Riscaldamento globale: parla Brian Hoskins

Sono le attività umane a causare i cambiamenti climatici? Quanto velocemente si stanno innalzando i livelli del mare e quanto è rapida la riduzione dei ghiacci artici? Ne abbiamo parlato con Sir Brian Hoskins, Chair del Grantham Institute for Climate Change all'Imperial College di Londra.
Cristina Da Rold, 04 Maggio 2016
Micron
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Giornalista scientifica

Sono le attività umane a causare i cambiamenti climatici? Il livello di C02 nell’atmosfera è senza precedenti nella storia della Terra? Quanto velocemente si stanno innalzando i livelli del mare e quanto è rapida la riduzione dei ghiacci artici? Giovedì 5 maggio a Trieste presso il Centro internazionale di fisica teorica Abdus Salam si terrà la “Salam Distinguished Lecture Series” che quest’anno sarà tenuto proprio sui cambiamenti climatici da Sir Brian Hoskins, Chairdel Grantham Institute for Climate Change all’Imperial College di Londra e professore di Metereologia all’Università di Reading. Abbiamo rivolto alcune domande al professor Hoskins.

La prima questione riguarda i dati sull’argomento: ogni anno gli scienziati sentenziano quello che dobbiamo e che non dobbiamo fare da qui al 2030 per evitare possibili scenari catastrofici. Ma, in sintesi, che cosa sappiamo veramente delle conseguenze del cambiamento climatico oggi?
Sappiamo che stiamo facendo un esperimento molto pericoloso con il nostro unico pianeta, che il riscaldamento globale esiste, e che continuare ad emettere anidride carbonica nell’atmosfera come adesso porterà molto probabilmente ad un ulteriore riscaldamento di circa 4 gradi centigradi entro la fine del secolo, che aumenterà in tutto il mondo il livello del mare.

Alcuni giorni fa Nature ha pubblicato un articolo che prende in esame le conseguenze di un modesto innalzamento della temperatura globale, intorno a 1,5 gradi centigradi, invece dei 2 gradi a cui ci siamo riferiti finora. Che cosa ne pensa? Secondo lei questa accortezza potrebbe aiutare a combattere il riscaldamento globale?
Non vi è dubbio che più riusciamo a mantenere ridotto il riscaldamento globale, minori saranno i cambiamenti climatici e il loro impatto. Un limite di 1,5 gradi potrebbe essere meglio di un limite di 2 gradi, ma ad oggi il problema è che se continuiamo come stiamo facendo, supereremo ampiamente anche i 2 gradi di aumento della temperatura. Il punto è quindi reagire il prima possibile e il più possibile su tutti i fronti per iniziare il cammino.

Si parla spesso del pericolo del global warming per gli oceani. Qual è suo il reale impatto oggi?
Gli oceani si stanno riscaldando e stanno diventando leggermente più acidi. Questo influenzerà senza dubbio la vita negli oceani, e alcune specie non saranno più in grado di vivere nel loro habitat attuale. La Grande Barriera Corallina, per esempio, ha appena subito il peggiore “sbiancamento” mai registrato a causa del calore del mare. Per non parlare dei cambiamenti della morfologia delle regioni costiere.

I dati mostrano che stiamo consumando più acqua di quanto dovremmo (per agricoltura e allevamento per esempio), ma allo stesso tempo che il livello dei mari sta aumentando. Lei pensa che processi come quello di desalinizzazione delle acque siano una possibile soluzione per il futuro?
Stiamo utilizzando acqua ad una velocità troppo elevata in modo non più sostenibile ma la desalinizzazione potrebbe sopperire a una piccola parte delle nostre richieste. Processi come questi chiedono molta energia, e se produrre questa energia implica maggiori emissioni di anidride carbonica, allora avremmo ottenuto un risultato ancora peggiore. Inoltre, l’utilizzo di acqua di mare per la desalinizzazione non ridurrebbe comunque innalzamento del livello degli oceani, dal momento che la quantità di acqua coinvolta sarebbe relativamente insignificante.

Secondo lei l’Accordo di Parigi ha fatto abbastanza?
L’accordo di Parigi è stato superlativo! Tutti i paesi del mondo hanno convenuto che il cambiamento climatico deve essere fortemente limitato, e la maggior parte di essi si è offerta volontariamente di dare un contributo significativo per il raggiungimento di questo obiettivo.

L’accordo ha permesso di mettere in atto un processo di revisione per portare a contributi maggiori sugli obiettivi concordati, e ha creato meccanismi per fornire finanziamenti per aiutare i paesi in via di sviluppo a fare la propria parte. Ovviamente questo sulla carta: la difficoltà sta ora nel riuscire a mettere in pratica questi impegni.

Se lei potesse immaginare di avere in mano le sorti energetiche del pianeta per i prossimi anni, da dove inizierebbe? Quali sono le scelte più importanti su cui i governi si dovrebbero impegnare oggi?
In realtà non credo ci sia una cosa principale su cui dobbiamo concentrarci prima di altre: dobbiamo fare progressi nella riduzione delle emissioni di gas serra in tutto ciò che facciamo. Se proprio dovessi decidere, direi che mi focalizzerei inizialmente sulla questione della produzione di energia elettrica: decarbonizzare la fornitura di energia elettrica nei paesi sviluppati e costruire sistemi a bassa elettricità di carbonio nei paesi in via di sviluppo. Si tratta forse della più urgente, perché è quella che porta a nuove possibilità negli altri settori.

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