Un mondo più grasso, ma soprattutto più iniquo

Un’immensa analisi pubblicata dalla rivista inglese The Lancet fa chiarezza: nel mondo i grassi sono in aumento. Ma, il mondo è anche più in salute. Non perché essere sovrappeso non abbia conseguenze negative, ma perché spesso a essere sovrappeso è quella popolazione che può permettersi di accedere a farmaci. Tuttavia, si è visto anche che contemporaneamente non diminuisce il numero di persone che soffrono la fame.
Micron
Micron
Giornalista Scientifica

La popolazione mondiale sta diventando più grassa. Un enorme studio frutto di una collaborazione internazionale (NCD Risk Factor Collaboration) ha prodotto nuovi dati. I ricercatori hanno analizzato ben 1698 studi che hanno coinvolto oltre 19 milioni di persone sparse in 200 Paesi. Ebbene, i nuovi dati, pubblicati recentemente dalla rivista medica inglese The Lancet (t), mostrano che tra il 1975 e il 2014 l’indice di massa corporea medio (IMC o, con l’acronimo inglese, BMI), corretto per età, è aumentato da 21,7 kg/m2 a 24,2 kg/m2 negli uomini e da 22,1 kg/m2 a 24,4 kg/m2 nelle donne.
Una persona è considerata sovrappeso quando il suo IMC va da 25 a 29,99. Al di sopra di questo intervallo parliamo di obesità, più o meno grave, al di sotto e fino a un valore di 18,50, parliamo invece di normopeso. Le persone sottopeso hanno un IMC che va da 18,50 in giù.
Dunque, gli abitanti del mondo oggi si situano in media poco al di sotto di un IMC proprio delle persone sovrappeso. E siamo più grassi oggi di quanto fossimo 40 anni fa. Questa tendenza è confermata da un altro dato emerso dall’enorme studio di Lancet: l’aumento del numero di obesi nel mondo. La prevalenza dell’obesità è infatti passata da 3,2% del 1975 a 10,8 % del 2014 per gli uomini e dal 6,4 % al 14,9% per le donne. Nel mondo, dunque, ci sono anche molti più obesi.
L’aumento più significativo di IMC per gli uomini è avvenuto nei Paesi di lingua inglese ad alto reddito: un punto ogni 10 anni. Per le donne invece è avvenuto nei Paesi centrali dell’America latina e in Polinesia e Melanesia: più di un punto ogni 10 anni.

ANCORA TROPPE PERSONE SOTTOPESO
Un altro aspetto interessante messo in evidenza dallo studio di The Lancet è che mentre il numero delle persone obese è cresciuto notevolmente nel mondo, il numero delle persone sottopeso nello stesso periodo di tempo è diminuito sì, ma molto di meno. In particolare, la prevalenza delle persone sottopeso è scesa dal 13,8% all’8,8% negli uomini a dal 14,6% al 9,7% nelle donne. In sostanza, aumentano i grassi nel mondo, ma non diminuiscono abbastanza i troppo magri. Questo conferma quanto osservato da uno studio pubblicato nel 2015 sul Journal of American Medicual Associationsecondo cui le persone con un IMC minore di 16 (quindi denutrite o malnutrite) nei Paesi a basso e medio reddito sono ancora molte. Un dato che è incontestabilmente correlato a condizioni socioeconomiche avverse.
Così come sono cresciute le ineguaglianze economiche sono cresciute le ineguaglianze nel peso delle persone. Con alcuni paradossi: ad esempio che nei Paesi ricchi, i poveri hanno più probabilità di essere obesi rispetto ai benestanti. In molte parti del mondo, tuttavia, è ancora vero che i poveri sono sottopeso, con gravi conseguenze per la loro salute, per quella dei loro figli nel caso si tratti di donne fertili e con ricadute anche sulla produttività economica di queste persone e quindi sul loro benessere complessivo.
Un aumento generalizzato dell’obesità si traduce in un peggioramento dello stato di salute? La cosa non è così semplice, spiega l’autore di un editoriale pubblicato da The Lancet. E ricorda un altro studio, pubblicato sempre sulla rivista inglese qualche anno fa, che, prendendo in considerazione gli abitanti di 187 Paesi, mostrava come in un periodo più o meno equivalente, l’aspettativa di vita alla nascita di noi esseri umani è aumentata da meno di 59 anni a più di 71. Un aumento considerevole: la popolazione mondiale, in media, ha guadagnato un terzo di anno di vita per ogni anno trascorso dal 1975 ad oggi. E benché l’aspettativa di vita in buona salute sia cresciuta di meno, tuttavia anche questa è migliorata nel corso degli anni.
Certo, lo stato di salute comprende molte altre cose oltre al peso medio della popolazione, ma, dice l’autore del commento, non c’è dubbio che il mondo oggi si presenta sì più grasso, ma anche più in salute.

MA I RICCHI HANNO I FARMACI…
Eppure, è scientificamente provato che un alto IMC è un fattore di rischio importante per le malattie cardiovascolari e dei reni, per il diabete, per alcuni tipi di cancro e per le malattie muscoloscheletriche. Il legame è così provato che l’obesità è stata inserita dall’OMS tra le malattie mondiali da fermare. In particolare, sostiene l’Oms, l’obesità infantile è una delle sfide più serie alla salute pubblica del ventunesimo secolo. I bambini sovrappeso rischiano di diventare adulti obesi. Hanno una probabilità maggiore rispetto a quelli non sovrappeso di sviluppare diabete e malattie cardiovascolari in età precoce e quindi di andare incontro a disabilità e morte.
L’obiettivo fissato da alcuni esperti per diminuire la mortalità dovuta a queste patologie è quello di arrivare nel 2025 a una prevalenza dell’obesità pari a quella del 2010. Un obiettivo che difficilmente verrà raggiunto, dicono gli autori del nuovo studio di Lancet: se la tendenza rimarrà la stessa che abbiamo osservato in questi ultimi anni, nel 2025 la prevalenza dell’obesità raggiungerà invece il 18% tra gli uomini e sorpasserà il 21% tra le donne. Mentre l’obesità grave riguarderà il 6% degli uomini e il 9% delle donne.
Come si spiega allora il fatto che il livello generale della salute non peggiori inseguendo l’andamento dell’aumento dell’obesità? Il fatto è che il legame tra peso eccessivo e alcune di queste malattie può essere interrotto con i farmaci. Pensiamo ai farmaci contro la pressione alta o a quelli per il diabete che sicuramente fanno diminuire la mortalità e il peso delle malattie correlate all’obesità. Almeno per chi se li può permettere. Prevenire l’obesità invece si è dimostrato un compito molto più difficile del previsto. Sia per quanto riguarda l’assunzione di calorie che l’attività fisica e le politiche che le promuovono. Quindi, potremmo dire che il mondo è più grasso e più in salute, ma solo per chi si può permettere di intervenire farmacologicamente sulle patologie generate dall’essere sovrappeso.
Oggi dunque si apre una nuova questione: spostare troppo il focus sull’obesità e contemporaneamente dimenticare quanto ancora pesa la denutrizione sulla salute globale può produrre danni? Il rischio è quello di sottrarre risorse alla cura e alla prevenzione delle malattie che colpiscono i poveri del mondo per destinarle invece, ancora una volta, a chi invece è ricco.

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