C’è del metodo nella politica (anti)ambientale di Trump

Non c’è che dire, Donald Trump sta procedendo con metodo nel ribaltare la politica di contrasto ai cambiamenti climatici adottata dal suo predecessore, Barack H. Obama. L’ottobre 2017 verrà ricordato come un mese decisivo in questa svolta per una serie di decisioni adottate dalla Casa Bianca.
Pietro Greco, 26 Ottobre 2017
Micron
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Giornalista e scrittore

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Non c’è che dire, Donald Trump sta procedendo con metodo nel ribaltare la politica di contrasto ai cambiamenti climatici adottata dal suo predecessore, Barack H. Obama. L’ottobre 2017 verrà ricordato come un mese decisivo in questa svolta per una serie di decisioni adottate dalla Casa Bianca.
Il giorno 10, per esempio, l’Environmental Protection Agency (EPA), l’Agenzia federale che si occupa di ambiente, ha iniziato il processo di revisione del Clean Power Plan, le norme introdotte per diminuire le emissioni di gas serra delle centrali elettriche. Dopo che l’Amministrazione Obama aveva sottoscritto gli “accordi di Parigi” sul clima, nel dicembre 2015, l’EPA ha elaborato delle norme per far sì che negli Stati Uniti le centrali per la produzione di energia elettrica diminuissero entro il 2030 del 32% le emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 2005.

Quelle norme hanno una storia giuridica piuttosto complicata. La possibilità di regolare la materia era stata riconosciuta nel 2007, quando la Suprema Corte sancì
Che l’anidride carbonica e gli altri gas serra devono essere considerati inquinanti e, come tali, ricadono sotto il Clean Air Act: la legge che, appunto, contrasta le emissioni di sostanze inquinanti nell’atmosfera. Due anni dopo, nel 2009, intervenne l’EPA, ponendo i gas serra tra le sostanze che minacciano la salute umana e l’ambiente. Con questa classificazione l’EPA dava a se stessa la possibilità di regolarne le emissioni da ogni sorgente.
Su questa base l’EPA ha deciso di introdurre una serie di norme relative alle centrali elettriche per raggiungere l’obiettivo indicato da Obama. Contro questo piano insorse, tra gli altri, l’attorney general (il procuratore generale) dell’Oklahoma, Scott Pruitt, noto per essere uno degli scettici più agguerriti del “climate change”. La faccenda giunse ancora una volta alla Corte Suprema, che sospese gli effetti delle norme EPA in attesa di una decisione finale.
Dopodiché Donald Trump ha vinto le elezioni presidenziali con un programma molto chiaro: ribaltare la politica del clima di Obama. Tra le prime sue decisioni c’è stata proprio quella di nominare Scott Pruitt alla guida dell’EPA. L’ex attorney general dell’Oklahoma ha messo subito in discussione il diritto dell’agenzia che lui dirige di regolare le emissioni di CO2. Il 10 ottobre scorso ha deciso di dare un’ulteriore pubblica dimostrazione di assoluta fedeltà alla politica di Trump, avviando il processo di revisione del piano EPA per la riduzione delle emissioni nelle centrali elettriche.

Una decisione che segue, a stretto giro, la dichiarazione di “fine della guerra al carbone” presa dall’Amministrazione questa estate, tesa a rilanciare l’utilizzo del più inquinante dei combustibili fossili.
In realtà tra il mese di agosto e la metà dl mese di ottobre 2017 le decisioni coerenti con l’intenzione di uscire dagli accordi di Parigi da parte dell’Amministrazione Trump sono state davvero molte. Il 20 agosto lo staff del presidente USA ha reso noto ai membri in scadenza della commissione consultiva creata nel 2015 in seno alla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) per aiutare il paese – a ogni livello, federale e locale – a contrastare i cambiamenti climatici che ci sarebbe stato rinnovati nel loro incarico e che la commissione sarebbe stata sciolta.
Il 12 ottobre scorso, l’Amministrazione Trump ha nominato alla guida della NOAA Barry Lee Myers. L’Amministratore delegato della compagnia privata di previsioni meteorologiche AccuWeather è il primo a dirigere la NOAA senza avere un background scientifico, dopo Richard Frank, il primo “non scienziato” nominato alla guida della NOAA nel 1981. Myers è noto per la sua richiesta di bloccare le informazione meteorologiche al grande pubblico da parte del National Weather Service.
Appena una settimana prima l’Amministrazione Trump ha indicato in Andrew Wheel, un lobbista delle aziende carbonifere, il nuovo vice direttore dell’EPA. Così l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiante avrà come presidente una persona che sfida la comunità scientifica perché non crede nei cambiamenti climatici (Scott Pruitt) e un vice presidente che è un promotore dell’uso del carbone (Andrew Wheel, appunto).

Pressoché contestualmente a quest’ultima indicazione, sempre all’inizio di ottobre, ecco che Trump ha nominato Kathleen Hartnett White, direttrice Armstrong Center for Energy & the Environment della Texas Public Policy Foundation (TPPF), alla guida del Council on Environmental Quality, ovvero a propria consigliere per l’ambiente. Come direttrice del Fueling Freedom Project (progetto per la libertà di usare qualsiasi combustibile) del TPPF, Kathleen Hartnett White di è posta come obiettivo di «spiegare il dimenticate caso morale dei combustibili fossili» e di «costruire una coalizione tra diversi stati per abbattere i tentativi incostituzionali dell’EPA di mettere le mani sulle centrali elettriche regolando le emissioni di CO2 sulla base del Clean Power Plan». Insomma, Kathleen Hartnett White è parte del pacchetto di mischia messo in piedi per invertire il processo avviato da Obama sul contenimento delle emissioni di gas serra. D’altra parte, come riporta The New York Times, il nuovo consigliere per l’ambiente ha definito i cambiamenti climatici: «una credenza, una fede, un dogma che poco ha a che fare con la scienza» e le fonti rinnovabili e carbon free di energia «inaffidabili e parassitarie».
Ecco, di tutte queste scelte operate nelle ultime settimane da Donald Trump tutto si può dire tranne che non ci sia del metodo.

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