WFUF 2018, la sfida internazionale della forestazione urbana

Si è tenuto a Mantova il primo Forum Mondiale sulla Forestazione Urbana. Professionisti e ricercatori da tutto il mondo si sono riuniti per discutere del futuro e della sostenibilità delle nostre città. Gli obiettivi sono il miglioramento della qualità di vita, la resilienza al cambiamento climatico, la sostenibilità delle città e la partecipazione dei cittadini alla costruzione di un nuovo concetto di verde urbano.
Simona Re, 13 Dicembre 2018
Micron
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Giornalista scientifica

We should use urban forests and trees to make our cities greener, healtier, happier, cooler, wilder, cleaner, wealthier, safer”. Questo è lo slogan della call for action lanciata in occasione del primo Forum Mondiale sulla Forestazione Urbana che si è tenuto, dal 27 novembre al 1 dicembre 2018, nella città di Mantova. Oltre duecento esperti provenienti da tutto il mondo si sono riuniti nella suggestiva cornice mantovana per confrontarsi sul delicato e complesso tema della sostenibilità delle nostre città.
Il World Forum on Urban Forestry (WFUF), promosso dalla FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations), è stato organizzato dal Comune di Mantova, la Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale (SISEF) e il Politecnico di Milano, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente, il Ministero delle Politiche Agricole alimentari e forestali, e l’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste (ERSAF). Alla guida di questo evento storico troviamo Stefano Boeri, architetto e Professore del Politecnico di Milano, e Cecil Konijnendijk, Professore di Forestazione Urbana della University of British Columbia di Vancouver.

SERVONO COLLABORAZIONE E STRUMENTI INNOVATIVI
Gli obiettivi del WFUF 2018 sono tanto ambiziosi quanto necessari. Primo fra tutti, contribuire alla riduzione degli effetti del cambiamento climatico attraverso la ridefinizione del concetto di verde urbano. Ma non solo. I target di sostenibilità includono la tutela della biodiversità, la mitigazione del rischio idrogeologico, la purificazione dell’acqua, la riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico, e la promozione del benessere dei cittadini. Come affermano gli esperti all’unanimità, indispensabile per il raggiungimento di questi scopi sarà l’adozione di tre innovativi strumenti chiave, che sono rappresentati dalle infrastrutture verdi, i servizi ecosistemici e le nature-based solution (NBS).
Ovvero, per affrontare un problema nuovo e complesso, servono strumenti altrettanto innovativi e complessi.
Per quanto riguarda le collaborazioni, il coinvolgimento di urbanisti, ecologi e autorità al WFUF costituisce una scelta allo stesso tempo doverosa e sfidante. Doverosa, perché il raggiungimento degli obiettivi non è cosa semplice e necessita del contributo attivo di tutte le parte coinvolte. Sfidante, perché l’eterogeneità degli attori coinvolti implica la comunicazione tra settori diversi, caratterizzati ognuno da un proprio linguaggio e sistema di regole. Da una parte abbiamo il mondo degli urbanisti, ingegneri e architetti, dall’altra gli ecologi e i forestali; ma anche i ricercatori provenienti dall’ambito sociale e sanitario, la FAO, le Nazioni Unite (UNEP, UN-Habitat) e il WHO (World Health Organization) e, per finire, gli organi di governo, le fondazioni e le associazioni ambientaliste.
Come ha illustrato Giovanni Sanesi, Professore di Assestamento forestale e Selvicoltura dell’Università di Bari, negli ultimi anni il tema della forestazione urbana è diventato oggetto di grande attenzione da parte degli studiosi. Basti pensare che il numero di pubblicazioni scientifiche sull’argomento sono passate da circa cento nell’anno 2000 a oltre settecento nel 2015. In testa alla classifica ci sono i ricercatori di Stati Uniti, Cina, Inghilterra, Canada, Germania e Italia. In linea con questo scenario, i tecnici e gli scienziati intervenuti al WFUF offrono numerosi spunti interessanti, frutto dell’esperienza di recenti progetti europei come EMONFUR, SOS4LIFE, NATURVATION, URBAN GreenUP – di cui è protagonista per l’Italia proprio la città di Mantova – e da numerosi micro-studi realizzati nelle università di tutto il mondo. Secondo Cecil Konijnendijk, è giunto il momento di mettere in pratica le scoperte dei ricercatori: «Dobbiamo iniziare a implementare le conoscenze e gli strumenti a nostra disposizione. E nel fare questo, sarà fondamentale coinvolgere un sempre maggior numero di città a livello mondiale. Questo è l’obiettivo della Mantova Challenge. Ed è il ruolo che la città di Mantova ricopre oggi nel guidare questo importante movimento in Italia, a cui mi auguro si uniranno presto Milano e altre importanti città a livello internazionale».
L’obiettivo della Mantova Challenge, lanciata il 1 dicembre 2018 al WFUF, è quello di invitare le città di tutto il mondo ad aderire al programma Tree Cities of the World, nato dalla collaborazione tra la Arbor Day Foundation e la FAO e che rappresenta la traduzione internazionale del Tree City USA, analogo programma di riforestazione già realizzato dalla Arbor Day Foundation in oltre 3.400 centri urbani negli Stati Uniti d’America. Parliamo della più grande ONG impegnata nella riforestazione negli Stati Uniti, con oltre un milione tra membri e seguaci. Tra le principali mire dell’iniziativa c’è quella di creare un network internazionale di comunità urbane, in grado di ottimizzare la condivisione di conoscenze e buone pratiche per una gestione efficiente delle foreste urbane.
Le strategie per la sostenibilità urbana studiate dai ricercatori spaziano dall’utilizzo delle alberature per la riduzione della temperatura, ai benefici dell’impiego di pavimentazioni permeabili e porose; dalla riduzione del consumo di suolo (land take) e della cementificazione, alla progettazione di “tetti verdi” e giardini verticali, fino ai rain gardens per la gestione delle acque piovane. D’altra parte, alla luce dei risultati presentati dai ricercatori al WFUF, le soluzioni proposte faticano ancora a tradursi in protocolli e linee guida standardizzate utili per i professionisti della pianificazione.

ECOLOGI E URBANISTI A CONFRONTO
Secondo la biologa Josefina Enfedaque, Senior Policy Officer della Commissione Europea per biodiversità, NBS e servizi ecosistemici, la comunità degli esperti di forestazione urbana è ancora frammentata. «I risultati degli studi sono utilissimi e promettenti. Tuttavia, la ricerca sulla forestazione urbana è ancora da considerarsi a livello di studi pilota» evidenzia la Enfedaque. Il contesto in cui si inseriscono le recenti ricerche della urban forestry è fatto di una varietà di tematiche complesse e di difficile sintesi(dalla diversificazione dei servizi ecosistemici agli sforzi di integrazione del concetto di biodiversità), di esperienze da ambienti urbani diversificati (provenienti da Paesi di diversi continenti), e di una paradossale difficoltà nell’accesso e nella condivisione dei dati. «Il livello di comunicazione tra il mondo degli ecologi e quello degli urban planners è ancora molto basso.
Perché parlano linguaggi differenti e sono abituati a riunirsi in congressi settoriali.
Persino l’Europa rappresenta un mondo a parte, fatto di Paesi diversi, ognuno con la sua lingua. Nell’era dell’open access, molti esperti di urbanistica ancora non leggono gli studi scientifici pubblicati in lingua inglese, e questo impedisce loro di accedere alle conoscenze e di condividere le reciproche esperienze» spiega Josefina Enfedaque. Il suo consiglio? «In una fase come questa di trasferimento della conoscenza, serve uno sforzo congiunto delle parti: i pianificatori devono consultare i cittadini per la co-creazione degli spazi urbani; gli ecologi devono impegnarsi urgentemente a tradurre le evidenze scientifiche in raccomandazioni e linee guida pratiche per gli urbanisti».
Sul tema del dialogo tra gli esperti dello stesso parere è Marina Trentin, Scienze Ambientali, Referente dei progetti di ecologia urbana della Cooperativa Eliante di Milano.
La Trentin afferma «Gli obiettivi di sostenibilità delle nostre città mettono in comunicazione esperti di ambiti molto diversi: urbanisti, ecologi e politici, ma anche tecnici specializzati, siano questi dirigenti e tecnici della pubblica amministrazione oppure scienziati come biologi, botanici e geologi. Tra questi, gli ecologi ricoprono il ruolo critico di mediatori, perchè è proprio agli ecologi che sono affidate la visione sistemica dell’ambiente urbano e la “traduzione” dei messaggi degli scienziati. Sulla base dell’esperienza milanese di Rotaie Verdi e del progetto europeo CLEVER Cities, credo che la strategia vincente per gli ecologi sia duplice. Da un lato abbiamo la responsabilità di trasmettere ai non addetti ai lavori i meccanismi e le regole del metodo scientifico. Dall’altro, penso sia giunto il momento, per noi ecologi, di imparare a dialogare e negoziare con urbanisti, dirigenti e istituzioni, abbandonando l’approccio scientifico tradizionale dell’iperspecializzazione”.
L’organizzazione del WFUF 2018 rappresenta un primo passo storico nella costituzione della grande comunità degli esperti di forestazione urbana. Come spiega Josefina Enfedaque «L’approccio è lo stesso adottato dalla Commissione Europea: promuovere grandi collaborazioni tra scienziati, pianificatori urbani, aziende, cittadini e autorità locali, tenendo sempre a mente che l’innovazione deve costituire l’interfaccia tra le diverse discipline. Ma questo è un processo che richiede tempo. Per gli scienziati e i tecnici presenti al WFUF di Mantova, questa è la prima volta che si vedono in faccia, si riuniscono in meeting, e si scambiano informazioni sul loro lavoro. Ma sono convinta che molto presto la comunità scientifica sarà pronta alla condivisione efficace delle conoscenze, e che entro cinque anni disporremo già di numerose indicazioni pratiche e innovative per migliorare la sostenibilità delle nostre città».

I CITTADINI E GLI ORGANI DI GOVERNO SONO LA CHIAVE DI VOLTA
Oltre all’interazione tra ecologi e urbanisti, una seconda grande sfida per l’evoluzione della sostenibilità urbana è rappresentata dalla comunicazione con i cittadini e la policy. Sintomo di questa necessità è stata la partecipazione al WFUF di diversi rappresentanti di aziende e organizzazioni specificatamente impegnate nella comunicazione della sostenibilità al pubblico e agli organi di governo. Ne sono esempio la no profit belga BOS+ e la spagnola SDL. Negli ultimi anni, le pressioni rivolte dalla comunità scientifica alle autorità sugli obiettivi di sostenibilità ecologica si sono fatte più incalzanti e, allo stesso WFUF, diversi esperti segnalano la necessità che i governanti e le autorità competenti compiano maggiori sforzi in risposta alle richieste provenienti dal mondo della ricerca.
Per l’Italia, è il caso ad esempio di Stefano Bazzocchi, project manager di SOS4LIFE, e di Nazaria Marchi, della Regione Emilia Romagna, che denunciano a più riprese l’attuale mancanza di una legislazione nazionale in tema di gestione del suolo. Stessa posizione è quella espressa da Mariangela Soraci, ricercatrice dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che sostiene «Da anni il consumo di suolo in Italia procede a un ritmo ormai insostenibile. La problematica più grande è che non abbiamo una legge in grado di definire e regolamentare la gestione del suolo. Ma è proprio in una legge ad hoc che potremmo trovare la soluzione per ridurre l’espansione urbana e integrare, allo stesso tempo, i progetti delle nuove infrastrutture verdi». Secondo gli esperti, in mancanza di strumenti legislativi mirati, l’obiettivo europeo di zero land take entro il 2050 si fa sempre più arduo.
Sulla risposta delle istituzioni alle urgenze ambientali si è espresso David Miller, direttore nordamericano di C40 Cities (Climate Leadership Group), ex-sindaco della città di Toronto. Come ha dichiarato Miller nel suo intervento, la lotta al cambiamento climatico si trova ora in una impasse che, mano a mano, sta obbligando i sindaci e le amministrazioni a considerare gli obiettivi di riduzione delle emissioni non più come una grande ambizione, ma come la nuova normalità.
A questo proposito il leader di C40 si dice ottimista, sia per il progressivo coinvolgimento dei cittadini, sia per la crescente adesione delle autorità locali agli obiettivi 2020 della climate action.
La questione della forestazione urbana non riguarda quindi solamente la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie. Come sostiene Josefina Enfedaque della Commissione Europea, i cittadini costituiranno la chiave di volta nella comunicazione con le autorità. «Abbiamo gli ecologi, gli urbanisti, e le autorità locali. Questi sono i tre grandi attori coinvolti nel processo di trasformazione ecologica urbana. E i politici fanno ciò che i cittadini chiedono». Quello segnalato dalla policy officer è il bisogno urgente di ottenere l’impegno delle autorità e la partecipazione dei cittadini. «Perché, nella storia dell’uomo, il consenso del popolo costituisce da sempre l’elemento decisivo per dare il via alle grandi trasformazioni. A volte, per risolvere i problemi più difficili, è sufficiente fare in modo che le persone semplicemente si parlino. In questo credo che le associazioni di attivisti e i giovani blogger giocheranno un ruolo decisivo nella sensibilizzazione della gente al tema della sostenibilità, e nel rendere accessibili le soluzioni proposte dagli scienziati. Questa è la chiave. La comunicazione con i cittadini richiede un linguaggio semplice, comune, e quello stesso linguaggio sarà ciò che consentirà a ecologi e urbanisti di iniziare finalmente a comprendersi e collaborare».
Cecil Konijnendijk ha dichiarato: «La Mantova Challenge Tree Cities of the World rappresenta uno strumento fondamentale per promuovere gli obiettivi della forestazione urbana presso i politici e i decision maker. Abbiamo la responsabilità di diffondere un messaggio importante che riguarda tutte le città del mondo.
Abbiamo il supporto della FAO. E abbiamo bisogno che la forestazione urbana diventi presto una priorità politica per le nostre istituzioni». Gli obiettivi sono quelli riportati nella call for action, secondo la quale «Dovremmo utilizzare le foreste urbane e gli alberi per rendere le nostre città più verdi, sane, felici, fresche, selvatiche, pulite, ricche, e sicure».
Lo scorso 29 novembre, alla vigilia dell’annuncio della Mantova Challenge, al WFUF di Mantova è nato il Manifesto europeo per la Cooperazione – Nature-Based Solutions. I firmatari del Manifesto NBS si impegnano a promuovere lo studio, l’applicazione e la replicabilità di modelli “ecologici” e sostenibili per la pianificazione delle nostre città, favorendo la crescente diffusione dei progetti di ricerca internazionali finanziati dalla Commissione Europea.
Gli obiettivi sono il miglioramento della qualità di vita, la resilienza al cambiamento climatico, la sostenibilità delle città e la partecipazione dei cittadini alla costruzione di un nuovo concetto di verde urbano. Come ha affermato la Enfedaque al lancio del Manifesto, «Nature is not the problem. Is the solution. So let the world know that green is the new way».
Da una parte, i promotori della Mantova Challenge – Tree Cities of the World parlano di una rapida implementazione delle nuove pratiche di forestazione; a questo proposito, è stata già annunciata la volontà di costituire una commissione internazionale denominata Tree Boardche, guidata dalle municipalità, si occuperà di definire le regole della forestazione e le possibili sanzioni. Dall’altra parte, la comunità scientifica degli ecologi chiede ancora tempo alle istituzioni per la definizione e la traduzione delle necessarie raccomandazioni e linee guida. Forse, la prima grande “sfida di Mantova” sarà quella di puntare a un’innovazione delle collaborazioni, che consenta di raggiungere al più presto un’efficace unione di intenti tra gli esperti della forestazione urbana.

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