Rimettere ordine all’album di famiglia

Uno studio appena pubblicato su Science Advances, afferma che le strade di Sapiens e Neanderthal si sarebbero divise molto prima di quanto pensiamo: precisamente tra 800.000 e un milione e 200.000 anni fa. Date che escluderebbero, di fatto, l’Homo heidelbergensis dalla schiera dei possibili antenati comuni a noi e ai Neanderthal. La prova di tutto sarebbe nei denti degli ominidi di Sima de los Huesos.
Micron
Micron
Giornalista scientifica

La chiamano Sima de los Huesos, “la fossa delle ossa”, per quella trentina di scheletri ritrovati al suo interno, risalenti a più di 430.000 anni fa e considerati antenati dei primi Neanderthal. Ma è diventata famosa anche per essere il luogo del primo omicidio documentato della storia dell’umanità. Ebbene, sarebbe proprio questa misteriosa grotta sulle montagne di Atapuerca, nel nord della Spagna, a custodire la chiave per capire quando le linee evolutive dei Neanderthal e dell’uomo moderno si siano separate.
È quanto lascia intendere Aida Gómez-Robles, antropologa dell’University College di Londra, che nel suo studio appena pubblicato su Science Advances, afferma che le strade di Sapiens e Neanderthal si sarebbero divise molto prima di quanto pensiamo: precisamente tra 800.000 e un milione e 200.000 anni fa. Date che escluderebbero, di fatto, l’Homo heidelbergensis dalla schiera dei possibili antenati comuni a noi e ai Neanderthal. La prova di tutto sarebbe nei denti degli ominidi di Sima de los Huesos.
Ancora una volta, dunque, la storia evolutiva del genere Homo si complica. Ma andiamo con ordine. Come sappiamo i Neanderthal e i primi Homo sapiens– che pure hanno convissuto, si sono amati e hanno mescolato il proprio genoma – condividono un antenato comune. L’identità precisa di questo “trisavolo” e il momento in cui da questa specie si siano separate Homo neanderthalensise H. sapiens, però, sono ancora oggetto di accese discussioni tra gli antropologi. L’ipotesi più condivisa è che Homo heidelbergensis, comparso circa 600-700.000 anni fa, abbia dato origine a un antenato comune a Neanderthal e Homo sapiensattorno ai 400.000 anni fa. Ma proprio i resti umani ritrovati a Sima de los Huesos, già qualche anno fa, hanno sollevato il sospetto che un antenato comune alle due specie potesse essere comparso molto prima.
Nel 2016, infatti, con una quindicina di pagine su Nature Genetics, un nutrito gruppo di scienziati ha sospinto in un passato più lontano la comparsa di questo antenato. Per il team, Neanderthal e Homo sapiens avrebbero preso strade diverse – evolutivamente parlando – all’incirca 500.000 anni fa. Secondo Aida Gómez-Robles, però, le due specie si sarebbero separate ancora più indietro nel tempo e a dimostrarlo sarebbe la dentatura degli ominidi di Sima de los Huesos. I loro molari e premolari, infatti, sono molto piccoli e hanno diverse somiglianze con quelli dei Neanderthal più recenti, mentre sono molto diversi dai denti più larghi e primitivi dell’ultimo antenato comune con i Sapiens. Dunque la datazione proposta su Nature Genetics sembrerebbe essere troppo stretta: i molari di questi ominidi spagnoli non avrebbero avuto il tempo di evolversi.

denti

Così, Gómez-Robles si è messa all’opera e analizzando la dentatura di otto differenti specie di ominidi, tra cui anche Australopithecus afarensise Paranthropus robustus, ha cercato di capire quando noi sapiens ci saremmo dovuti separati dei Neanderthal, per dare il tempo ai denti degli ominidi ritrovati in Spagna di evolvere in questo modo.
In generale, nella storia dell’umanità, si è passati da una dentatura più grossa e robusta, a denti via via sempre più piccoli e meno taglienti. L’antropologa, quindi, si è concentrata sulla rapidità della differenziazione della dentatura nella storia evolutiva dell’uomo. E poiché il tasso di evoluzione dentale negli ominidi sembra pressoché costante nel tempo, secondo Gómez-Robles, gli ominidi di Sima de los Huesos non possono rappresentare un’eccezione.
Accettare la datazione proposta su Nature Genetics significherebbe accettare un’evoluzione dei denti accelerata, e immotivata, negli ominidi di Sima de los Huesos. Dunque il tempo necessario ai denti trovati nella grotta spagnola per acquisire le sembianze che conosciamo oggi dev’essere stato necessariamente molto più lungo. Una tale evoluzione dei denti potrebbe essere spiegata anche con altri fattori, compresa “una forte pressione evolutiva per una diversa alimentazione o per un isolamento con gli altri neandertaliani che abitavano l’Europa continentale” spiega Gómez-Robles, ma non ci sono prove. La spiegazione più semplice resta quindi il tempo. E dunque l’unica possibilità, quella che avrebbe consentito agli uomini di Sima de los Huesos di avere quei denti così speciali, è che le strade di Sapiens e Neanderthal si siano divise molto tempo prima, almeno 800.000 anni fa, se non più di un milione di anni fa. Solo così il tasso evolutivo della dentatura dei primi Neanderthal di Sima de los Huesos sarebbe paragonabile a quello trovato in altre specie.
In questo modo, però, Homo heidelbergensisnon sarebbe più un antenato comune a noi e ai neandertaliani. Insomma, se l’ipotesi di Gómez-Robles venisse confermata dal resto della comunità scientifica, ancora una volta, toccherebbe riposizionare le immagini dell’album di famiglia e ricostruire il puzzle.

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