Un pericoloso esperimento nucleare tenuto nascosto: cosa c’è di vero?

Durante la puntata delle Le Iene andata in onda, qualche giorno fa, è stato trasmesso un servizio in cui si sostiene che la sorgente di materiale radioattivo Cerio 144 in arrivo ai laboratori nazionali del Gran Sasso possa costituire un pericolo per la salute della popolazione abruzzese. In particolare, viene sostenuto che questa sorgente radioattiva possa inquinare la falda acquifera da dove viene prelevata l'acqua che arriva nella case di migliaia di abruzzesi, situata proprio in prossimità dei laboratori. Facciamo un po’ di chiarezza su questa vicenda che sembra ricalcare altri servizi del programma di Italia 1 incentrati su sensazionalismo e allarmismo.
Valentina Buran, 24 Novembre 2017
Micron
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Comunicazione della scienza

Durante la puntata delle Le Iene andata in onda il 21/11/2017 è stato trasmesso un servizio in cui si sostiene che la sorgente di materiale radioattivo Cerio 144 in arrivo ai laboratori nazionali del Gran Sasso possa costituire un pericolo per la salute della popolazione abruzzese. In particolare, viene sostenuto che questa sorgente radioattiva possa inquinare la falda acquifera da dove viene prelevata l’acqua che arriva nella case di migliaia di abruzzesi, situata proprio in prossimità dei laboratori. Cosa c’è di vero in quello che viene detto nel servizio? Facciamo chiarezza.

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Link al servizio

L’esperimento di cui si parla si chiama Short baseline Oscillation in BoreXino, abbreviato Sox. Il Cerio 144 produrrà elettroni e antineutrini attraverso un fenomeno chiamato decadimento β: un neutrone si trasforma in un protone emettendo un elettrone e un antineutrino. Gli antineutrini prodotti dalla sorgente radioattiva verranno captati da Borexino, un rilevatore costituito da 2000 tonnellate di acqua e 1000 tonnellate di tremetilbenzene.
Lo scopo dell’esperimento è studiare l’esistenza del neutrino sterile, ovvero un neutrino che interagisce con la materia solo attraverso la forza di gravità, e fare luce sulla composizione della materia oscura, cioè la materia invisibile che costituisce circa un quarto del nostro universo.
La sorgente radioattiva sarà protetta da una doppia capsula di acciaio, chiusa a sua volta in un involucro di tungsteno dello spessore di 19 cm e del peso di 2,4 tonnellate. Il tungsteno ha una temperatura di fusione di 3400°, sufficiente a scongiurare eventuali fuoriuscite di materiale radioattivo in caso di incendio, e un’ottima resistenza meccanica, mettendo al riparo la sorgente dal rischio di crolli o cadute di materiale accidentali. Per tutta la durata dell’esperimento, 18 mesi, la sorgente resterà sigillata e inaccessibile, rendendo impossibile l’errore umano.
I laboratori del Gran Sasso si trovano in una zona di faglia ma tutta la struttura è progettata secondo i migliori criteri antisismici per proteggere i costosi esperimenti e le vite degli scienziati e dei tecnici che vi lavorano. Durante il terremoto dell’Aquila del 2009 i laboratori non hanno subito danni e si sono rivelati, anzi, una delle zone più sicure in caso di sisma.
Ricordiamo che l’esperimento Sox ha ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie dal Ministero dello Sviluppo Economico, dal Ministero della Salute, dal Ministero dell’Ambiente, dal Ministero del Lavoro, dal Ministero dell’Interno (Protezione Civile) e dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).
Il percorso della sorgente dalla Russia, dove è stata prodotta, all’Italia è stato studiato per garantire la massima sicurezza e minimizzare i controlli doganali che potrebbero creare pericolosi stalli. Una prova di trasporto in bianco (senza carico), eseguita lo scorso 10 ottobre, ha dato esito positivo.
È nell’interesse stesso dell’esperimento mantenere l’ambiente il più possibile protetto dalla radioattività. Gli antineutrini, interagendo molto debolmente con la materia, sono difficili da rilevare e la radioattività ambientale costituirebbe un disturbo non da poco. L’Istituto di fisica nucleare (INFN) a cui i laboratori appartengono ha inoltre a cuore la salute della popolazione e dei suoi lavoratori e non ha alcun interesse a contaminare l’acqua del territorio circostante.
L’esperimento Sox è quindi sicuro. Quello che è mancato è una corretta informazione agli abitanti del luogo, che in più occasioni sono stati tenuti all’oscuro di quello che avveniva all’interno del centro di ricerca. Due incidenti avvenuti nel 2002 e nel 2016 hanno inoltre minato la fiducia delle persone verso i laboratori. In futuro, una comunicazione più trasparente potrebbe evitare situazioni spiacevoli analoghe e contribuirebbe ad alimentare un rapporto basato sulla fiducia tra l’INFN e la popolazione locale.
Solo ieri, infatti, è arrivata la risposta ufficiale dell’INFN.

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