Risolta l’ipotesi di Riemann. Anzi no

I media inglesi ne parlano da qualche giorno con grande euforia: il matematico nigeriano Opeyemi Enoch avrebbe risolto il più importante problema aperto della matematica, l'ipotesi di Riemann. Peccato, però, che la notizia pare non essere vera.
Stefano Pisani, 03 Dicembre 2015
Micron
Micron
Giornalista Scientifico

Negli scorsi giorni si era diffusa la notizia che un matematico nigeriano, Opeyemi Enoch, era riuscito a risolvere l’Ipotesi di Riemann, uno dei più complessi problemi ancora in piedi nel mondo della matematica. Formulata nel 1859 dal grande matematico tedesco Bernhard Riemann, questa congettura fa parte dei sette Problemi del Millennio per la risoluzione dei quali il Clay Mathematics Institute mette in palio un milione di dollari. Ma Enoch, docente in forze alla Federal University della città di Oye Ekiti, in Niger, ha davvero dimostrato l’ipotesi di Riemann?

IL SOSPETTO DI UNA “BUFALA”
Nonostante la notizia sia partita da testate importanti tra cui la BBC, che ha dedicato addirittura unintervista audio a Enoch, e il Daily Telegraph, la faccenda ha assunto nel corso dei giorni sempre di più i contorni della bufala. Se infatti proclami scientifici di questo genere sono visti naturalmente con iniziale scetticismo, data l’enorme complessità del problema a cui si riferiscono, nel caso di Enoch una serie di piccoli indizi ha portato i più attenti a fiutare l’inganno e ritenere molto probabile la bufala.
Innanzitutto, la fonte della storia. L’articolo che ha dato il via alle danze è quello che compare su una rivista nigeriana, chiamata Vanguard. Il testo contiene un’imprecisione abbastanza marcata, dato che parla dell’eventualità di risoluzione dell’ipotesi di Riemann come del «quarto Problema del Millennio risolto» mentre in realtà, finora, è stata dimostrata solo la Congettura di Poincaré (dal matematico russo Grigori Perelman, nel 2002). Sono poi abbastanza discutibili anche le credenziali citate di Enoch, che secondo il testo sarebbe un matematico che avrebbe in precedenza disegnato un “prototipo di silo per contadini poveri” e avrebbe scoperto una tecnica per “individuare e tracciare qualcuno durante una missione malvagia”, applicazioni abbastanza singolari. La presunta dimostrazione, inoltre, sarebbe avvenuta durante un convegno accademico, la International Conference on Mathematics and Computer Science, che avrebbe avuto luogo a Vienna, sebbene in tono troppo umile per la presentazione di un risultato di questo tipo.
Negli atti del convegno, l’intervento di Enoch è indicato come «A matrix that generates the point spectral of the Riemann Zeta function» e l’organizzatore, Nina J. Ringo (che non ha mai smesso di appoggiare Enoch, finora) è considerato dalla comunità scientifica un personaggio alquanto “pittoresco”.
Il lavoro, che si può trovare qui, è alla fine una copia di un articolo scritto da qualcuno che si chiama Werner Raab (è proprio presente il suo nome, nemmeno quello di Enoch) e se si va a consultare il sito web di Raab è vuoto e ha un solo link, alla dimostrazione della congettura di Riemann, che però non funziona e pare che non abbia mai funzionato. Il lavoro, comunque, sulla base delle metodologie utilizzate sembra non avere alcuna possibilità di arrivare a dimostrare l’Ipotesi di Riemann.
Insomma, i sospetti che si tratti di una bufala ci sono e sono veramente tanti, al punto che la BBC ha successivamente corretto il testo legato all’audio dell’intervista in senso più cauto, specificando che era stata condotta sulla base del fatto che la soluzione fornita da Enoch fosse corretta, cosa che non è stata verificata. Anche il Clay Institute, da parte sua, continua a dichiarare «non risolta» l’ipotesi e ha preso le distanze dai proclami di Opeyemi Enoch. Interpellato dal The Herald, l’Istituto ha risposto via mail tramite Naomi Kraker, rispondendo che, come da prassi, il Clay non commenta le soluzioni avanzate dei Problemi del Millennio, ma rimanda a quanto dichiarato nella pagina web relativa (con lo status che ribadisce, appunto, inesorabilmente, “non risolto” il problema).

UN PROBLEMA DALLE GRANDI IMPLICAZIONI
L’Ipotesi di Riemann è stata, nel corso del tempo, oggetto di numerosi tentativi di soluzione (alcuni possono essere trovati qui) ma finora non è mai stata provata. Si tratta di un’ipotesi sulla distribuzione degli zeri di una certa funzione chiamata tecnicamente “funzione zeta di Riemann”; uno “zero” di una funzione è il valore in corrispondenza del quale la funzione si azzera. L’eventuale dimostrazione dell’esattezza dell’Ipotesi di Riemann (secondo la quale gli zeri della funzione zeta si troverebbero su una certa retta) avrebbe importantissime implicazioni in Teoria dei numeri e in particolare sulla distribuzione dei numeri primi. Finora, infatti, non è stata ancora trovata una sorta di “regola” che ci permetta di capire come si distribuiscono i numeri primi, che sembrano sparpagliati casualmente sulla retta dei numeri naturali. Se la congettura di Riemann fosse dimostrata allora avremmo scoperto che la distribuzione segue una sorta di logica. Questa conclusione renderebbe più insicure tutte quelle protezioni crittografiche che si basano sui numeri primi a cui affidiamo la segretezza di alcune informazioni sensibili come le password delle caselle di posta elettronica o i pin dei bancomat.
L’ipotesi di Riemann è considerato il più importante problema aperto della matematica e fu inserito sia nei ventitré problemi di Hilbert (la lista presentata dal matematico David Hilbert durante il Congresso Internazionale dei Matematici l’8 agosto nel 1900, che avrebbe dovuto stimolare e indirizzare la ricerca matematica del XX secolo) che nei Problemi del Millennio, indicati dal Clay Institute nel 2000. Famosa resta una burla a cui partecipò anche il matematico Enrico Bombieri, unico italiano finora ad aver vinto la Medaglia Fields e maggiore esperto forse al mondo dell’Ipotesi di Riemann, che nel 1997 diede diffusione a un annuncio in cui si proclamava di aver risolto la famosa congettura. Annuncio che però aveva come data il primo aprile.

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