Parte oggi una nuova rubrica della nostra rivista “Ritorno al futuro”, in questo spazio, attraverso testi, testimonianze e foto, riprenderemo avvenimenti e pensieri del passato che però risultano ancora attuali e per certi versi rappresentano, con la loro lungimiranza, un punto di partenza anche per il futuro.
Partiamo con la lettera che l’allora Assessore all’Ambiente del Comune di Milano Walter Ganapini indirizzò nel ’96 agli ambientalisti milanesi. In Lombardia si era in piena “guerra dei rifiuti” e le parole di Ganapini risultano quanto mai attuali alla luce degli ultimi avvenimenti del nostro Paese.

È a tutti palese che oggi,a Milano,si sta combattendo una delle più importanti battaglie dell’ambientalismo italiano.
Attacchi violentissimi vengono all’esperienza milanese da parte dei gruppi di interesse parassitario e tangentizio che per decenni hanno mantenuto Milano, e l’Italia, in condizioni di degrado non europeo per quanto concerne lo smaltimento dei rifiuti, la gestione delle acque, la qualità dell’aria.
Si accodano, a quei gruppi, i servi presenti ad ogni livello delle Amministrazioni, in porzioni di accademia, negli organi di controllo: sono gli stessi servi che, nei decenni precedenti, non hanno mai visto né sentito nulla, che hanno progettato buona parte di impianti e strutture poi, fortunatamente, finite nel mirino di ‘Mani Pulite’, che sono stato i corifei della ‘Milano da bere’. In tema di rifiuti, Milano ha avviato uno dei più drastici processi di disintossicazione da discarica che l’Europa ricordi.
Non era nella volontà del Comune sottoporre la città a tale sforzo e in quei tempi e modi: solo la necessità di sottrarsi ad un assedio lungamente programmato, e dal forte puzzo di denaro, ha condotto a mobilitare ogni risorsa verso la autosufficienza, attivando la più grande campagna di raccolta differenziata del Paese, ottimizzando la gestione degli scadenti impianti ereditati dal passato, progettando l’avvio della più grande fabbrica di riciclaggio del Paese, per di più su una grande area dismessa, promuovendo gli appalti dei nuovi impianti strategici, tutti coerenti con la più avanzata normativa comunitaria, generando nuova occupazione.
I Milanesi hanno capito, così come il sistema industriale ha capito: non si sta in Europa ingrassando i proprietari di discariche, ricorrendo a tecnologie obsolete, evitando il confronto con i temi delle tecnologie pulite, dei prodotti puliti, della riduzione all’origine del problema.
E nonostante si sia dovuto mettere in moto il processo in poche settimane, non si è dimenticato di operare la ricerca del consenso sul territorio, di coinvolgere il mondo della ricerca (il progetto ‘Cittadella dell’Ecodesign’), di valorizzare il volontariato.
Il rischio che tale processo attecchisse è stato ben percepito da parassiti e tangentari, sin dall’inizio: li ha spaventati il fatto che il Sindaco Formentini, coinvolgendo uomini e donne dell’ambientalismo e del volontariato nel governo della città, consentisse poi che al vertice dei più importanti strumenti operativi del Comune arrivassero competenze di primo ordine e professionalità fortemente connotate di trasparenza.
Parassiti e tangentari non amano un pubblico competente e indipendente e perciò capace di dialogare e cooperare positivamente con il mercato e le imprese industriali e di servizio, ricercando nuove e più efficienti sinergie gestionali. Chi si difende perde, chi progetta vince.
L’ambientalismo scientifico ha da sempre perseguito l’obiettivo della progettualità al servizio dell’innovazione sociale, culturale, economica.
L’ambientalismo scientifico ha applicato, nel Paese, la nozione di complessità e della lettura sistemica dei processi reali; è proprio l’ambientalismo scientifico che, però, pur rifuggendo da ogni approccio riduzionistico e meccanicistico, ha fatto propria la esigenza della semplificazione nel governo del cambiamento di tali processi reali.
Guai a chi, in questo momento e in questa Milano, non prenda, perciò, hegelianamente partito nella battaglia in corso: le lagnanze a posteriori non serviranno a nulla, se si perderà.
Se si perde a Milano, sui rifiuti, arretra tutto il Paese e l’Europa si farà ancor più lontana.
Non si cada nella trappola di parassiti e tangentari, che non si trastullano di pensieri deboli  e che, anzi, hanno pensieri e interessi forti.
Si mantenga decisa la finalizzazione all’obiettivo: se Milano riesce a diventare europea nella gestione dei rifiuti e delle acque, in forte sinergia con la migliore cultura industriale, si pongono le basi per troncare le connessioni tra mercato dei servizi ambientali ed economia malavitosa e tangentizia e si porta avanti il Paese. L’ambientalismo, in tal modo, darebbe prova della sua capacità di governare, come ha saputo fare e fa in Germania, Danimarca, in Olanda e, con Al Gore, negli Stati Uniti.