Aumenta il metano: una nuova sfida per il clima

Ce ne eravamo dimenticati, del metano. Eppure è il gas serra più presente in atmosfera dopo il biossido di carbonio. Ed è un gas la cui concentrazione in atmosfera è decisamente aumentata negli ultimi due secoli. La convinzione degli esperti è che bisogna tenerlo sotto controllo se vogliamo contenere l’aumento della temperatura media del pianeta. Ma come possiamo risolvere questo grosso problema?
Pietro Greco, 12 Giugno 2019
Micron
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Giornalista e scrittore

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Ce ne eravamo dimenticati, del metano (CH4). Eppure – vapor acqueo a parte – è il gas serra più presente in atmosfera dopo il biossido di carbonio (CO2). Ed è un gas la cui concentrazione in atmosfera è decisamente aumentata negli ultimi due secoli: se nell’epoca pre-industriale era, infatti, di 750 parti per miliardo (ppb), nell’anno 2000 risultava salita a 1.770 ppb. Un aumento del 133%. A puro titolo di paragone, nel medesimo periodo l’aumento della concentrazione di COè stata del 40% circa.
La convinzione degli esperti, dunque, è che bisogna tenerlo sotto controllo, il metano, se vogliamo contenere l’aumento della temperatura media del pianeta al di sotto – anzi, ben al di sotto – della soglia dei 2 °C. Eppure ce ne eravamo un po’ dimenticati del metano, anche perché per alcuni anni – e segnatamente tra il 2000 e il 2007 – a differenza di quella della CO2, la concentrazione in atmosfera sembrava essersi fermata, intorno al valore di 1.770 ppb. Non era chiaro il perché. Ma certo, era un problema in meno.
Un problema quasi rimosso. Non ci siamo accorti, così, che negli anni successivi, tra il 2007 e il 2014, la concentrazione di CH4in atmosfera ha ricominciato a crescere. E a un ritmo sostenuto: 5,7 ppb per anno. E un’ulteriore accelerazione si è avuta immediatamente dopo: dal 2014 a oggi la concentrazione di metano in atmosfera è cresciuta al ritmo di 9,7 ppb. Così oggi il gas è presente in atmosfera in ragione di 1.870 ppb, come riporta un gruppo di ricercatori in un articolo pubblicato sulla rivista Science.
E questo è un problema (un grosso problema) in più, per chi intende raggiungere gli obiettivi di Parigi. Lo si può evitare, questo grosso problema in più?
Per rispondere a questa domanda occorre capire perché la concentrazione di metano in atmosfera sta aumentando. La verità è che non lo sappiamo. Gli scienziati sono divisi nell’attribuire la responsabilità di questo indesiderato aumento. Tuttavia alcune ipotesi sono possibili se si tiene conto di altri due dati: l’aumento del metano atmosferico si registra soprattutto nell’emisfero settentrionale. Inoltre la presenza dell’isotopo carbonio-13 (13C) nel metano si sta riducendo. E si sta riducendo proprio a partire dal 2008, in perfetta sincronia con l’aumento del metano in atmosfera. I due fenomeni sembrano correlati.
Ora noi sappiamo che nel metano di origine biogenica – leggi paludi, agricoltura – il 13C è meno presente che nel metano prodotto da altre fonti, come l’estrazione di combustibili fossili. Ma sappiamo anche che il carbonio-13 può diminuire a causa delle reazioni in atmosfera con alcune sostanze chimiche, come il radicale idrossile OH. Infine la diminuzione relativa di 13C è compatibile con un aumento del metano di origine fossile se si verifica un contemporaneo abbattimento della combustione di biomasse. Perché, dunque, il metano ha ricominciato ad aumentare in atmosfera dopo il 2007: perché c’è stata un’espansione delle attività agricole che lo producono e/o un aumento delle aree paludose e/o una diminuzione di legna bruciata in presenza di un aumento del consumo di metano fossile?
Non lo sappiamo. Sappiamo però che in Nord America le emissioni di metano sono in aumento (probabilmente a causa delle attività agricole e dell’estrazione del gas da fonti fossili) e che sono in aumento anche nell’Asia orientale, soprattutto a causa dell’estrazione di carbone.
Se comunque riusciremo a svelare il mistero della fonte e a rispondere alle domande di cui sopra, potremo forse contenere l’aumento di metano in atmosfera e, preferibilmente, invertire la tendenza. Eventualità tanto più necessaria, perché gli esperti ritengono che l’aumento della temperatura potrebbe innescare l’azione di una nuova e ricchissima fonte, quella degli idrati di metano contenuto nel permafrost in Siberia e, più in generale, nelle terre oltre il circolo polare artico. Se non riusciremo a individuare la causa dell’incremento della concentrazione di CH4in atmosfera e, di conseguenza, a invertire l’increscioso trend, allora non avremo altra scelta, se vogliamo raggiungere gli obiettivi di Parigi: accelerare la transizione energetica dalle fonti fossili (carbone, petrolio e, appunto, metano) a quelle rinnovabili e carbon free.

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