Non toccate quel fratino

Lungo le coste del Lazio, in provincia di Roma, c’è una torre che volge all’orizzonte e si perde nel mare. Nata per avvistare i saraceni, oggi quel che ne resta sorveglia un tesoro prezioso.
Francesca Buoninconti, 11 Dicembre 2018
Micron
Giornalista scientifica

Lungo le coste del Lazio, in provincia di Roma, c’è una torre che volge all’orizzonte e si perde nel mare. Nata per avvistare i saraceni, oggi quel che ne resta sorveglia un tesoro prezioso.

Qui l’odore della salsedine si mescola allo scroscio delle onde che si infrangono sulla battigia, e una leggera brezza marina è l’unico sollievo dal caldo torrido. Qua e là si trova sparsa qualche conchiglia, un giglio di mare candido come la neve sbuca dalla sabbia e grossi cespugli fioriti di camomilla marina, che sembrano assomigliare a mazzi di margherite. L’oasi naturale Palude di Torre Flavia, nel comune di Ladispoli, è la casa del fratino (Charadrius alexandrinus): un piccolo uccello migratore a rischio di estinzione, che tra marzo e luglio arriva qui per nidificare

Ma la prossima estate questo folletto delle spiagge, potrebbe trovarsi nel bel mezzo dell’arena di un concerto: quello di Jovanotti. Il nuovo summer tour di Lorenzo Cherubini, il Jova Beach Party, prevede 12 tappe, tutte in spiaggia, e tra queste ci sono due “case del fratino”. Una è a Fermo, nelle Marche, e l’altra è l’oasi di Torre Flavia.

Così, subito dopo il lancio del tour, è scattato l’appello della Lipu – la Lega Italiana Protezione Uccelli. La prima risposta del cantante è parsa positiva: Jovanotti garantisce che le spiagge saranno lasciate «meglio di come sono state trovate», sottolinea che il tutto è organizzato in collaborazione con il WWF, assicura che il tour sarà plastic free e che «possa essere una vera figata» perché progettato per essere eco-compatibile. E infine dichiara: «a chi è giustamente preoccupato per il fratino, dico che anche io lo sono» e promette «il Jova Beach Party arriverà dopo che il fratino ha nidificato e abbandonato la zona».

E infatti quasi subito la data di Fermo è stata spostata ad agosto. Ma per Torre Flavia ancora nessun segnale: la data rimane il 16 luglio 2019, in piena nidificazione del fratino. All’appello della Lipu, si è aggiunto così anche quello del Comitato Nazionale Conservazione Fratino, che riunisce gli ornitologi che si occupano della conservazione di questa specie nella nostra penisola.

Tra questi c’è Massimo Biondi, che da trent’anni monitora il fratino sul litorale laziale, Torre Flavia compresa. «Negli anni ’90 sulle coste del Lazio nidificavano circa 40 coppie di fratino. Oggi siamo a 15-18, e tutte in provincia di Roma» spiega Biondi. Il fratino è una specie ombrello, proteggendolo, cioè, si tutela anche tutto il suo ecosistema: le dune sabbiose del litorale, che in Italia troppo spesso sono state sostituite da colate di cemento, distrutte o erose. «Il fratino ha nidificato la prima volta a Torre Flavia nel 2007 e dal 2016 torna qui ogni anno, con regolarità, a deporre le sue uova» specifica Massimo Biondi. «È una specie fedele al sito di riproduzione: quando si trova bene in un luogo vi ritorna l’anno dopo e quello dopo ancora. E Torre Flavia è diventata una sorta di santuario per i fratini laziali, è una nursery importante: la scorsa estate tre coppie hanno deposto ben 8 nidi, per un totale di oltre 20 uova. Basti pensare che in tutto il Lazio sono stati censiti 26 nidi e 78 uova, ma solo il 21% dei piccoli sono sopravvissuti e sono giunti all’involo. Qui, tra l’altro, vengono a fare il nido anche i corrieri piccoli (Charadrius dubius), i “cugini del fratino”, un’altra specie protetta».

Il fratino è una specie indifesa anche nei confronti dei predatori naturali, come cornacchie grigie e gabbiani reali, molto più grandi di lui. Non ha artigli, né un becco affilato e l’unica difesa su cui può contare per proteggere il nido – di solito tre uova deposte direttamente sulla sabbia – è il mimetismo. Le uova sono quasi invisibili e questo può far sì che anche un bagnante qualsiasi possa schiacciarle camminando sulle dune. Inoltre i piccoli non imparano subito a volare: possono solo correre sulla sabbia, ma molto spesso non riescono a sfuggire al pericolo. «Ci vogliono almeno due mesi perché una coppia di fratini abbia il tempo di deporre le uova, farle schiudere e portare all’involo i piccoli. L’ultima deposizione a Torre Flavia, l’anno scorso, è avvenuta il 4 luglio. La data del 16 luglio per il concerto, dunque, resta un serio problema. L’equilibrio di Torre Flavia, e di altre aree che ospitano il fratino, è delicato e non va toccato» sottolinea Biondi.

Del resto l’oasi naturale di Torre Flavia è tappezzata di cartelli che avvisano della presenza di una specie così importante, inserita tra l’altro tra i criteri per l’assegnazione della bandiera blu. Bastano poche e semplici regole per una convivenza pacifica, che giova al fratino quanto ai bagnanti. E un concerto non è esattamente quello che si prevede nei piani di un’area protetta che ospita specie a rischio. I problemi sono diversi: dalla massa di persone, dai tecnici ai fan, che potrebbe tranquillamente passeggiare sulle dune mettendo a repentaglio i fratini, ai rifiuti, fino all’inquinamento acustico che non ha barriere. Senza contare che con tali assembramenti di persone, trovare cibo a sufficienza – per lo più piccoli invertebrati che vivono nella fascia del bagnasciuga – per i fratini potrebbe diventare molto difficile se non impossibile. Ma le soluzioni per Torre Flavia ci sono: «basterebbe spostare il concerto Montalto Marina o a Santa Severa, aree che il fratino non frequenta e che infatti erano in lizza per aggiudicarsi l’arrivo del tour» precisa Biondi. Insomma l’unica vera “figata” – per chi si professa rispettoso della natura – sarebbe lasciare stare il fratino e il delicato ambiente dunale.

Foto di Massimo Biondi – segretario GAROL (Gruppo Attività e Ricerche Ornitologiche del Litorale)

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