Clima: quanto ci resta prima che impazzisca definitivamente

Gli ultimi studi parlano chiaro: se continuiamo a immettere CO2 ai ritmi attuali, la possibilità di evitare non solo ai nostri figli e nipoti, ma anche a noi stessi, un futuro climatico indesiderabile potrebbe svanire entro entro davvero pochi anni.
Pietro Greco, 26 Luglio 2019
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

L’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change che studia il cambiamento del clima per conto delle Nazioni Unite, nell’autunno 2015 ci ha dato precise indicazioni: se vogliamo cercare di vivere in condizioni climatiche accettabili e non correre il rischio di cambiamenti catastrofici, dobbiamo cercare di mantenere l’aumento della temperatura media del pianeta entro i 2 °C rispetto all’epoca preindustriale. E se proprio vogliamo stare più sicuri, non dobbiamo andare oltre gli 15 °C di aumento.
Ora siamo già a +1,1 °C. Quindi il margine che ci resta sono 0,4 °C prima di raggiungere l’obiettivo massimo e 0,9 °C per raggiungere l’obiettivo minimo.
Ora, è acclarato che l’aumento della temperatura media del pianeta è dovuto alle emissioni antropiche di biossido di carbonio (CO2) e di altri gas serra. E allora la domanda è: quanto margine di emissioni ci resta per centrare le indicazioni dell’IPCC? Detta in altri termini, quanta altra CO2 possiamo produrre prima di superare i limiti consigliati?
A questa domanda hanno risposto di recente su Nature Joeri Rogelj, del Grantham Institute for Climate Change and the Environment, dell’Imperial College di Londra e un gruppo di suoi colleghi di diversi paesi. La risposta è articolata. Abbiamo il 66% di possibilità di raggiungere l’obiettivo massimo (aumento di 1,5 °C) se le emissioni ulteriori di CO2 non superano le 320 Gt (miliardi di tonnellate). Le possibilità si riducono al 50% se le emissioni ulteriori raggiungeranno le 480 Gt e scendono al 33% se le emissioni toccheranno le 740 Gt.
Per restare entro i 2°C di aumento, il budget di biossido di carbone a disposizione è di 1.070 per una probabilità del 66%; di 1.400 per una probabilità del 50% e di 1.930 per una probabilità del 33%. Altre valutazioni realizzate da altre equipe di ricerca negli ultimi mesi non si discostano in maniera significativa da questi valori.
Cosa significano tutti questi numeri? Che non c’è tempo da perdere. Lo scorso anno, il 2018, le emissioni totali di CO2 sono state pari a 42 Gt. Se questo tasso di emissione dovesse restare invariato, tra sette anni e mezzo (ovvero nel 2026) avremmo raggiunto quota 320. Quindi non dovremmo immettere più neppure una tonnellata di CO2 per conservare una probabilità del 66% di evitare che la temperatura salga di ulteriori 0,4 °C e raggiunga l’obiettivo massimo di 1,5 °C.
Al contrario, se continuiamo a immettere CO2 ai ritmi attuali, entro il 2031 avremo raggiunto il budget massimo per avere una possibilità del 50% di restare entro gli 1,5 °C. Nel 2037 la probabilità di raggiungere l’obiettivo degli 1,5°C scenderebbe al 33%. Poi non ci sarebbe più praticamente nulla da fare.
Ora lasciamo i numeri e veniamo alle cose concrete da fare. La prima è evidente: ridurre le emissioni di CO2. Ebbene, se noi riuscissimo a ridurle del 10% ogni anno le emissioni rispetto ai ritmi attuali entro il 2031 avremmo raggiunto l’obiettivo massimo previsti in questi scenari: l’azzeramento completo del budget a disposizione. Dopo dovremmo agire in regime di emissioni zero.
Naturalmente se il taglio annuo fosse in media maggiore, avremmo più tempo per cambiare paradigma energetico e contenere l’aumento della temperatura entro gli 1,5 °C.
Sono realistici questi ritmi. Da un punto di vista tecnico si potrebbe fare. O, almeno, si potrebbe tentare. Dal punto di vista politico, la risposta è purtroppo molto meno ottimista. Sono in aumento i governanti che dichiarano in maniera esplicita il loro scetticismo sui cambiamenti climatici. Ci sono poi i governanti che coprono la loro inerzia dietro un principio di ragion pratica. Altri semplicemente non si muovono. E pochi cercano concretamente di alzare l’asticella della prevenzione.
Può cambiare questo scenario per larghi versi sconfortante? Certamente sì. Ma occorre che accanto a Greta e ai giovani scendano in piazza, di venerdì o in qualsiasi altro giorno della settimana, anche gli adulti. Signori, il 2026 non è lontano. Mentre è sempre più lontana la possibilità di evitare non solo ai nostri figli e nipoti, ma a noi stessi un futuro climatico indesiderabile.

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