Un “espresso” napoletano salverà l’Europa dalle catastrofi?

In Europa, così come in gran parte del mondo, le catastrofi di ogni genere aumentano e coinvolgono un gran numero di persone. Alla ricerca di un approccio comune per la prevenzione e gestione dei rischi, l’Unione Europea si è mossa avviando il progetto di ricerca ESPREssO, presentato pochi giorni fa a Napoli.
Romualdo Gianoli, 19 Luglio 2016
Micron

Prendiamo, del tutto a caso, una grande e popolosa città europea. Magari una che sia stretta tra uno dei vulcani più pericolosi del mondo da un lato e una delle più grandi caldere vulcaniche del pianeta dall’altro. Se possibile, poi, scegliamola tra quelle urbanisticamente, geologicamente e socialmente più complesse del continente, giusto per non far mancare altre criticità. Non sarebbe, forse, questa città, il luogo più appropriato per ospitare uno studio sul miglioramento delle sinergie per la prevenzione dei disastri? E, infatti, così è stato per Napoli che, per i prossimi tre anni, ospiterà il progetto europeo “ESPREssO”, partito ufficialmente lo scorso 23 giugno con il kick-off meeting dei soggetti partecipanti. Che poi il nome ricordi quello del famoso caffè partenopeo, è solo una coincidenza perché, in realtà, è l’acronimo di Enhancing Synergies for disaster Prevention in the EurOpean Union.
Il tono, ovvio, è volutamente leggero per controbilanciare un argomento che, invece, è molto serio perché riguarda due delle più complesse sfide che, a livello mondiale, terranno occupati governi, scienziati e intere nazioni nei prossimi decenni: la riduzione del rischio di disastri e l’adattamento ai cambiamenti climatici o, per dirla con gli acronimi tanto cari alle istituzioni, DRR (Disaster Risk Reduction) e CAA (Climate Change Adaptation).
È innegabile che, negli ultimi anni, la frequenza dei disastri ambientali che hanno colpito molte aree del mondo, dall’Asia all’Europa, passando per l’America e l’Africa, sia aumentata enormemente, anche in conseguenza dei cambiamenti climatici in atto. Gestire le risposte a queste emergenze ed elaborare adeguati piani di prevenzione sta diventando, dunque, per molte strutture governative, una priorità che necessita sempre più di strategie coordinate e sovranazionali. Il progetto ESPREssO, allora, vuole essere proprio una risposta che l’Europa cerca di dare a questo bisogno di creare sinergie tra i Paesi dell’Unione.
Coordinato dalla società consortile napoletana AMRA (Analisi e Monitoraggio del Rischio Ambientale) diretta da Paolo Gasparini, ESPREssO è l’unico progetto ad aver ottenuto il finanziamento, tra quelli presentati in risposta alla call della Commissione Europea. Del consorzio di ricerca fanno parte numerosi soggetti internazionali: il Deutsches Komitee Katastrophenvorsorge E.V. e l’Helmholtz Zentrum Potsdam Deutsches Geoforschungszentrum per la Germania, il Bureau de Recherches Geologiques et Miniers per la Francia, l’Eidgenoessische Technische Hochschule Zuerich per la Svizzera, la University of Huddersfield per il Regno Unito e la Kobenhavns Universitet per la Danimarca. L’obiettivo finale del progetto è elaborare delle linee guida europee per il management del rischio e una vision d’indirizzo per le future strategie e per meglio definire le priorità della ricerca, coerentemente con l’accordo di Sendai 2015-2030, sulla riduzione dei rischi di disastri naturali.
La prima sfida che dovrà affrontare il progetto ESPREssO, per raggiungere l’obiettivo finale, sarà quella di definire meglio il rapporto esistente tra DRR e CAA, due concetti per certi versi molto simili ma anche sottilmente diversi. Lo stretto legame esistente tra essi è evidente già a partire dalle rispettive definizioni. La riduzione del rischio di disastri è definita, infatti, come «il concetto e la pratica della riduzione dei rischi di disastro, attraverso sforzi sistematici per analizzare e gestire i fattori causali di disastri, anche attraverso la riduzione dell’esposizione ai rischi, la diminuzione della vulnerabilità di persone e cose, l’attenta gestione del territorio e dell’ambiente e una migliore preparazione per gli eventi avversi».
L’IPCC definisce, invece, adattamento ai cambiamenti climatici la «regolazione dei sistemi naturali o umani, in risposta a stimoli climatici e ai loro effetti, in atto o attesi, in grado di mitigare i danni o di ricavarne opportunità positive».
Secondo i dati del World Disaster Report 2014, sebbene in diminuzione nel 2013, nel decennio 2004-2013 in tutto il mondo circa 200 milioni di persone sono state interessate da disastri di vario tipo, con un numero di morti stimato in oltre un milione, concentrato soprattutto in Asia e in America. Le cause principali di questi disastri sono molteplici: crescita della popolazione, urbanizzazione incontrollata, degradazione dell’ambiente, conflitti per il controllo delle risorse naturali, cambiamenti climatici, epidemie e povertà.
In particolare i cambiamenti climatici si stanno configurando come un ulteriore fattore di stress, in grado di amplificare gli elementi di rischio già esistenti per molte popolazioni e molti territori. Tra le varie conseguenze prodotte, l’impatto dei cambiamenti climatici comporta un aumento nella frequenza e nell’intensità di eventi meteorologici avversi il cui verificarsi è previsto in aumento nelle prossime decadi. È il caso delle alluvioni, dei periodi di estrema siccità, delle tempeste di grande intensità e delle ondate di caldo o freddo estremi, che potranno colpire anche aree che in passato non avevano mai sperimentato questi fenomeni.
A loro volta, tutti questi elementi non faranno altro che indebolire ulteriormente società e aree già vulnerabili, aumentando la povertà e spingendo, così, grandi masse di persone a spostarsi per sfuggire a tali pericoli o, semplicemente, per cercare condizioni di vita migliori.

 

E questo introduce un altro argomento sempre più d’attualità: quello dei rifugiati o, in senso più ampio, dei migranti ambientali. Già nel 1990 l’IPCC aveva ipotizzato che «gli effetti più gravi dei cambiamenti climatici potranno essere quelli delle migrazioni umane». Oggi sembra che quella previsione si stia avverando perché gli eventi già in atto ci raccontano di un’emergenza i cui numeri potranno facilmente oscillare dalle decine di milioni di persone coinvolte in processi migratori, in qualche modo legati ai cambiamenti climatici, fino ad arrivare a circa un miliardo, nei prossimi decenni, in funzione di quale scenario climatico, tra quelli ipotizzati, si andrà a realizzare.
D’altra parte, come rilevano Valerio Calzolaio e Telmo Pievani nel loro bel saggio Libertà di migrare (Giulio Einaudi Editore, 2016) «…la migrazione è un fattore evolutivo fondamentale, da sempre. Sulla superficie instabile del nostro pianeta, tra incessanti cambiamenti climatici, migrare diventa una strategia essenziale di adattamento e di flessibilità». E fanno bene, gli autori, a ricordarci che, in fondo, la migrazione è una delle più naturali, antiche e persistenti forme di adattamento al cambiamento climatico messe in atto dall’uomo.
La differenza è che oggi, con questi fenomeni che evolvono con una rapidità e su una scala dimensionale mai viste prima, occorre assolutamente elaborare una strategia comune per la loro governance.
E questo ci riporta alla natura e allo scopo del progetto ESPREssO che, oltre a trovare una sintesi tra DRR e CAA, dovrà affrontare un’altra importante sfida: ridurre il gap esistente tra aspetti scientifici e normativi, sia a livello locale sia internazionale, perché le conoscenze scientifiche in materia di rischio, sua gestione e prevenzione, evolvono a grande velocità mentre la risposta, in termini di governance, stenta a tenere il passo. Soprattutto, in questo campo, sarà fondamentale elaborare regole comuni e condivise per affrontare le crisi che, sempre più spesso, tendono a caratterizzarsi per la loro transnazionalità.
In conclusione, il compito che aspetta i ricercatori del consorzio ESPREssO non è certo semplice ma è senz’altro necessario, perché il fatto stesso che la Commissione Europea abbia sentito la necessità di avviare un progetto come questo, è un’ammissione di colpa e, al tempo stesso, una manifestazione di volontà riparatrice.
Con la nascita di ESPREssO, infatti, l’Unione ha implicitamente riconosciuto che i risultati ottenuti con i precedenti progetti sulla gestione dei rischi e le indicazioni da essi ricavate, non sono né adeguati né praticabili e così, ora, corre ai ripari.
E vuoi vedere che, questa volta, la soluzione a un problema così complesso arrivi proprio da una città minacciata da un vulcano, così fragile e bella come Napoli?

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