Scegliere e delegare nell’era dell’Intelligenza Artificiale

L’uso dell’Intelligenza Artificiale sempre più spesso esce dal campo delle applicazioni puramente tecnologiche per diffondersi in altri e (forse) inaspettati ambiti, come quelli di tipo psicologico e gestionale. Un recente studio ha dimostrato che, in certe situazioni, gli individui sono disposti a delegare ad algoritmi matematici le scelte sul proprio futuro e che le percezioni cognitive individuali svolgono un importante ruolo in tale disponibilità.
Romualdo Gianoli, 12 Marzo 2019
Micron
Micron
Giornalista Scientifico

In uno studio pubblicato lo scorso 20 febbraio sulla rivista online Managerial and Decision Economics, 310 soggetti (164 maschi e 146 femmine tra i 20 e i 55 anni reclutati a caso sulla piattaforma web Clickworker) sono stati messi difronte alla necessità di prendere una decisione strategica per la loro vita: scegliere un nuovo lavoro. Si tratta, chiaramente, di un contesto decisionale personale, nel quale è necessario gestire molte informazioni e dove entrano in gioco svariati fattori, oggettivi e soggettivi. Così ai partecipanti è stato detto che erano sul mercato del lavoro in cerca della loro prossima occupazione e che, anzi, avevano avuto successo in un certo numero di domande di lavoro.
A questo punto gli è stato chiesto di scegliere una fra le offerte di lavoro, per ciascuna delle quali è stato fornito un elenco di vantaggi e svantaggi. Ai soggetti, poi, è stata data la possibilità di delegare tale scelta (così personale e importante per il proprio futuro) a un algoritmo che sarebbe stato in grado di selezionare per loro la soluzione oggettivamente migliore. Ai partecipanti, dunque, restava la libertà di scegliere se delegare o no questa scelta.
Alla fine è stata ottenuta la risposta alla domanda che sta alla base dell’esperimento e che, in fondo, ne costituiva l’obiettivo: “In che modo la complessità di una scelta e la percezione che il soggetto ha della situazione in tutti i suoi aspetti, influenzano la delega delle decisioni strategiche personali agli algoritmi”?
I concetti chiave presi in considerazione dagli autori dello studio sono stati, dunque, la complessità della situazione e la consapevolezza di essa da parte del soggetto. In particolare, per quest’ultimo aspetto si è adottato un parametro specifico, la cosiddetta SA (Situational Awareness) cioè la consapevolezza situazionale, definita, secondo lo schema di Endlsey, come: “la percezione degli elementi nell’ambiente all’interno di un volume spazio-temporale, la comprensione del loro significato e la proiezione del loro status nel prossimo futuro”. In altre parole, l’SA è un parametro che riflette la comprensione individuale di una situazione e della sua evoluzione temporale futura.

SCEGLIERE O DELEGARE?
La letteratura preesistente in materia di delega decisionale in contesti strategici, ha portato gli autori della ricerca a formulare quattro ipotesi, due relative alla complessità e due all’SA.
Ipotesi relative alla complessità:
1a: quando sottoposti a contesti decisionali ad alta complessità strategica, è più probabile che i soggetti siano disposti a delegare le loro decisioni a un algoritmo;
2a: quando sottoposti a contesti decisionali a bassa complessità strategica, è meno probabile che i soggetti siano disposti a delegare le loro decisioni a un algoritmo;
Ipotesi relative alla consapevolezza situazionale (SA):
1b: quando i soggetti hanno bassi livelli di SA in un contesto decisionale, è più probabile che siano disposti a delegare le loro decisioni a un algoritmo;
2b: quando i soggetti hanno alti livelli di SA in un contesto decisionale, è meno probabile che siano disposti a delegare le loro decisioni a un algoritmo.

COME SI È SVOLTO IL TEST
I ricercatori hanno condotto il test distribuendo in modo casuale i 310 soggetti tra un gruppo di controllo e due gruppi di trattamento, operando anche una manipolazione sperimentale dei livelli di complessità all’insaputa dei soggetti. I partecipanti al gruppo di controllo sono stati esposti a un livello medio di complessità, mentre ai gruppi di trattamento sono stati assegnati livelli particolarmente alti o bassi di complessità.
In pratica, i membri del gruppo di controllo (complessità media) hanno ricevuto un elenco di 5 offerte di lavoro, valutate secondo 13 criteri, mentre al primo gruppo di trattamento (elevata complessità) è stata fornita una lista con 8 offerte di lavoro ma valutate secondo 20 criteri e, infine, al secondo gruppo di trattamento (bassa complessità) è stato fornito un elenco di soli 3 lavori, classificati secondo 6 criteri. Dopo aver effettuato la scelta, ai soggetti è stato chiesto, poi, di compilare un questionario con informazioni aggiuntive sulla loro percezione della situazione decisionale, in altre parole con i dati relativi all’AS.

RISULTATI E CONSEGUENZE
Una volta ottenute e analizzate le risposte, gli organizzatori del test hanno scoperto che, mentre la complessità della scelta non aveva avuto un impatto significativo sulla decisione di delega (facendo, dunque, cadere le ipotesi 1a e 2a), al contrario i partecipanti avevano mostrato un’elevata sensibilità ai diversi livelli di consapevolezza. Infatti, i soggetti con bassi livelli di AS erano risultati i più propensi a delegare la scelta. In altre parole, l’esito dell’esperimento ha evidenziato il peso delle percezioni cognitivenel valutare l’idoneità delle opzioni di delega decisionale e ciò indipendentemente dal livello di complessità della scelta in gioco.
Dal punto di vista degli studi teorici e della letteratura, sicuramente questo studio fornisce alle scienze della decisione una prospettiva cognitiva, perché offre nuove conoscenze sull’impatto delle percezioni soggettive rispetto alla concessione della delega decisionale agli algoritmi d’Intelligenza Artificiale.
Soprattutto, però, lo studio suggerisce due importanti implicazioni di carattere manageriale: evidenzia l’importanza delle percezioni cognitive rispetto alle opzioni di delega decisionale all’IA e mostra la necessità di valutare cautamente proprio le conseguenze dell’uso dell’IA negli scenari di delega delle decisioni. In altri termini, per le aziende si prospettano opportunità e sfide, derivanti dall’uso dell’IA in ambito decisionale.
Tra le sfide vi è sicuramente quella di identificare e realizzare un proficuo equilibrio tra processi decisionali umani e artificiali.
Viceversa, tra le opportunità, la più ghiotta è avere a disposizione un potente strumento (l’IA) per elaborare strategie (di mercato o gestionali) particolarmente efficaci nel raggiungere gli obiettivi del business.
Per quanto riguarda i possibili rischi, questo studio mostra che la delega è più allettante quando i decisori hanno SA inferiore e, quindi, delegare potrebbe essere una scelta saggia, perché l’algoritmo dovrebbe essere maggiormente in grado di prendere una decisione.
Gli stessi risultati, però, mostrano che sarà difficile per i manager che si sentono a proprio agio nel prendere decisioni da soli, accettare di appoggiarsi all’IA, anche quando questa potrebbe essere in grado di migliorare le prestazioni, il che potrebbe portare a danni o a non riuscire a sfruttare al meglio le potenzialità aziendali. Infine, forse, il rischio più grande è l’eventualità che la scelta sia delegata a qualcosa (l’algoritmo d’Intelligenza Artificiale) potenzialmente ancor meno conosciuto e compreso della questione che si vuole risolvere, con il rischio che l’elemento umano resti del tutto tagliato fuori, senza avere più alcuna voce in capitolo. Ma questa, forse, è fantascienza. Per ora.

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