Chi perderà e chi sopravvivrà nell’ambiente del futuro

Siamo nel pieno di una rapida erosione della biodiversità. Le specie e le loro strategie ecologiche stanno scomparendo. Ma non tutti sono perdenti. Ci sono anche i vincenti. Quali? Un gruppo di ricercatori della University of Southampton ha elaborato una previsione.
Pietro Greco, 28 Maggio 2019
Micron
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Giornalista e scrittore

Il futuro, quello prossimo, è delle specie di mammiferi (come i roditori) e di uccelli di piccola taglia (come gli usignoli), di vita breve, estremamente fertili, mangiatori di insetti, capaci di vivere negli habitat i più diversi. Quanto alle specie meno adattabili, di grossa taglia, con una lunga vita, che vivono solo in habitat molto specifici, ebbene il loro destino da qui a un secolo è segnato. L’aquila fulva e il rinoceronte nero sono avvisati.
Questa è, almeno, la previsione che tre ricercatori della University of Southampton – Robert S. C. Cooke, Felix Eigenbrod e Amanda E. Bates – che hanno proposto dalle colonne di Nature Communications in un articolo intitolato Projected losses of global mammal and bird ecological strategies. Una previsione della perdita delle strategie ecologiche da parte, appunto, di mammiferi e uccelli.
Siamo nel pieno di una rapida erosione della biodiversità. Le specie e le loro strategie ecologiche stanno scomparendo. Ma non tutti sono perdenti. Ci sono anche i vincenti. È possibile stabilire chi è tra i primi e chi tra i secondi?
Fare previsioni è sempre difficile, soprattutto quando riguardano il futuro, diceva tra il serio e il faceto il fisico Niels Bohr. Ma Cooke e i suoi colleghi hanno pensato di aver trovato un modo per fare delle previsioni fondate in materia di estinzione delle specie. Hanno individuato 15.484 mammiferi e uccelli che vivono sulla terraferma. Hanno studiato le loro strategie ecologiche, proiettandole su due assi cartesiani. Su uno hanno messo indicatori della storia di vita (breve/lunga) e della massa corporea (piccola/grande) di ciascuno, sull’altro asse hanno posto un indicatore dell’ampiezza dei loro habitat, dall’intervallo intergenerazionale e della dieta (erbivori/invertivori). Gli invertivori sono animali la cui dieta è a base di insetti o comunque da invertebrati.
Inoltre, i tre ricercatori hanno tenuto conto della Red List delle Specie a Rischio di Estinzione elaborata dall’International Union for Conservation of Nature (IUCN). Sulla base di un’analisi complessa di tutte queste variabili e dei cambiamenti ambientali che ci si aspetta (relativi soprattutto al clima), i tre ricercatori prevedono che i mammiferi perderanno in media il 25% del loro peso nei prossimi cento anni. La profondità di questo cambiamento in appena cento anni può essere valutata tenendo conto che negli ultimi 130.000 anni (ovvero dall’ultimo periodo interglaciale a oggi) i mammiferi hanno perso, in media, peso corporeo, ma per non di più del 14%.
I tre ricercatori hanno anche pronunciato delle dichiarazioni a commento della loro ricerca. Rob Cooke ha ricordato a tutti che la maggiore minaccia per queste specie di mammiferi e uccelli siamo noi umani, che distruggiamo gli habitat, insistiamo nella caccia incontrollata, promuoviamo l’agricoltura intensiva e una forte urbanizzazione e stiamo accelerando i cambiamenti del clima.
Felix Eigenbrod ha invece rimarcato come la ricerca dimostra che la prevista perdita di biodiversità dei mammiferi e degli uccelli nei prossimi cento anni non avverrà a caso, ma sarà molto selettiva. Ci saranno appunto perdenti (la maggior parte) e vincitori (una parte minore). Ma, in definitiva ci sarà un’accelerazione dell’evoluzione delle specie per la darwiniana selezione naturale del più adatto.
Ma, forse, la dichiarazione più interessante è quella di Amanda Bates, che non afferisce all’università di Southampton Research ma alla Memorial University di Newfoundlandin, in Canada. Le estinzioni, sostiene, sono sempre state viste come un fenomeno tragico, deterministico, inevitabile. Ma studiarle ci pone nella prospettiva di poter elaborare progetti di conservazione indirizzati verso specie ben definite, quelle più a rischio. Per le specie che la ricerca ha individuato come le perdenti predestinate l’epilogo non è scontato. Se agiamo in fretta, possiamo salvarle.
Per l’aquila fulva, il rinoceronte nero e tutte le altre specie che sembrano avviate al declino c’è ancora una possibilità. Occorre che quegli stessi umani che ne stanno causando la scomparsa si attivino per scongiurarla. Come diceva un grande filosofo della scienza, Karl Popper, il futuro è aperto. Anche per loro.
Tanto più che in questo caso l’agente che li minaccia non è un virus, un vulcano o un meteorite che non hanno cognizione di quello che fanno, ma è un agente dotato – come dimostra proprio la ricerca di Robert S. C. Cooke, Felix Eigenbrod e Amanda E. Bates – di una “enorme coscienza”. Noi sappiamo perfettamente cosa stiamo facendo, ci ricorda Amanda Bates. E possiamo invertire il corso delle cose. Se lo vogliamo.

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