Per salvare il clima serve la spinta della società civile

Con Jeremy Tamanini, cofondatore del centro di ricerca ambientale Dual Citizen di Washington, abbiamo dialogato sui temi dei cambiamenti climatici, della citizen science, delle strategie che le grandi multinazionali devono sviluppare per aumentare la sostenibilità dei processi produttivi migliorando così l’impronta ecologica.
Silvia Zamboni, 09 Dicembre 2016
Micron
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Giornalista scientifica

Intervenendo al convegno di apertura degli Stati Generali della Green Economy, Jeremy Tamanini, cofondatore del centro di ricerca ambientale Dual Citizen di Washington, ha insistito sulla necessità di un’azione dal basso da parte della società civile motivandola con il fatto che «l’accordo raggiunto a Parigi con la COP 21 è molto positivo, ma non basta, come dimostrano molte proiezioni scientifiche. Infatti, anche se, ed è un “se” gigantesco» ha sottolineato con forza Tamanini «i governi nazionali centrassero gli obiettivi che si sono impegnati a raggiungere, la temperatura media terrestre alla fine del secolo aumenterebbe lo stesso di quasi 3 gradi e mezzo, il che è assolutamente troppo. Abbiamo quindi bisogno di una forte iniziativa dal basso che parta dalla società civile, oltre che dal settore imprenditoriale e dalle città. L’Italia vanta una consolidata tradizione di civismo in campo ambientale, per cui ci sono le condizioni ideali perché il mondo associativo si mobiliti compatto e intensifichi la pressione sul governo italiano per spingerlo a porsi degli obiettivi più ambiziosi. Una necessità, comunque, che non riguarda solo l’Italia, ma il mondo intero».

In particolare, nel Suo intervento, Lei ha sottolineato la centralità del ruolo degli studenti.
Gli studenti possono giocare un ruolo chiave nel diffondere consapevolezza su questi temi, anche con proteste e manifestazioni. Ma più importante ancora è che in Italia, come nel resto del mondo, vengano aggiornati i percorsi universitari introducendo materie come sviluppo sostenibile, green economy, clima ed energie pulite; diversamente, in futuro non disporremo delle conoscenze necessarie per diffondere stili di vita sostenibili nella vita privata come in quella professionale, né avremo lavoratori esperti in questi campi strategici.

Dal punto di vista dell’impegno delle imprese, quali richieste ritiene necessario avanzare?
Alle imprese si chiede di aumentare la sostenibilità dei processi produttivi migliorando l’impronta ecologica non solo nell’ambito della propria attività ma lungo l’intera filiera produttiva, comprese eventuali filiali o fornitori esteri in paesi dove le norme ambientali non sono così avanzate come in Italia. Apple, Google, Patagonia sono esempi di imprese americane che si stando già muovendo in questa direzione.

Lei ha anche affermato che, a vario titolo, siamo tutti  investitori, per cui è importante  che scegliamo canali d’investimento coerenti con la sostenibilità e il contrasto dei cambiamenti climatici.
Quella degli investimenti è una nuova frontiera a cui badare. Anche il piccolo investitore deve pretendere che il suo portafoglio titoli sia sottoposto ad una innovativa analisi ESG, ossia basata su parametri ambientali, sociali e di governance e non limitata, pertanto, alla valutazione dei livelli di rischio e rendimento. In altre parole, bisogna conoscere e dare peso anche alle performance ambientali, sociali e alla governance delle imprese in cui investiamo. Prendiamo Apple: in termini di rischio e rendimento è una garanzia. Come azionista devo però anche chiedere che impegni abbia preso sia in campo ambientale per ridurre le emissioni di gas serra lungo tutta la filiera produttiva, sia in campo sociale per garantire migliori condizioni di lavoro negli stabilimenti in Cina, e quali buone pratiche stia adottando in materia di governance.

E rispetto a grandi player strategici come i fondi pensione che fare?
Il singolo pensionato dai gestori deve pretendere di ricevere garanzie sia sotto il profilo del rendimento economico sia della sostenibilità ambientale e sociale. Non è più lecito né vero oggi accampare la scusa che si possa ottenere o l’una o l’altra cosa: occorre pretenderle entrambe.

Ci sono esempi negli Usa che vanno nella direzione di questa strategia win-win?
Si stanno moltiplicando i  fondi di investimento legati alla green economy. E ci sono fondi per le pensioni dei dipendenti pubblici, come quello di New York, che adottano l’ESG proprio grazie alle pressioni dei sottoscrittori che hanno fatto della sostenibilità ambientale una priorità

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