Sei “biodiverso”? Fai tendenza

La biodiversità costituisce una ricchezza per il nostro pianeta perché è alla base dell’equilibrio e della stabilità e garantisce la capacità di adattamento ai cambiamenti. Non esiste la possibilità di sopravvivere per una specie senza che ve ne siano altre; estrapolando questo concetto, si comprende come la molteplicità delle specie in natura e la complessità delle relazioni sia l’unica garanzia di mantenere la Terra così come la conosciamo anche in futuro
Simona Re, 10 Febbraio 2016
Micron
Micron
Giornalista scientifica

«Nati dalla necessità», i neologismi si diffondono «se nella generalità dei parlanti è sentita l’opportunità d’un nuovo termine, per indicare nuove cose o nuovi modi di concepire le cose» (Enciclopedia Italiana, 1934). È il caso del termine biodiversità, coniato negli anni Ottanta per introdurre l’innovativo concetto di diversità biologica. Questo termine, utilizzato per esprimere la ricchezza di vita sulla Terra, spesso si trova associato ai grandi temi delle catastrofi naturali. Cambiamenti climatici, distruzione di habitat ed estinzione delle specie sono solo alcuni esempi. Qual è dunque l’effettivo legametra la biodiversità e le emergenze ambientali che sembrano mettere a repentaglio la salute del pianeta e la sopravvivenza della nostra specie?

LA BIODIVERSITÀ È UNA NECESSITÀ
Come sottolinea l’Enciclopedia Italiana, il concetto di biodiversità «nasce da una necessità». Si tratta di un requisito necessario alla vita sul nostro pianeta, poiché costituisce un’arma di difesa fondamentale dalle catastrofi ambientali.
Una delle sue principali funzioni è infatti quella di promuovere e stabilizzare la produttività degli ecosistemi. Vediamo alcuni esempi.
Una maggiore diversità di invertebrati nel suolo migliora la produttività agricola e pastorale, la conservazione della biodiversità nelle foreste favorisce lincremento nella produzione di legname e, in ambiente marino, rappresenta un fattore critico per il mantenimento del suo delicato e complesso equilibrio e delle sue risorse. Da queste osservazioni risulta facile intuire quanto la diversità biologica contribuisca al nostro sostentamento.
Tuttavia, gli ingenti quanto disomogenei consumi della specie umana stanno determinando il progressivo esaurimento delle risorse naturali e un’azione diretta di indebolimento della biodiversità. Attualmente utilizziamo circa un terzo della produzione primaria terrestre, l’11% della superficie emersa è dedicata all’agricoltura, il 26% agli allevamenti e peschiamo ogni anno nei nostri mari circa 100 milioni di tonnellate di pesce. A rendere questi dati ancora più allarmanti, recenti studi suggeriscono che la produttività influenzi a sua volta la biodiversità. In aggiunta ai problemi dell’esaurimento delle risorse e del danno diretto prodotto sulla biodiversità, i ricercatori ritengono quindi plausibile che i nostri attuali livelli di consumo possano generare un ulteriore impatto di tipo indiretto che contribuisce alla sua progressiva riduzione.
Per quanto concerne la funzione della biodiversità come mezzo di difesa, gli scienziati evidenziano la sua importanza nell’incrementare la resistenza e la resilienza degli ecosistemi e della loro produttività agli eventi climatici.
Vista l’urgenza della problematica del riscaldamento globale e quanto scaturito dalla XXI Conferenza delle Parti appena tenutasi a Parigi, la diversità biologica si rivela ancora una volta estremamente preziosa per la sopravvivenza della specie umana. L’osservazione da parte della comunità scientifica degli effetti deleteri generati dall’attuale sconsideratezza dei consumi energetici e delle risorse naturali, l’inquinamento, la degradazione degli habitat e l’introduzione di specie esotiche rende il nostro rapporto con la biodiversità a dir poco paradossale.

LA BIODIVERSITÀ COME NUOVO MODO DI CONCEPIRE LE COSE
Sembrerebbe quindi che la nostra specie abbia sviluppato la tendenza a una sorta di autolesionismo che ci induce ad aumentare il rischio delle minacce alla nostra sopravvivenza e, al contempo, a sabotare una delle migliori armi di difesa a disposizione per fronteggiarle.
Ma l’origine stessa del termine biodiversità può essere vista come un segnale positivo. In quanto neologismo, essa deriva da una necessità e si diffonde «per indicare un nuovo modo di concepire le cose». Questa è la speranza e la dimostrazione dell’impegno dei tanti ricercatori, giornalisti e ambientalisti che dedicano i loro sforzi alla sua tutela. Il termine biodiversità è stato ufficialmente definito dalla Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo tenutasi nel 1992 a Rio de Janeiro, anche nota come primo Summit della Terra.
Oltre 190 nazioni a livello mondiale aderiscono oggi alla Convenzione sulla Diversità Biologica, impegnandosi quindi alla sua tutela. Le normative sinora prodotte hanno dato vita ad alcuni importanti interventi. Il più significativo tra questi è rappresentato dalla creazione di Rete Natura 2000, la più ampia rete di aree protette a livello mondiale che, a tutt’oggi, copre oltre il 18% del suolo europeo. Tra i più recenti provvedimenti, in occasione della COP10 è stato definito il Piano strategico globale 2011-2020 per la biodiversità, i cui principali obiettivi includono la piena attuazione della normativa di riferimento, il ripristino degli ecosistemi, interventi nel campo dell’agricoltura, della silvicoltura e della pesca e, naturalmente, la tutela della biodiversità a livello globale. Numerose istituzioni sono oggi impegnate nel raggiungimento di questi importanti obiettivi, tra cui l’IUCN (International Union for Conservation of Nature) con sede in Svizzera, l’agenzia statunitense USAID (U.S. Agency for International Development) e la FAO (U.N. Food and Agriculture Organization).

IL FUTURO DELLA BIODIVERSITÀ
L’attuale rapido declino della biodiversità induce diversi esperti a ritenere che quella in corso rischi di rivelarsi la più violenta estinzione di massa nella storia del nostro pianeta.
D’altro canto, gli studi paleontologici dimostrano che il nostro pianeta vanta una discreta esperienza in tema di estinzioni: da quella dell’Ordoviciano avvenuta 450 milioni di anni fa, a quella del Permiano-Triassico di 250 milioni di anni fa, fino alla famosa scomparsa dei dinosauri del Cretaceo-Terziario, 66 milioni di anni fa. La biodiversità sta vivendo un periodo buio e il tasso di estinzione non ha ancora raggiunto il picco, ma considerare che la vita sulla Terra ha resistito alla scomparsa di oltre il 90% delle specie resta un dato incoraggiante. Gli sforzi messi in atto dalla ricerca per definire soluzioni a tutela della biodiversità sono evidenti e spaziano nei più svariati comparti ambientali.  Tuttavia, secondo l’UNEP (United Nations Environment Programme) attualmente disponiamo di rare evidenze relative al miglioramento del suo stato e, a fronte dell’investimento annuale di decine di miliardi di dollari per la conservazione degli ecosistemi, gli esperti stimano che il settore richiederebbe un supporto economico di centinaia di miliardi ogni anno.
La biodiversità deve trasformarsi al più presto in un reale fenomeno di tendenza, e per farlo necessita di una considerevole mobilitazione di risorse tecnologiche, umane e finanziarie, tali da consentire perlomeno la messa in atto dei tentativi legislativi sinora intrapresi. Considerando che l’iniziativa dei governi e delle grandi potenze economiche costituirà la chiave di volta, gli studi volti all’attribuzione di un valore economico alla biodiversità hanno finora prodotto alcuni progressi a livello istituzionale. Ma il problema va ben oltre il raggiungimento di compromessi finalizzati a prevenire la perdita di grandi quantità di denaro.
Notizie positive provengono in questo senso dai risultati del rapporto Global Risks 2014 del World Economic Forum, secondo il quale i giovani possiedono oggi una maggior consapevolezza delle problematiche connesse con la perdita della biodiversità e la vulnerabilità degli ecosistemi rispetto alla popolazione più anziana. Confidare nel progressivo impegno delle istituzioni non ci esonera dal fornire il nostro importante contributo alla sopravvivenza della specie. Come dimostra l’inclinazione delle nuove generazioni, ciò che ognuno di noi può fare è optare per consumi efficienti e sostenibili, partendo dalla più semplice consapevolezza: la biodiversità fa davvero tendenza.

Riferimenti bibliografici
– FAO (2011) The state of the world’s land and water resources for food and agriculture (SOLAW) – Managing systems at risk. Food and Agriculture Organization of the United Nations, Rome and Earthscan, London
– FAO (2014) The State of World Fisheries and Aquaculture 2014. Food and Agriculture Organization of the United Nations, Rome, 223 pp
– CBD, Convention on Biological Diversity (2011) Strategic Plan for Biodiversity 2011- 2020. Further information related to the technical rationale for the Aichi biodiversity targets, including potential indicators and milestones. UNEP, Nagoya, Japan
– Monastersky (2014) Biodiversity: Life – A status report. Nature, 516, 158–61

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X