
Passando dal suolo al territorio: oggi possiamo considerare selvaggioil 25 per cento della superficie del Pianeta libera dai ghiacci, contro il 50 per cento di tre secoli fa, il che comporta ricadute inevitabili sui tassi di estinzione delle specie faunistiche e floristiche: stando ad alcune previsioni la Terra rischierebbe una sesta estinzione di massa, e ferme restando le tendenze attuali assisteremmo nei prossimi secoli all’estinzione del 75 per cento delle attuali specie. Ma probabilmente la traccia più chiara che gli esseri umani hanno impresso nella storia geologica del Pianeta è la presenza degli isotopi radioattivi rilasciati dai test nucleari degli anni ‘50 e ’60, a proposito dei quali dice infatti Colin Waters, geologo del British Geological Survey   e co-autore dello studio di Science: «Potenzialmente il segnale di origine antropica più diffuso e globale è il fallout di test di armi nucleari (…). Probabilmente – continua – un buon candidato (….) per giustificare una nuova epoca (…). Lo troviamo nel ghiaccio: estraendo in Groenlandia una carota di ghiaccio, possiamo dire dove sta l’inizio dell’Antropocene».

QUANDO È INIZIATA L’ANTROPOCENE?
Il termine Antropocene è stato coniato negli anni ’80 dal biologo Eugene Stoermer, ma lo ha reso famoso nel 2000 Paul Crutzen, Nobel per la chimica, intitolando Benvenuti nell’Antropocene un suo fortunato volume.
Ma se la storia della parola è nota, e se anche Crutzen dava il benvenuto alla nuova epoca geologica all’inizio del terzo millennio, in realtà non c’è accordo su quando collocare l’inizio dell’Antropocene . Le ipotesi sono infatti più di una.
Per gli autori dell’articolo di Science la Terra si potrebbe considerare entrata nell’”Epoca dell’Uomo” nel dopoguerra, col progresso tecnologico («Prima di allora era cavallo e carretto a trasportare cose in giro per il Pianeta…», leggiamo su The Guardian le parole di Waters ) e più in particolare con i primi esperimenti nucleari USA nel deserto del New Mexico, che hanno disseminato il nostro di mondo, con un picco raggiunto a metà degli anni ’60, di atomi radioattivi. Secondo altri studiosi l’Antropocene andrebbe fatta iniziare invece nel 1492, con il viaggio americano di Colombo e il conseguente scambio di specie biologiche, via mare e ad opera di uomini, per la prima volta su ampia scala e su grandi distanze.
Per altri l’Olocene sarebbe finita con la diffusione dell’agricoltura, nata circa 10mila anni fa in Medio Oriente. Infine l’inizio dell’Antropocene si potrebbe far coincidere con la rivoluzione industriale, in pratica col vero incipit del cambiamento climatico, così come oggi lo conosciamo e sperimentiamo. Ma a parte la collocazione dell’Antropocene sulla linea del tempo, qualcuno si è anche interrogato sul significato dell’ufficializzazione di una nuova era geologica. Insomma, in fondo, perché formalizzare un’epoca geologica che si potrebbe considerare una fase “culturale” della storia dell’Uomo, un po’ come il neolitico, tanto per capirci…

UNA QUESTIONE FORMALE? NON PROPRIO….
Phil Gibbard, geologo di Cambridge, inizialmente tra coloro che hanno istituito il gruppo di lavoro che esamina la formalizzazione dell’Antropocene, ha riferito al The Guardian di non capire l’utilità di dichiarare l’esistenza di una nuova epoca geologica, nella quale siamo completamente immersi. «Questo non vuol dire che io altri miei colleghi siamo negazionisti del cambiamento climatico o cose del genere. Noi riconosciamo appieno i punti: i dati e la scienza ci sono – ha tenuto a sottolineare. Quello che ci domandiamo è quale sia la filosofia, e l’utilità».
Secondo Waters se l’ICS votasse per l’ufficializzazione dell’Antropocene, per esempio il mondo potrebbe comprendere meglio, chiaramente e inequivocabilmente, la scala, la misura dell’impatto dell’umanità sulla Terra. La gente – dicono gli autori dello studio – è oggi ben consapevole del cambiamento climatico Ma il cambiamento climatico è solo un aspetto delle modificazioni in corso sulla Terra. Ufficializzare l’Antropocene come era geologica è come dire a tutti che gli umani non stanno modificando solo l’atmosfera, ma anche gli oceani, il ghiaccio, la composizione e il numero delle specie…

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