Aiuto, mi si sciolgono i ghiacci!

Dalla situazione attuale e quella del prossimo futuro delle due masse ghiacciate più grandi del mondo dipendono molti degli scenari che attendono il nostro pianeta se non si interviene al più presto sul ‘climate change’. Proprio nei giorni della Cop24 che si tiene a Katowice in Polonia, 'Nature' ha dedicato ad Antartide e Groenlandia due articoli molto importanti.
Pietro Greco, 12 Dicembre 2018
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

L’Antartide e la Groenlandia ospitano le due masse ghiacciate più grandi del mondo. E, dunque, le due maggiori riserve di acqua dolce. In Antartide ci sono 30,1 milioni di chilometri cubici di acque ghiacciate (pari al 91,6% del totale mondiale), mentre la Groenlandia ospita 2,6 milioni di chilometri cubici di ghiacci, pari al 7,9% del totale. In pratica i ghiacci presenti sul continente antartico e sulla Groenlandia rappresentano il 98,5% di tutta l’acqua allo stato solido presente sul nostro pianeta. L’esistenza di questa enorme quantità di acqua allo stato solido in Antartide e in Groenlandia ha una grande influenza sul clima: sia perché contribuisce a determinare il livello dei mari, sia perché riflette le bianche distese di ghiaccio e, dunque, rimanda indietro nello spazio non poca dell’energia luminosa che proviene dal Sole, sia perché nel gioco della fusione e delle nevicate contribuisce al ciclo idrologico globale.
Non è un caso, quindi, se ai ghiacci dell’Antartide e della Groenlandia la rivista inglese Nature ha dedicato nei giorni scorsi due importanti articoli, in sincronia con COP 24, la Conferenza delle Parti che hanno sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti del Clima che si tiene a Katowice in Polonia.
In un articolo pubblica lo scorso 6 dicembre, Change in future climate due to Antarctic meltwater, l’americano Ben Bronselaer, del Dipartimento di geoscienze della University of Arizona di Tucson, insieme a un gruppo di colleghi, propone una visione articolata del ruolo che lo scioglimento dei ghiacci dell’Antartide potrebbe avere sul clima da qui a fine secolo.
Il loro studio prevede che se i gas serra aumenteranno in atmosfera secondo lo scenario RCP8.5 – uno scenario neppure preso in considerazione dall’IPCC, il panel di scienziati delle Nazioni Unite, nel suo ultimo rapporto –, la fusione dei ghiacci antartici potrebbe determinare un aumento del livello dei mari di un metro, da qui al 2100. Lo scioglimento delle acque ghiacciate in Antartide, per pure conseguenze termodinamiche, assorbirebbe però calore e rallenterebbe l’aumento della temperatura media del pianeta, dilazionando di una decina di anni il raggiungimento della soglia dei 2°C in più rispetto all’epoca preindustriale.
Un aumento del livello dei mari di un metro dovuto unicamente allo scioglimento dei ghiacci dell’Antartide avrebbe conseguenze per la società umana enormi: un miliardo di persone vive lungo coste molto basse e, quindi, sarebbe a forte rischio nel caso che lo scenario RCP8.5 si verificasse.
Due giorni prima, lo scorso 4 dicembre, la stessa rivista, Nature, aveva pubblicato un altro articolo – primo firmatario un altro americano, Luke Trusel, glaciologo della Rowan University di Glassboro, nel New Jersey –, dedicato ai ghiacciai della Groenlandia. Anche questo è poco rassicurante. Il succo dell’articolo, frutto di trivellazioni in loco e analisi con il satellite, è chiaro.
I ghiacciai della Groenlandia si stanno sciogliendo a una velocità superiore a ogni altra, negli ultimi 350 anni e probabilmente negli ultimi 7 o 8.000 anni. Ma quel che è peggio che questa fusione è in fase di accelerazione. Ogni anno è più veloce.
Gli studi di Trusel e colleghi dimostrano che il riscaldamento della Groenlandia sta alterando la struttura stessa dello strato più superficiale dei ghiacciai di quell’enorme isola una volta danese. La fusione in estate e il ricongelamento in inverno stanno creando un circolo vizioso: alla neve bianca e, dunque, riflettente si sostituisce sempre più ghiaccio più scuro perché sporco di fango, cosicché la Groenlandia assorbe più calore dal Sole e la sua temperatura media aumenta, provocando ulteriore fusione del ghiaccio.
Nel medesimo tempo l’isola perde la sua preziosa acqua allo stato solido: perché sta aumentando la quantità di ghiaccio sciolto che finisce in mare. In questo momento la Groenlandia rilascia negli oceani qualcosa come 600 gigatonnellate di acqua, che basterebbero a riempire 240 milioni di piscine olimpiche. In questo modo la Groenlandia è la seconda causa maggiore nell’innalzamento del livello dei mari; essendo responsabile, secondo il World Climate Research Programme, per il 22% dell’incremento totale.
L’insieme di questi due articoli ci suggerisce due cose. Primo: la criosfera, ovvero il mondo del ghiaccio, giocherà un ruolo decisivo nel futuro del clima. Secondo: speriamo che qualcuno a Katowice legga i due articoli e ne tragga le conseguenze.

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