Clima, la speranza di una nuova superpotenza

Nello scenario di ‘coscienza enorme’ e di incapacità ad agire di conseguenza che stiamo vivendo, il movimento di Greta Thunberg e dei tanti giovani che si stanno mobilitando in tutto il mondo rappresenta un’inaspettata e forte speranza.
Pietro Greco, 13 Marzo 2019
Micron
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Giornalista e scrittore

Gli svedesi l’hanno eletta “donna dell’anno”. L’elezione, dicono le note di agenzia, è avvenuta tramite un sondaggio realizzato dall’istituto Inizio per conto del quotidiano Aftonbladet. La vincitrice ha battuto a mani basse la leader dei cristiano-democratici, Ebba Busch Thor.
Lei è, naturalmente, Greta Thunberg: 16 anni appena compiuti lo scorso 3 gennaio. La ragazza forse più nota al mondo, almeno in ambito politico. Perché è alla testa di un movimento sempre più esteso di ragazzi che ogni venerdì scende in piazza per chiedere al mondo degli adulti di restituire loro il futuro. Di contrastare, finalmente in maniera convinta e determinata, i cambiamenti del clima accelerati dall’uomo.
Lo scorso dicembre aveva ammaliato tutti con il suo discorso a COP24, la Conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite a Katowice, in Polonia.
Ma è per venerdì prossimo, 15 marzo, l’evento più atteso: lo sciopero planetario dei giovani. Si valuta che ci saranno 860 eventi di protesta pacifica in 75 diverse nazioni del mondo, dall’Australia all’Africa, dal Nord America all’Europa [una manifestazione si terrà anche a Perugia, NdR].
Tutto opera di questa “donna dell’anno” che è poco più di una ragazzina. Senza soldi e senza potere alcuno, ma con idee chiare e una volontà di ferro.
Ma, per quanto grandissima sia Greta, è chiaro che il suo grido, che non è di dolore bensì di mobilitazione, sta avendo successo perché ha toccato un nervo scoperto del mondo. Ha dato alla sua generazione un motivo valido e unificante per scendere in piazza: riappropriarsi del proprio futuro. Un futuro messo a rischio dal paradosso da cui non riesce a uscire il mondo degli adulti: avere una coscienza enorme del rischio che corre l’umanità a causa dei cambiamenti del clima e non riuscire a fare nulla (o, almeno, troppo poco) per evitarlo.
Come stiano le cose, in fatto di cambiamenti climatici, lo sappiamo ormai tutti. La temperatura media del pianeta è aumentata di circa 1 °C rispetto all’epoca preindustriale.
E le previsioni sono che aumenterà ancora, entro la fine di questo secolo con conseguenze fisiche e sociali indesiderabili. Gli esperti dell’IPCC, il panel di scienziati organizzato dalle Nazioni Unite, in un rapporto dei mesi scorsi hanno sostenuto, essenzialmente, due cose. Che, allo stato delle conoscenze attuali, sarebbe bene che l’aumento della temperatura non superasse gli 1,5 °C a fine secolo. E comunque non andasse oltre i 2 °C, altrimenti il rischio è che il sistema climatico subisca un riassestamento con conseguenze drammatiche e irreversibili (nei tempi umani, si intende). Possiamo ancora farcela, a rientrare nei limiti di 1,5 °C, ma dobbiamo agire rapidamente e drasticamente. Dimezzando le emissioni di gas serra entro il 2030 e azzerandole entro il 2050.
A questo scenario i paesi che hanno sottoscritto la Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici oppongono gli accordi raggiunti nel 2015 a Parigi, in occasione di COP 21.
Accordi che prevedono impegni su base volontaria che, se anche fossero realizzati integralmente, porterebbero a un aumento della temperatura media di 3 °C rispetto all’epoca preindustriale. Ben oltre la soglia di rischio acuto indicata dall’IPCC.
Insomma, abbiamo un’enorme coscienza del rischio ma non stiamo facendo abbastanza per evitarlo.
Ecco perché Greta ha ragione sia quando sostiene che noi adulti stiamo “rubando il futuro” alle nuove generazioni, sia quando chiede di agire ora. Subito.
In questo scenario di coscienza enorme e di incapacità ad agire di conseguenza, la ragazza svedese e i tanti giovani che si stanno mobilitando in tutto il mondo rappresentano un’inaspettata e fortesperanza. Forse l’ultima che abbiamo, come loro stessi sostengono. E questa speranza è la nascita (o la rinascita) di una superpotenza planetaria: un’opinione pubblica mondiale in grado di imporre (il verbo è forte, ma non ne abbiamo trovato un altro adeguato) ai governi di seguire il percorso indicato dagli scienziati dell’IPCC.
La declinazione del verbo imporre deve essere chiara. Significa mobilitarsi in maniera assolutamente pacifica. Ma, anche, in maniera molto determinata. La stessa determinazione che Greta ha manifestato a Katowice: «Non siamo venuti qui – ha detto ai rappresentanti dei governi che l’ascoltavano – per pregare i leader a occuparsene. Tanto ci avete ignorato in passato e continuerete a ignorarci. Voi non avete più scuse e noi abbiamo poco tempo. Noi siamo qui per farvi sapere che il cambiamento sta arrivando, che vi piaccia o no».
Un movimento planetario di giovani (e meno giovani) lucidi e determinati come Greta è l’ultima speranza che abbiamo. Che il 15 marzo rappresenti, dunque, il momento in cui la nostra “coscienza enorme” esce dal paradosso e inizia ad agire di conseguenza.

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