Specie aliene: un’invasione pericolosa

Il tasso di aumento delle specie aliene non sembra rallentare. Più di un terzo delle introduzioni è avvenuto negli ultimi decenni. Colpa della globalizzazione, ma anche del fatto che non si è fatto abbastanza per limitare questo processo. Almeno fino ad ora.
Piero Genovesi, 28 Marzo 2017
Micron

Che le specie aliene invasive, o più correttamente “specie alloctone invasive”, rappresentino una minaccia per la biodiversità è ormai ben noto. Anche per questo, oltre che per gli impatti che possono avere sull’economia e sulla salute umana, esse sono da anni attentamente catalogate nel Global Invasive Species Database, gestito dall’IUCN (Invasive Species Specialist Group). Soltanto in Italia sono presenti più di 3.000 specie aliene, introdotte spesso volontariamente, di cui oltre il 15% invasive, ovvero che causano impatti (Banca Dati Nazionale delle specie alloctone).
Ma il problema principale è che la loro avanzata non sembra arrestarsi.
Lo argomentano chiaramente 45 ricercatori di tutto il mondo, in un articolo recentemente comparso su Nature Communications. Sulla base di un dataset globale, contenente oltre 45.000 record delle introduzioni di 16.926 specie aliene, gli esperti hanno potuto verificare che non vi è nessuna evidenza a supporto di un rallentamento nei tassi di crescita di questo fenomeno. Tra il 1500 e il 1800, si registravano in media 7,7 eventi di introduzione all’anno. Ma a partire dal 1800 questo valore è andato costantemente aumentando, sino ad un massimo di ben 585 eventi all’anno, registrato nel 1996. Si tratta di un aumento trasversale, che interessa praticamente tutti i gruppi tassonomici, con alcune eccezioni per mammiferi e pesci, per i quali pare esserci un rallentamento dei tassi di crescita se si considerano gli ultimi 200 anni. Limitandosi all’analisi di quanto avviene nel regno animale, in alcuni casi, come per gli invertebrati, il commercio globale sembra il principale determinate delle introduzioni.
Ma per altri gruppi le vie di introduzione possono essere diverse. Molti mammiferi, ad esempio, sono stati introdotti in maniera del tutto intenzionale, spesso come animali da compagnia, in tempi molto recenti. E si sono rivelati degli invasori molto efficaci. La plasticità ecologica di queste specie ha spesso permesso loro di adattarsi facilmente alle nuove condizioni delle aree di introduzione. Non ci sorprende dunque il fatto che nel primo elenco di specie invasive di rilevanza unionale compaiano diverse specie di mammiferi, e in particolare di scoiattoli (ben 4: Callosciurus erythraeus, lo scoiattolo di Pallas; Sciurus carolinensis, lo scoiattolo grigio nord-americano; Sciurus niger, lo scoiattolo volpe; Tamias sibiricus, lo scoiattolo giapponese o tamia siberiana).
L’elenco comprende infatti quelle specie alloctone che, una volta insediatesi nelle aree di introduzione, si espandono e causano danni all’ecosistema e alle popolazioni umane. Per queste specie, il Regolamento europeo n.1143/2014 sancisce un obbligo di eradicazione, ma prevede anche la predisposizione e attivazione di protocolli di allerta rapida e divieti di commercio. Prevenzione, quindi, come prima arma di difesa, un sistema di allerta precoce e di eradicazione rapida in seguito alle prime segnalazioni, e, solo in ultima analisi, se gli approcci precedenti non hanno avuto successo, controllo delle popolazioni. Questo lo schema di intervento gerarchico delineato dalla nuova norma.
Se l’analisi dei dati storici indica che dobbiamo ancora aspettarci un aumento delle specie aliene, è anche vero, quindi, che qualcosa si sta muovendo per arginare questo fenomeno e prevenire le invasioni biologiche. A livello europeo, il nuovo Regolamento mette gli Stati (e le Regioni) di fronte alla necessità di intervenire, e la diminuzione, negli anni più recenti, del tasso globale di introduzione di mammiferi potrebbe anche essere il positivo risultato di una più attenta regolamentazione in ambito di allevamento degli animali. Certamente, molto resta ancora da fare. Iniziare a sfruttare, ad esempio, il nuovo quadro normativo, che anche a livello nazionale, coerentemente con la norma europea, è diventato molto più stringente sulle specie aliene invasive, e aumentare la consapevolezza del pubblico su questa minaccia, per ridurre al minimo il rischio di nuove introduzioni.

DUE PROGETTI PER UNA MINACCIA CRESCENTE
Per rispondere alla crescente minaccia rappresentata dalle specie aliene invasive, ISPRA ha promosso due progetti LIFE+, entrambi cofinanziati dalla Commissione Europea.
Uno è il progetto LIFE ASAP, che vede il coinvolgimento di Legambiente, Federparchi, Regione Lazio, Nemo s.r.l., Unicity, Università di Cagliari, è cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente e da quattro Parchi nazionali ed ha l’obiettivo di aumentare la consapevolezza del pubblico al fine di ridurre gli attuali tassi di introduzione.
L’altro, il progetto LIFE U-SAVEREDS, rappresenta il primo esempio di attuazione del nuovo Regolamento europeo (n.1143/2014) in materia di specie aliene invasive ed interessa in particolare il territorio dell’Umbria. I partner di questo progetto (ISPRA, Regione Umbria, Comune di Perugia, Legambiente Umbria, Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche, Istituto Oikos s.r.l., Regione Lazio) si sono impegnati per la conservazione dello scoiattolo rosso (Sciurus vulgaris) a Perugia e nei territori limitrofi. In quest’area, lo scoiattolo grigio nord-americano (Sciurus carolinensis) è stato probabilmente introdotto nel 2000 e, in seguito, ha ampliato il suo areale, che ad oggi è di circa 50 km2, minacciando la sopravvivenza dello scoiattolo rosso
Prima che in Italia, lo scoiattolo grigio in Europa è già stato introdotto in Inghilterra e in Irlanda, sempre come animale da compagnia o comunque per fini puramente ornamentali, e la sua espansione ha portato alla graduale estinzione locale delle popolazioni dell’autoctono scoiattolo rosso. Le due specie di scoiattoli entrano infatti in forte competizione per le risorse, in primis quelle alimentari, con il risultato che lo scoiattolo americano, più adattabile, ha spesso la meglio. Si verifica così il ben noto fenomeno di ‘esclusione competitiva’. Senza andare troppo lontano, lo stesso è avvenuto in Italia, in particolare in Piemonte, in Liguria, in Lombardia e, in ultimo, in Umbria. Anche in questo caso, i risultati della competizione sono allarmanti. Lo scoiattolo grigio è molto più competitivo del rosso in ambienti urbani, peri-urbani e nei boschi misti o di latifoglie. In tutti questi contesti, là dove una volta venivano osservati scoiattoli rossi, oggi è molto più comune imbattersi negli scoiattoli grigi. Ad esempio, per quanto riguarda Perugia, al Percorso Verde di Pian di Massiano.
Per salvare lo scoiattolo rosso in Umbria, e scongiurare l’eventualità che la specie alloctona riesca a colonizzare l’intero Appennino – cosa non difficile partendo da Perugia, vista l’elevata connettività delle aree forestali dell’Umbria – il Progetto LIFE U-SAVEREDS sta agendo tramite un’attenta analisi della situazione delle due specie. Nella prima fase del Progetto, definita come ‘fase della conoscenza’, sono stati raccolti dati dettagliati sulla distribuzione e consistenza delle due specie di scoiattolo. All’interno dell’areale umbro, nella città di Perugia e nelle aree peri-urbane, in 13,5 km2 è stata stimata la presenza di 1.510 scoiattoli grigi e soltanto 112 scoiattoli rossi. 627 di questi scoiattoli grigi gravitavano in particolare in un’area centrale di 2,8 km2.
All’inizio del 2016 si sono così potute avviare, su una solida base di conoscenze, le azioni concrete di conservazione, tra cui la rimozione diretta degli scoiattoli grigi, tramite cattura e successiva soppressione eutanasica. 470 gli animali rimossi sino a gennaio 2017, con risultati incoraggianti: a seguito delle attività di gestione, lo scoiattolo rosso è stato nuovamente osservato in aree nelle quali non era più segnalato da tempo, come in alcuni settori di Monte Malbe, dove prima dell’avvio del Progetto era elevatissima la densità degli scoiattoli grigi. Un successo del Progetto, ma non solo: diversi cittadini hanno deciso di collaborare alle attività di gestione, consentendo al personale tecnico di operare anche all’interno delle loro proprietà private. Una collaborazione che si è rivelata fondamentale per il ritorno dello scoiattolo rosso.
Questa modalità di azione si rende necessaria per contrastare il rapido incremento demografico dello scoiattolo grigio, ma parallelamente il progetto U-SAVEREDS sta attivando un protocollo di rimozione indiretta, basato sulla cattura, sterilizzazione chirurgica e successiva liberazione degli animali in alcuni Parchi urbani, e, non appena le condizioni lo permetteranno, si potrà procedere anche con la fase finale, forse la più attesa del Progetto: l’intervento di restocking o rinforzo delle popolazioni autoctone di scoiattolo rosso. Obiettivo finale è quindi quello di riportare, anche tramite traslocazioni dirette, lo scoiattolo rosso in tutta Perugia. Ma le linee guida sulle traslocazioni animali dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, sono, in questo senso, molto chiare: è necessario, prima di tutto, rimuovere le minacce e agire, quindi, sulla popolazione di scoiattolo grigio.

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