Cosa significa essere rifugiato

Una persona su 122 è attualmente un rifugiato. Questi numeri sono specchio dell’imponente crisi umanitaria oggi in corso, che obbliga ognuno di noi a soffermarsi su questa realtà, vista da alcuni con diffidenza e affrontata con lo scudo del razzismo, ma dalla maggior parte con empatia e un grado altissimo di umanità.
Redazione, 20 Giugno 2016

Una persona su 122 è attualmente un rifugiato. Questi numeri sono specchio dell’imponente crisi umanitaria oggi in corso, che obbliga ognuno di noi a soffermarsi su questa realtà, vista da alcuni con diffidenza e affrontata con lo scudo del razzismo, ma dalla maggior parte con empatia e un grado altissimo di umanità.

Chi è per la legge il rifugiato?
Nell’articolo 1° della convenzione di Ginevra leggiamo: “Il rifugiato è colui che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra”.

Per celebrare questa giornata abbiamo cercato di andare oltre la legge, e queste sono alcune testimonianze che abbiamo raccolto.

“Ogni rifugiato ci ricorda quanto fragile sia la libertà. Quando gli offriamo protezione, compiamo un atto di difesa verso la vita di un uomo e un atto di amore verso il valore più prezioso dell’umanità.”
Valentina Parasecolo, giornalista freelance

“Secondo me essere rifugiato significa essere fuggito da un conflitto da un posto all’altro cercando sicurezza, per non dover mettere il punto ai nostri sogni”,
Coulibaly Wolo, rifugiato politico

“Oggi “celebriamo” i rifugiati, coloro ai quali i rispettivi stati non garantiscono il diritto (universale) di restare in pace e con la propria identità laddove si è nati e cresciuti. La comunità internazionale garantisce loro almeno un diritto d’asilo e uno status giuridico, precario e triste. Non sono gli unici migranti forzati, quelli costretti a fuggire dagli effetti dei cambiamenti climatici antropici globali
sono una responsabilità del modo novecentesco di produrre e consumare nei nostri Stati ricchi e industriali. Tutti gli altri che partono sono migranti, esercitano una (universale) riconosciuta libertà di migrare, meglio saperlo”.
Valerio Calzolaio, ex Parlamentare e Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente

“Il rifugiato è una persona che scappa. Non perché è colpevole di qualche cosa ma in quanto è vittima di persecuzioni, violenze. Loro scappano mossi dalla speranza che ci sia un posto nel mondo che possano ancora chiamare casa”.
David Castillo, UNHCR Malta

“Credo che Dio, o qualsiasi cosa, non ti dia un fardello che tu non possa reggere. Se non fossi stata una donna transessuale ora sarei ancora in Kenya a subire torture, carcere, umiliazioni per la mia natura. Per me essere rifugiato significa poter essere se stesso”. Tratto dal reading book at Cafe society, Malta)
Farah Abdullahi Abdi, Attivista e scrittore

Il rifugiato è un ‘estraneo’, uno che non conosce la lingua, che non possiede nulla. Si trova di fronte un mondo che lo guarda con sospetto e che egli guarda con sospetto. E’ facile cadere qui in un risentimento. Molti però riescono. Si inseriscono con le loro famiglie e il loro lavoro, divengono parte della nuova società senza, con ciò, perdere i legami con le terre di origine. Costoro sono una risorsa preziosa, per il mondo che li accoglie e per coloro che verranno, la dimostrazione che una pacifica convivenza è possibile, che si può essere italiani, europei, pur avendo la pelle scura e professando una religione diversa da quella cristiana. Ciò senza nulla togliere al sogno di molti “rifugiati”: quello di tornare, un giorno, nella loro patria quando il fuoco delle armi sarà spento”.
Massimo Borghesi, Professore di Filosofia Morale presso l’Università di Perugia

I ‘migranti’ o ‘i rifugati’ nella mia esperienza non sono più una realtà distante, ora sono vicini, sono amici. Ho conosciuto ragazzi, esattamente come me, con tanti sogni nella testa. Ma loro hanno un coraggio che forse non avrò mai, loro sono l’immagine viva della ricerca della felicità. Ogni volta, parlandoci, capisco la loro forza, la loro battaglia. Loro hanno avuto il coraggio di inseguire la libertà.. e io gli auguro di non fermarsi, di rimanere affamati di libertà”.
Irene Sciurpa, Ong Kopin

“Quando offriamo assistenza a un migrante, la domanda che dovremmo porci è la più semplice: quale aiuto vorrei ricevere se fossi un migrante nel suo Paese?”
Simona Re, giornalista freelance

“Chiunque è costretto a lasciare la propria casa a causa belliche e/o ambientali e/o economiche è un profugo. E tutti, come succede oggi solo per i profughi di guerra, hanno diritto al riconoscimento giuridico internazionale del proprio status. Il riconoscimento giuridico diventa sostanziale solo se la protezione dei profughi è a cura dell’intera umanità, ovvero delle Nazioni Unite”.
Pietro Greco, giornalista e scrittore

“La nostra è l’unica generazione che riesce a operare una distinzione tra coloro che rischiano di morire a causa dell’esplosione di una bomba e quelli che sono costretti ad emigrare in ragione dei cambiamenti climatici o della povertà. Per qualcuno troviamo uno strapuntino, per gli altri solo posti in piedi”.
Fabio Mariottini, Direttore di micron

“In biologia, il termine rifugio si usa per indicare una zona che, presentando condizioni eccezionalmente favorevoli in confronto all’area circostante molto più vasta e con condizioni sfavorevoli, ha permesso la sopravvivenza di singole specie animali o vegetali, o anche di intere faune e flore (Treccani online). Se abbiamo accettato l’evoluzionismo Darwiniano, perchè non dovremmo accettare che la ricerca di rifugio è una condizione naturale dettata dal nostro istinto di sopravvivenza?
Essere rifugiato per me significa avere la forza e la voglia di obbedire ad un istinto primario delle specie animali, l’istinto di sopravvivenza. Gli animali si spostano alla ricerca di spazi adeguati alla vita, e cosa siamo noi se non animali evoluti?”
Maria di Domenico, Ong Kopin

“Profugo, immigrato, clandestino, richiedente asilo, apolide. Ma poi, da uomo a uomo, la grande differenza qual è? Se nascondiamo i valori dietro alle parole, dobbiamo rimanere in un eterno e coerente silenzio. Meglio di una vigliacca logorrea di termini futili e scialbi”.
Anastasia Chiò, Mediatrice interculturale presso il Centro di Accoglienza di Ameno

Tratto da Foto tratte da micron 31

Commenti dei lettori


    X