Natura d’autore

Da “volto amato della Patria” a “farmacia dell’anima”, il paesaggio è un’invenzione tutta italiana. Un’invenzione, per giunta, relativamente recente. Se la natura esiste da sempre, lo stesso non può infatti dirsi del paesaggio.
18 Settembre 2019

Da “volto amato della Patria” a “farmacia dell’anima”, il paesaggio è un’invenzione tutta italiana. Un’invenzione, per giunta, relativamente recente. Se la natura esiste da sempre, lo stesso non può infatti dirsi del paesaggio. A differenza della natura, percepita d’istinto come quel che circonda e supera lo spazio artificiale della civiltà, il paesaggio è nozione complessa. Non è né natura né mondo, ma è l’uno e l’atro assieme.
Inventori del concetto e artefici della sua prima tutela giuridica, dovrebbe esserci congeniale vestire i panni degli alfieri del paesaggio nel mondo intero. E invece, dagli ecomostri in bella vista su costiere mozzafiato a scriteriati parchi eolici a ridosso di alture e sentieri pregni di storia, l’Italia s’è fatta volontaria carnefice di quello che Andrea Zanzotto definisce un “progresso scorsoio” indifferente alla bellezza. È la denuncia che da decenni fa anche un grande paesologo come Franco Arminio. “In Italia – dice – abbiamo voltato le spalle al paesaggio, lo abbiamo considerato una specie di tappeto, invece il paesaggio va guardato come una creatura vivente. Ciò riguarda non solo l’atteggiamento delle singole persone, ma anche quello dei quadri normativi, della politica. È sempre un problema di postura culturale. Bisogna andare dietro il paesaggio. La nostra cassaforte non è la banca ma è il paesaggio”. Non è solo la nostra cassaforte, ma è di più: la nostra farmacia. “Il luogo – continua Arminio – ha la capacità di attraversarci, di illuminarci, di produrre una luminescenza interiore che ci permette di capire cosa siamo e cosa vogliamo: il luogo è la nostra farmacia”

Cristian Fuschetto, tratto da Oikos / Realtà in movimento

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