Una comunità di 150 Stati in ambito Nazioni Unite ha approvato nel 2015 l’Agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, per contribuire allo sviluppo globale, promuovere il benessere umano e proteggere l’ambiente perseguendo 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).

SDGS

In sintesi, attraverso tali Obiettivi si intende:

  1. sconfiggere la povertà in tutte le sue forme, ovunque;
  2. sconfiggere la fame, garantire la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile;
  3. garantire una vita sana e promuovere il benessere di tutti a tutte le età;
  4. garantire a tutti un’istruzione inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento permanente eque e di qualità;
  5. raggiungere la parità di genere attraverso l’emancipazione delle donne e delle ragazze;
  6. garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile di acqua e servizi igienico-sanitari;
  7. assicurare la disponibilità di servizi da energia rinnovabile accessibili, affidabili, sostenibili e moderni per tutti;
  8. promuovere una crescita economica sostenibile, occupazione piena, lavoro dignitoso per tutti;
  9. costruire infrastrutture solide, promuovere l’industrializzazione sostenibile e l’innovazione;
  10. ridurre le disuguaglianze all’interno e tra i paesi;
  11. creare città sostenibili e insediamenti umani che siano inclusivi, sicuri e solidi;
  12. garantire utilizzo responsabile delle risorse e  modelli di consumo e produzione sostenibili;
  13. adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze;
  14. utilizzare in modo sostenibile e conservare gli oceani, i mari e le risorse marine;
  15. proteggere e promuovere l’utilizzo sostenibile degli ecosistemi terrestri, dalle foreste al contrasto alla desertificazione, bloccare il degrado del suolo la perdita di biodiversità;
  16. promuovere pace e giustizia, rafforzarne strumenti di attuazione e partnership globale;
  17. rilanciare il partenariato globale per lo sviluppo sostenibile.

Il World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) ha di recente verificato la percezione della sfida rappresentata dagli SDGs  da parte della ‘Business Community’:
– il 78% delle aziende la percepiscono come opportunità strategica per rafforzare catena del valore e competitività;
– al momento, l’agenda SDG è prevalentemente in capo all’ufficio del CEO ed alle strutture aziendali ‘Sostenibilità’ e ‘Comunicazione’, per cui occorre integrarla nelle altre funzioni strategiche;
– il 62% delle imprese identifica come priorità SDG 13 (Climate Action); in Europa e nella regione Asia Pacific l’area focale è SDG 12 (Responsible Consumption and Production) , mentre in Nord- e Sud-America lo è SDG 8 (Decent Work and Economic Growth). Solo il 10% delle imprese pone attenzione a SDG 14 (Life Below Water);
– emergono barriere nell’articolare operativamente la strategia in azienda, per cui è richiesta molta chiarezza nelle politiche pubbliche e nelle azioni regolatorie conseguenti;
– nei prossimi anni le imprese si danno come priorità il rafforzamento del ‘Reporting’ interno circa la progressione dei risultati nel perseguimento dei SDGs e della gestione dei rischi operativi e regolatori connessi.

In altre parole, occorre che prenda corpo un patto tra attori istituzionali, sociali ed economici per la sostenibilità che consolidi e alimenti il motore virtuoso dell’innovazione e della economia circolare per accelerare la transizione verso pratiche sostenibili a basse emissioni di carbonio su scala globale.
Va in tale senso l’accordo da poco stipulato tra Cina ed Unione Europea, che nasce da una comune analisi dei problemi ambientali che mettono a rischio gli ecosistemi dai quali dipendiamo e dalla comune ricerca di nuove politiche nella produzione di beni e servizi in funzione di buone pratiche, definendo standard produttivi basati su efficiente uso delle risorse limitate, recupero dei materiali e uso di fonti di energia pulita e rinnovabile.
Il dialogo tra due grandi aree geografiche potrebbe portare benefici da un punto di vista economico, come sostengono due studi effettuati dalla fondazione MacArthur: da una parte, una Europa “più circolare” vedrebbe 0,9 migliaia di miliardi di euro aggiungersi entro il 2030 al suo attuale Pil (riducendo allo stesso tempo le emissioni di CO2 e aumentando di 3mila euro all’anno il reddito delle famiglie), dall’altra la Cina limiterebbe i costi negativi generati dall’inquinamento.          Sostiene Ellen MacArthur che “la transizione verso un’economia circolare offre alle città cinesi notevoli opportunità per creare nuovo valore, crescita economica, e promuove ulteriormente innovazioni che rendono più vivibile la città per gli abitanti. La collaborazione e la condivisione di conoscenze e buone pratiche sono la chiave per sbloccare queste opportunità. Un più stretto allineamento sull’economia circolare tra la Cina e l’UE è quindi un passo significativo, che spiana la strada a uno spostamento globale verso un sistema economico che funzioni sia per le imprese, che per le persone e l’ambiente”.

La strada è aperta verso il 2030: l’Italia non può perdere questa occasione.