Lo sviluppo incontrollato della popolazione e delle attività umane è causa, da oltre due secoli, del degrado degli ambienti naturali e della perdita di beni e servizi che la natura fornisce all’umanità, i servizi ecosistemici. La distruzione degli habitat naturali, l’introduzione di specie dannose, il cambiamento climatico sono tra i fattori principali che contribuiscono a questo degrado, tutti ad opera dell’uomo. Da qualche decennio sta crescendo anche, e finalmente, la percezione della perdita che quotidianamente subiamo (ma di cui siamo al contempo la causa). Questa perdita la misuriamo giorno per giorno in termini di cibo scadente, acqua e aria inquinate, instabilità idrogeologica, malattie.
La nuova consapevolezza ha convinto molti Paesi all’adozione di accordi internazionali finalizzati a fermare il declino della biodiversità. Il più noto tra questi è la Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD), firmata nel 1992 a Rio de Janeiro e tuttora in vigore.
A fronte di alcuni successi locali e del fallimento generale della Convenzione di Rio fino ad oggi, nel Piano Strategico 2011-2020 sono stati presi rinnovati impegni per azioni effettive e urgenti. Questi impegni prendono la forma di 20 “Obiettivi di Aichi per la biodiversità” da raggiungere entro il 2020. Lo scorso dicembre a Parigi le nazioni hanno raggiunto uno storico accordo per contenere l’aumento di temperatura del pianeta (dovuto alle emissioni di gas serra prodotti dai combustibili fossili e dal consumo del suolo per l’allevamento e l’agricoltura) a 1.5°C rispetto ai livelli pre-industriali. La portata dell’impegno testimonia la vastità del problema e la complessità delle soluzioni.
In questo contesto internazionale, l’Arpa Umbria si appresta ad avviare nel corso del 2016 un “Centro per lo studio del Cambiamento Climatico e la Biodiversità in Ambienti Lacustri e Aree Umide”. Gli obiettivi del Centro sono di enorme importanza per la biodiversità, e al contempo radicati nelle peculiarità geologiche, climatiche, storiche e ambientali di una regione che trae molta della sua fortuna, in un Mediterraneo in via di inaridimento, dalla ricchezza delle acque sotterranee e superficiali.
I progetti con i quali il Centro intende avviare le sue attività hanno rilevanza a scala globale e ricadute concrete per il benessere dei cittadini e lo sviluppo del territorio. Si pensi, ad esempio, alla proposta di mappatura e monitoraggio delle zone umide (inclusi stagni, paludi e raccolte d’acqua più o meno permanenti). La sua realizzazione contribuisce a raggiungere molteplici Obiettivi di Aichi, inclusi l’Obiettivo 5, che impone di preservare questi ambienti naturali, e il 14, che richiede la gestione sostenibile della acque. Al contempo, questo progetto permetterà di monitorare gli effetti del cambiamento climatico. Ma la ricaduta più immediata e diretta sarà per la popolazione umbra, perché le raccolte d’acqua sono fondamentale risorsa idrica in periodi di siccità, dunque eccellente strumento per alleviare gli effetti del cambiamento climatico.
La realizzazione di un sistema di liste di specie esotiche acquatiche da parte del Centro sarà tanto importante per aiutare il nostro Paese a raggiungere l’Obiettivo 9 di Aichi (identificare e mantenere sotto controllo le specie invasive) quanto a favorire l’economia locale. Basti pensare che la maggior parte della comunità ittica nel fertilissimo lago Trasimeno, proprio lì dove il Centro sarà ospitato, è ormai rappresentato da pesci rossi invasivi e privi di valore gastronomico.
Diamo dunque un sincero benvenuto al nascente “Centro Cambiamento Climatico e Biodiversità in Ambienti Lacustri e Aree Umide” di Arpa Umbria, che risponde a una crescente domanda popolare di conoscenza e tutela del patrimonio naturale regionale, nonché a impegni internazionali presi dal nostro Paese. In una stagione di grandi cambiamenti non solo geopolitici, ma anche ambientali e climatici, il Centro rappresenta una iniziativa tempestiva. Auguriamoci che, beneficiando della sua felice posizione al centro dell’Italia, sia di esempio e riferimento per iniziative simili in altre regioni.

Editoriale pubblicato su micron n°33