Vita sulla Terra forse più antica

Ora James William Schopf ne è più che mai convinto: le forme di vita più antiche del nostro pianeta tra quelle conosciute, microrganismi presenti già 3,5 miliardi di anni fa, erano ampiamente diversificate. Siamo ancora nel campo delle ipotesi ma se questo è vero, allora viene corroborata la teoria secondi cui la vita non è quell'evento fortunato nella lotteria cosmica che induceva il biologo Jacques Monod a scrivere che «siamo soli nell'immensità indifferente del cosmo». Ma è una forma di organizzazione della materia piuttosto diffusa nell'universo.
Pietro Greco, 29 Dicembre 2017
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

 Ora James William Schopf ne è più che mai convinto: quelli rinvenuti nel nord ovest dell’Australia – nell’Early Archean Apex Basalt e nella Towers Formation per la precisione – sono fossili risalenti a un periodo compreso fra 3,3 e 3,5 miliardi di anni fa. Grazie a una nuova tecnica, la spettrometria di massa di ioni secondari (SIMS) e all’aiuto di John Valley, un esperto della University of Wisconsin di Madison, ha potuto stabilire che quelli trovati lì in Australia non solo sono microorganismi, tra i più antichi mai rinvenuti, ma sono così diversificati e sofisticati che devono essere figli di un processo evolutivo risalente almeno a 500 milioni di anni prima.
Detta in altri termini: la vita sulla Terra è apparsa almeno 4 miliardi di anni fa. Non appena è finito (o meglio, è diventato meno intenso) il bombardamento cosmico a colpi di asteroidi e meteoriti, i vulcani hanno rallentato la loro attività, il flusso di energia solare è diventato più forte e l’acqua liquida ha iniziato a coprire la superficie del pianeta, formando mari e laghi e fiumi. Insomma, non appena il pianeta è diventato abitabile.
Ma andiamo con calma. James Schopf è un paleobiologo di 76 anni (è nato nel 1941) che insegna Scienze della Terra presso la UCLA (University of California Los Angeles), dirige il Center for the Study of Evolution and the Origin of Life ed è autorevole membro del Department of Earth and Space Sciences presso l’Institute of Geophysics and Planetary Physics e del Molecular Biology Institute sempre lì, alla UCLA. È noto soprattutto per i suoi studi della vita nel Precambriano: è stato il primo infatti a scoprire forme di vita precedenti il Cambriano. Il Cambriano è l’epoca in cui 600 milioni di anni fa, c’è stato il Big Bang della vita animale. Prima di quel periodo la gran parte degli organismi erano procarioti, ovvero microrganismi piuttosto semplici costituiti da una sola cellula priva di nucleo. Anche se, bisogna dire, esistevano già forme di vita multicellulare formata da organismi eucarioti, ovvero costituiti da cellule dotate di un nucleo e, quindi, molto grandi e complesse.

James Schopf è stato il primo in assoluto a scoprire, nel 1965 lì all’Apex Chert (una zona di rocce sedimentaria molto antiche) forme di vita, le stromatoliti, risalenti al Precambriano. Scoperta cui hanno fatto seguito quelle in Sud Africa (1966), in Russia (1977) e in Cina (1984). È stato, inoltre, tra i pochi a ricevere dalla NASA l’incarico di studiare le rocce lunari tra il 1969 e il 1974.
Nel 1992 nelle rocce australiane James Schopf ha scoperto microfossili risalenti a un periodo compreso fra 3,3 e 3,5 miliardi di anni fa. Secondo il paleobiologo californiano si tratta di resti di cianobatteri capaci di produrre ossigeno, quindi fotosintetizzatori.
L’interpretazione è stata più volte contestata. E, dunque, la scoperta di Schopf è nulla più che un’ipotesi. Anche se altri suoi colleghi, da ultimo nel 2011, hanno rilevato tracce di batteri risalenti a 3,5 miliardi di anni fa. Pochi dubbi che la vita, dunque, fosse presente sulla Terra già in quel periodo: ovvero un miliardo di anni dopo la formazione del pianeta.
Ma in questi ultimi venticinque anni James Schopf è rimasto convinto della sua interpretazione delle tracce fossili rilevate nel 1992. E ha continuate a studiarle. Da ultimo ha chiesto a John Valley, esperto di spettroscopia di massa a ioni secondari, di aiutarlo nell’analisi. L’analisi si è concentrata su 11 diversi microfossili ed è consistita nella determinazione fine della composizione isotopica del carbonio. Se quei microfossili fossero null’altro che frutto di processi geologici intervenuti nel tempo, la composizione isotopica del carbonio dovrebbe la medesima delle rocce che li contengono. Invece Schopf e Valley – come dimostrano in un articolo apparso prima di Natale sui Proceedings of the National Academy of Sciences – hanno trovato che il rapporto isotopico del carbonio negli 11 fossili è diverso e, in particolare, è molto simile a quello dei moderni batteri.

Non basta. Hanno anche trovato i microfossili sono diversi tra loro. Alcuni erano batteri produttori di ossigeno e, dunque, capaci di fotosintesi. Altri, invece, erano produttori di metano e dunque erano Archea. Dunque, intorno a 3,5 miliardi di anni fa, ne concludono, la vita era già abbastanza diversificata ed era tanto sofisticata da potersi procacciare l’energia assorbendola direttamente dal Sole mediante la fotosintesi. Ne deriva che quei microfossili non sono tra i primi esseri viventi apparsi sul pianeta, che erano verosimilmente più semplici e primitivi.
Facendo correre all’indietro l’orologio biologico i due ipotizzano che la vita sia apparsa sulla Terra almeno 4 miliardi di anni fa. Ovvero, non appena le condizioni del pianeta lo hanno consentito. Se questo è vero, allora viene corroborata la teoria secondi cui la vita non è quell’evento fortunato nella lotteria cosmica che induceva il biologo Jacques Monod a scrivere che «siamo soli nell’immensità indifferente del cosmo». Ma è una forma di organizzazione della materia piuttosto diffusa nell’universo.
In realtà, stiamo parlando di semplici ipotesi. Dobbiamo saperne di più sull’origine della vita, sulla Terra e in ogni altro luogo. Per questo Schopf e Valley accettano le critiche che si sono tirati addosso anche con quest’ultimo lavoro e rilanciano. Il nostro lavoro – dicono – non pretende di convincere tutti, ma richiede che gli sforzi per capire come e quando sia sbocciata la vita vengano rilanciati. In fondo stiamo cercando di ricostruire la nostra storia.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    X