Quanto è sicuro il cibo che mangiamo?

In Europa sono state riportate 5,251 epidemie infettive causate da cibo o acqua. 45,665 sono state le persone coinvolte in tossinfezioni alimentari. Sono 27 le morti causate da infezioni dovute al cibo e gli agenti che le hanno provocate sono stati in prevalenza la Salmonella o tossine. Questi sono solo alcuni dei dati prodotti nell’ultimo rapporto dell’European Food Safety Authority.
Giulia Annovi, 27 Gennaio 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

Il 65% delle più recenti epidemie mondiali ha preso origine da animali. La necessità di rafforzare la sorveglianza è confermato dall’ultimo rapporto su zoonosi e epidemie, redatto nel 2014 dallo European Food Safety Authority (EFSA) in collaborazione con lo European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC). Le segnalazioni riportate nel 2014 sono in aumento e potrebbero comunque essere una sottostima, perché la variabilità delle leggi nei singoli Stati non impone in tutti i Paesi l’obbligo di segnalazione in caso di infezione. In Europa sono state riportate 5.251 epidemie infettive causate da cibo o acqua. 45.665 sono state le persone coinvolte in tossinfezioni alimentari, una su sette delle quali ha fatto ricorso al ricovero in ospedale. Sono 27 le morti causate da infezioni dovute al cibo e gli agenti che le hanno provocate sono stati in prevalenza la Salmonella o tossine. Uova (18,2% dei casi), crostacei e molluschi (8,1%), verdura e succhi o salse (7,1%) sono i cibi più di frequente implicati in tossinfezioni alimentari, ma anche l’acqua può essere un facile vettore. La principale causa di contaminazione è la cottura insufficiente o errori in fase di preparazione degli alimenti. Gli incidenti avvengono soprattutto a livello domestico (37,3% delle segnalazioni), mentre gli esercizi pubblici sono fonti di epidemia nel 26% dei casi. Nelle mense scolastiche le infezioni si verificano meno di frequente (5,4%). Quando il contagio prende origine dal cibo, esso è contaminato per il 20,4% dei casi da virus, che superano di poco i casi legati a Salmonella (20%). Nel 16,1% delle infezioni sono coinvolte tossine batteriche, mentre alimenti contaminati da Campylobacter sono responsabili di epidemie nell’8,5% dei casi. Purtroppo nella maggioranza dei casi (29,2%) l’agente che causa l’infezione resta ignoto. Più in generale, in Europa sono stati segnalati più di 343 mila casi di malattie infettive umane, trasmesse da animali. A quelle tipicamente veicolate dagli alimenti si aggiungono infatti altre malattie, come la West Nile o la Rabbia, che con il cibo non hanno nulla a che vedere o infezioni veicolate non tramite alimenti.

Il batterio intestinale che ha causato la maggioranza delle infezioni umane resta il Campylobacter, che ha creato epidemie rilevanti in Repubblica Ceca, Slovacchia, Regno Unito e Lussemburgo. Nel cibo è stato ritrovato soprattutto in campioni di carne. I casi di Salmonella (+15,3%) sono in crescita rispetto al 2013, così come quelli di Campylobacter (+9.6%). Salmonella enteritidis e Typhimurium rappresentano il il 44.4% e il 17.4% dei casi. La carne bovina e suina sono uno dei principali vettori di tale batterio, eppure per l’uomo una delle maggiori fonti alimentari di contaminazione restano le uova e prodotti derivati. I paesi che hanno contato un maggior numero di casi di Salmonella sono stati la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Mentre questi stati hanno dichiarato un’origine interna al proprio paese per l’infezione, i casi riportati dai Paesi Scandinavi sono invece stati classificati come conseguenti a viaggi all’estero. Cipro, Grecia, Portogallo e Romania sono invece i Paesi con il più alto numero di ricoveri per salmonellosi, segno che scarsa è la sorveglianza e che è data rilevanza solo alle manifestazioni più gravi. La Listeriosi è l’altra malattia che presenta un significativo incremento rispetto al 2013, con un 30% di casi in più. I Paesi che hanno rilevato i più significativi incrementi di casi sono stati Francia, Germania, Ungheria, Paesi Bassi, Polonia e Svezia. Tra i casi segnalati, il 15% delle infezioni ha anche provocato la morte dei pazienti. A sottolineare il rischio di sviluppare condizioni patologiche gravi c’è anche la percentuale di ricoveri in ospedale, che è di gran lunga più alta rispetto agli altri casi di zoonosi. Nel cibo la Listeria è stata riscontrata soprattutto nel pesce affumicato, nel formaggio e nella carne. La verocitotossina di Escherichia coli non ha mietuto più vittime rispetto agli anni precedenti. Resta comunque una causa di infezione prevalente in paesi come Irlanda, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia. In Italia i casi di infezione a partire dal 2008 sono in costante aumento. La Yersinia è stata segnalata soprattutto nei Paesi Scandinavi, che però hanno attribuito l’origine dell’infezione a viaggi in Italia o Spagna. Irlanda, Lettonia, Polonia e Romania hanno invece registrato la maggiore percentuale di ricoveri ospedalieri. In aumento anche i casi di infezione da Trichinella, che hanno segnato un +40% rispetto al 2013, dovuto soprattutto a una più attenta segnalazione da parte di Romania e Bulgaria.

Il leggero aumento di casi di zoonosi rispetto al 2013 rispecchia un andamento che era stato riscontrato anche negli anni precedenti. Complice è di certo l’aumentata sorveglianza in tutti i Paesi europei nei confronti di certi agenti patogeni, che possono contaminare l’uomo e che si possono ritrovare in cibo, animali e mangimi. Ma non basta. Dal momento in cui sono ingenti le quantità di alimenti importati da Paesi non-europei, sottoposti a norme differenti da quelle comunitarie, è necessario aumentare la cooperazione sia a livello internazionale che tra differenti discipline. Ad esempio nel caso delle carni, nel 2013 le importazioni di pollame hanno raggiunto le 870 mila tonnellate. Se ci si limita a osservare le importazioni avvenute tra il 2008 e il 2013, le segnalazioni per agenti patogeni di natura microbiologica sono state il 33,6%, con prevalenza per le tossine di Escherichia coli e di Salmonella tra i contaminanti. La sorveglianza delle zoonosi, a causa dei diversi agenti che sono implicati, richiede integrazione e collaborazione tra diversi settori e la condivisione di dati. Competenze tecniche, considerazioni politiche e analisi economiche devono concorrere insieme al processo di sorveglianza. Il sistema di allerta di un pericolo in ambito alimentare (Rapid Alert System for Food and Feed System) è entrato a far parte dell’attuale strategia EU2020. Ma ancora spesso le discipline che si occupano della salute animale e umana faticano a collaborare in modo continuativo e integrato. A rallentare la realizzazione di progetti interdisciplinari c’è ancora la carenza di dati relativi al ritorno economico dovuto alla cooperazione tra diverse discipline, cosa che permetterebbe una migliore allocazione delle risorse.

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