Se il mondo perde gli insetti

Ricerche quantitative condotte in Germania stanno registrando una perdita di biodiversità e di biomassa degli insetti. Un fenomeno che interessa anche altre zone. Le cause? Probabilmente sono diverse e comprendono anche i cambiamenti climatici. Di sicuro sappiamo quali sono gli effetti di questo declino.
Pietro Greco, 30 Maggio 2017
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

Nel luglio del 1989, in apposite trappole, avevano raccolto oltre 900 grammi di insetti lì, nella riserva naturale dell’Orbroicher Bruch, nel nordest della Germania. Nel 2013 la raccolta dei ricercatori della Società di entomologia Krefeld, guidati da Martin Sorg, ha fruttato solo 150 grammi di biomassa. Lo stesso vale per giugno: 500 grammi nel 1989, 120 grammi nel 2013. E in agosto: 410 grammi di insetti nel 1989, 110 grammi nel 2013. I dati estesi all’intero arco dei dodici mesi parlano chiaro: in 24 anni l’Orbroicher Bruch ha perso il 78% dei suoi insetti.

Che non si sia trattato di una mera fluttuazione – capita che, in alcuni anni, la riproduzione di alcuni tipi di insetti risulti meno ricca in qualche areale – lo dimostra non solo il fatto che nel 2014 nella riserva di Orbroicher Bruch la raccolta della biomassa di insetti non sia andata meglio, ma anche e soprattutto il fatto che lo stesso drammatico calo si sia verificato in una dozzina di altre aree in Germania.

La Società di entomologia Krefeld sta effettuando misure quantitative dell’erosione della biodiversità e della biomassa degli insetti in Germania e in Europa e i risultati sono preoccupanti. In un sito, per esempio, gli entomologi tedeschi nel 1989 catturarono 17.291 insetti volanti appartenenti a 143 specie diverse della famiglia dei Sirfidi (impollinatori che somigliano alle api). Nel 2013 sono caduti nelle trappole degli entomologi solo 2.737 individui appartenenti a 104 specie.

I dati sono molto significativi. L’erosione delle specie è stata del 27%, ma quella della biomassa del 74%. Il che consente di fare alcune considerazioni abbastanza preoccupanti. Primo. In Germania è in corso un’erosione della biodiversità degli insetti, la più numerosa classe di animali che conta, in tutto il mondo, all’incirca un milione di specie diverse. Secondo. In Germania è in corso un’ancora più accentuata erosione – un vero e proprio crollo – della biomassa di insetti, ovvero degli individui che compongono una popolazione. Non solo scompaiono le specie, ma le popolazioni di ciascuna specie residua diventano, in media, sempre più sottili. Rendendo molto probabile la scomparsa di altre specie.

E non si tratta solo della Germania. Un po’ in tutto il mondo stanno scomparendo api e bombo, grandi impollinatori. In America si lamenta l’erosione delle popolazioni di farfalle monarca. Tutto ciò non costituisce una novità. La novità, puntualmente registrata da Science, è che i tedeschi hanno iniziato a dare una dimensione quantitativa a un fenomeno chiaro ma che, finora, aveva una dimensione quasi interamente qualitativo.

La domanda è: il fenomeno dell’erosione della biodiversità e della biomassa degli insetti riguarda solo la Germania o è più generale? Una domanda, purtroppo, retorica. Non è solo la Germania ad osservare il fenomeno. Tuttavia ciò non significa che l’erosione si verifichi ovunque e con la medesima intensità. In Scozia, per esempio, si sta registrando qualcosa di analogo. Ma appena più giù, in Inghilterra, le popolazioni di insetti risultano stabili da molti anni. Il motivo, sostiene qualcuno, è che l’estinzione in Inghilterra si è consumata prima che si iniziasse a misurarla. Ma, anche in questo caso, significherebbe che il declino non è necessariamente illimitato e può essere fermato.

Quali sono le cause del declino di biodiversità e di biomassa degli insetti? Non è facile dirlo. Probabilmente il combinato disposto dei cambiamenti climatici, della presenza di sostanze chimiche tossiche nei campi e di cambiamenti dell’uso del suolo agricolo. Sappiamo, però, quali sono gli effetti. I primi e i più importanti sono ecologici. Gli insetti forniscono servizi impagabili all’ambiente. Intanto la biodiversità (che è un valore in sé): in ciascun ecosistema rappresentano l’87% in media degli esseri viventi. Poi, la decomposizione. Riciclano il letame, il legno morto e le foglie cadute, le carcasse di animali. Con la loro azione di demolizione, gli insetti favoriscono l’intervento degli organismi più piccoli (acari, funghi e batteri) che completano l’opera di completo riciclaggio della materia organica, aumentando la fertilità del suolo e, anche, evitando la diffusione di germi patogeni.

Gli insetti erbivori sono spesso considerati una sciagura. E non a torto. Non a caso le cavallette sono state indicate come una delle sette piaghe d’Egitto. Tuttavia anche gli erbivori assolvono a funzioni ecologiche importanti. Intanto perché eliminano le piante più deboli. E poi perché riempiono l’ambiente di nutrienti per altri organismi.

Tutti gli insetti sono fonte di cibo per animali che sono più in altro nella catena alimentare. E, infatti, un primo effetto dell’erosione della biomassa di insetti è la riduzione delle popolazioni di uccelli. Non avendo di che mangiare, gli uccelli insettivori o migrano o muoiono. Gli insetti, ancora, disperdono nell’ambiente una serie di agenti essenziali alla dinamica di un ecosistema, come semi o persino organismi. Le formiche sono tra i maggiori diffusori di semi nell’ambiente. E, infine, non meno importante: gli insetti trasportano il polline e consentono la riproduzione delle piante.

Per tutte queste ragioni gli insetti sono indispensabili anche all’agricoltura dell’uomo. Con meno insetti la produttività nei campi diminuisce. E questo succede proprio mentre, a causa dell’incremento della popolazione, l’umanità ha bisogno di una maggiore produttività. Al momento è troppo presto per dirlo. Ma lo scenario non è improbabile: in un mondo senza (o con molto meno) insetti, anche la popolazione umana potrebbe diminuire.

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