Piante aliene invasive: perché è importante avviare un’attività di horizon scanning

Il miglior modo per contrastare la comparsa di piante aliene è un controllo del territorio che ne permetta il precoce rilevamento. Purtroppo un monitoraggio a 360° è costoso e verosimilmente non attuabile. Per questo, un ruolo chiave è svolto dai protocolli di horizon scanning che possono favorire l’ottimizzazione delle attività di controllo.
Daniela Gigante, 03 Aprile 2020
Micron
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Università degli studi di Perugia

Le piante “aliene” (o non native, “alloctone”, “esotiche”) sono specie vegetali giunte in un territorio esterno al loro areale nativo non grazie a vettori ambientali (quali, ad esempio, il vento, l’acqua, gli animali) ma perché trasportate, intenzionalmente o meno, dagli esseri umani.
Si possono distinguere aliene “casuali”, “naturalizzate” e “invasive” in base al livello di insediamento e autonomia riproduttiva che mostrano le rispettive popolazioni.
Nel primo caso si tratta di piante che, pur essendo in grado di crescere al di fuori del proprio areale naturale, non danno origine a popolazioni che si auto-sostentano; sono invece considerate naturalizzate quelle specie in grado di riprodursi e formare popolazioni abbastanza stabili, in grado di auto-sostenersi per almeno 10 anni senza intervento umano diretto.

Usiamo infine l’epiteto di “specie aliene invasive” (invasive alien species, o IAS) per quelle entità che danno origine a popolazioni non solo stabili ma anche numerose e con un marcato potenziale di diffusione, a danno di altre specie (native) con le quali entrano in competizione. Tra le IAS, vengono definite ‘trasformatrici’ quelle specie che hanno addirittura l’effetto di modificare le caratteristiche ecologiche degli habitat su superfici di estensione non trascurabile. Si tratta di una terminologia derivata dalle fonti più autorevoli a livello europeo (Richardson et al. 2000), e ormai recepita anche a scala nazionale (Celesti-Grapow et al. 2009, 2010a, 2010b).

Un importante aspetto da tenere in considerazione è anche il tempo trascorso dall’epoca in cui è avvenuta l’introduzione (il cosiddetto periodo di residenza), in base al quale distinguiamo le Archeofite, specie aliene naturalizzate introdotte in Europa prima della colonizzazione dell’America (per convenzione approssimata all’anno 1500) – e secondo alcuni autori ormai parte integrante della flora locale – e le “Neofite”, introdotte successivamente a tale data.
Negli ultimi decenni la problematica delle specie aliene e in generale delle “invasioni biologiche” è emersa come importante oggetto di ricerca dando origine a una disciplina autonoma, anche in conseguenza dei crescenti tassi di introduzione di specie aliene in Europa, ed è oggi ampiamente riconosciuta come una componente importante del cambiamento ambientale globale indotto dalla specie umana (DAISIE, 2009). Le invasioni di piante aliene possono infatti produrre importanti effetti sulla biodiversità: occupazione di spazi e nicchie ecologiche, competizione per risorse indispensabili (acqua, luce, nutrienti…) a danno delle specie autoctone, alterazioni ambientali, modificazioni strutturali e fisionomiche delle comunità vegetali e persino della geomorfologia. Negli ultimi anni in Europa le principali IAS di rilevanza unionale sono state ufficialmente individuate nel Reg. UE 2016/1141, aggiornato dal Reg. UE 2017/1263 e, recentemente, dal Reg. UE 2019/1262. Si tratta di 36 entità, di cui 20 sono presenti in italia (Tab. 1).

Di queste, al momento solo Ailanthus altissima risulta segnalata in territorio umbro, una piaga ormai ben nota, ampiamente diffusa e di difficile (se non impossibile) eradicazione. Delle altre specie, sono note numerose indicazioni per le regioni limitrofe (Fig. 1). È importante diffondere notizie, informazioni e immagini che consentano il riconoscimento di queste IAS anche da parte dei cittadini non specialisti, i quali potrebbero svolgere un ruolo chiave nella segnalazione precoce di tali entità.

Attualmente la situazione umbra non sembra essere eccessivamente critica: considerando i dati più recenti sulla flora italiana (Bartolucci et al., 2018; Galasso et al., 2018), l’Umbria vanta il record nazionale per il più basso tasso di IAS note per la regione, pari allo 0,5% rispetto al totale delle specie vegetali presenti.
Al contrario, la Lombardia presenta il valore più alto (3,2%; Fig. 2). Tuttavia, l’assenza di segnalazioni potrebbe semplicemente derivare da una scarsa attività di monitoraggio del territorio regionale. Inoltre, l’attuale situazione potrebbe repentinamente cambiare, considerato che molte di queste entità hanno un forte potenziale invasivo e non esistono barriere fisiche o ecologiche che rendano l’Umbria immune alle invasioni. Il miglior modo per contrastare la comparsa di piante aliene è un controllo del territorio che ne permetta il precoce rilevamento. Purtroppo un monitoraggio a 360° è costoso e verosimilmente non attuabile. Per questo, un ruolo chiave è svolto dai protocolli di horizon scanning che possono favorire l’ottimizzazione delle attività di controllo.

Secondo la definizione data dall’OECD, con horizon scanning si intende una tecnica atta a rilevare i primi segni di sviluppi di un processo potenzialmente importanti attraverso l’analisi di problemi e tendenze persistenti così come di questioni nuove e impreviste. Mediante una disamina preliminare di tutte le fonti disponibili che contribuiscono a delineare uno scenario è possibile sviluppare strategie per anticipare gli sviluppi futuri di un certo fenomeno e indirizzare le linee di intervento verso quelle che si delineano come priorità.
Nel caso delle IAS, la definizione delle priorità passa attraverso l’analisi sistematica del rischio potenziale di invasione e ha come scopo principale quello di ottimizzare gli sforzi di monitoraggio.

Queste le principali componenti da considerare:
ecologia della IAS, in particolare biologia della riproduzione e della germinazione, esigenze ecologiche nell’areale nativo (suolo, microclima, idrologia, comunità vegetale, fase dinamica, ecc.);
provenienza geografica e storia dell’invasione;
• percorsi e vettori di introduzione, tempo di residenza e modalità di diffusione;
invasività e livello di impatto sull’ambiente fisico, sulle comunità vegetali e animali, sugli ecosistemi, sulla salute umana.

Sulla base del quadro così delineato è quindi possibile procedere a una prioritizzazione delle IAS ai fini del monitoraggio e della gestione, nonché a una zonizzazione del territorio (in chiave ecosistemica, biogeografica o di uso del suolo) in funzione della diversa suscettibilità all’invasione. Un concetto di particolare importanza è proprio quello di “invasibilità” di un habitat, ovvero la sua vulnerabilità all’invasione da parte delle IAS. Diversi habitat e fitocenosi possono essere più esposti di altri all’invasione e mostrare diversi gradi di resistenza/ resilienza. Ad esempio, è ampiamente dimostrato che tra gli habitat maggiormente a rischio di invasione ci sono quelli caratterizzati da un certo grado di disturbo. Questo è vero sia nei casi, facilmente comprensibili, di disturbo di origine antropica (come avviene negli ambienti ruderali o suburbani), sia nel caso di alcuni ambienti, quali gli habitat umidi e i sistemi dunali che, per caratteristiche intrinseche, sono soggetti a frequenti eventi di alterazione e disturbo per cause del tutto naturali (Viciani et al. 2019). Con riferimento all’All. I alla Dir. 92/43/CE, in Umbria i tipi di habitat di interesse comunitario maggiormente vulnerabili alle invasioni sono i seguenti:
• Habitat 3120 e 3130 – comunità annuali di piccole ciperacee delle sponde temporaneamente in emersione (Nanocyperion flavescentis);
Habitat 3140, 3150 – comunità idrofitiche flottanti e radicanti (alleanze Lemnion minoris, Potamion pectinati, Nymphaeion albae, Ceratophyllion demersi, Charion canescentis, Charion vulgaris, Charion fragilis);
Habitat 3240, 92A0 – comunità riparie a dominanza di salici e pioppi (alleanze Salicion elaeagni, Salicion albae, Populion albae);
Habitat 3270 – comunità annuali di megaforbie subnitrofile dei substrati fangosi in temporanea emersione (Bidention tripartiti);
Habitat 6430 – comunità di orlo (Convolvulion sepium, Petasition officinalis, Calthion, Bromo ramosi-Eupatorion cannabini, Aegopodion podagrariae, Galio-Alliarion petiolatae, Impatienti noli-tangere-Stachyon sylvaticae, Conio maculati- Sambucion ebuli).

La conoscenza dell’ecologia, delle esigenze biologiche, dell’effettiva vicinanza, dei vettori e dei potenziali habitat di elezione delle specie aliene invasive permette di focalizzare l’attenzione su porzioni più ristrette di territorio, ottimizzando il rapporto costi-benefici del monitoraggio. È evidente come informazioni di questo tipo possano permettere di “scandagliare l’orizzonte” in modo consapevole, orientare le attività di controllo ai casi di rischio effettivo di invasione e rendere efficaci le attività di early warning, mettendo a frutto le risorse spesso esigue dedicate alla tutela dell’ambiente e della biodiversità.

Bibliografia
Bartolucci F., Peruzzi L., Galasso G., Albano A., Alessandrini A., Ardenghi N.M.G., …, Conti F., 2018. An updated checklist of the vascular flora native to Italy. Plant Biosystems 152(2): 179-303.
Galasso G., Conti F., Peruzzi L., Ardenghi N.M.G., Banfi E., Celesti-Grapow L., …, Bartolucci F., 2018. An updated checklist of the vascular flora alien to Italy. Plant Biosystems 152(3): 556-592.
CABI, 2019. Invasive Species Compendium. Wallingford, UK: CAB International. www.cabi.org/isc.
Celesti-Grapow L., Alessandrini A., Arrigoni P. V., Assini S., Banfi E., Barni E., …,  Blasi C., 2010a. Non-native flora of Italy: Species distribution and threats. Plant Bios., 144(1): 12-28.
Celesti-Grapow L., Alessandrini A., Arrigoni P.V., Banfi E., Bernardo L., Bovio M., …, Blasi C. (Eds.), 2009. Inventory of the non-native flora of Italy. Plant Biosystem, 143 (2): 386-430.
Celesti-Grapow L., Pretto F., Carli E., Blasi C. (Eds.), 2010b. Flora vascolare alloctona e invasiva delle regioni d’Italia. Casa Editrice Università La Sapienza, Roma. 208 pp.
The Plant List, 2013. Version 1.1. Published on the Internet. Available at www.theplantlist.org/ (accessed 2019 Sep 20).
Portale della Flora d’Italia, 2019. Available at http:/dryades.units.it/floritaly (accessed 2019 Sep 20)
Viciani D., Vidali M., Gigante D., Bolpagni R., Acosta A.T.R., Adorni M., …, Lastrucci L., 2009 (in press). A preliminary checklist of the alien vegetation in Italy. Plant Sociology, 56..
DAISIE. Handbook of alien species in Europe. Springer. Dordrecht, Netherlands. 399 pp.
Richardson D.M., Pyšek P., Rejmánek M., Barbour M.G., Panetta F.D., West C.J., 2000. Naturalization and invasion of alien plants: concepts and definitions. Diversity and Distributions, 6: 93-107.

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