Con la scomparsa di Pietro il mondo diventa più piccolo

Pietro Greco riusciva a far convivere la Storia e le storie in una simbiosi prolifica e affascinante. Tra i suoi innumerevoli impegni, assieme al giornalismo, c‘era infatti la voglia di trasmettere quella cultura che ci dovrebbe permettere di essere migliori. Il miglior modo per ricordarlo è impegnarci affinché tutto quello che ci ha insegnato e ha costruito in questi anni continui a sopravvivere e a determinare nuove opportunità.
Fabio Mariottini, 21 Dicembre 2020
Micron
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Direttore responsabile rivista micron

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Nel nostro mestiere capita, a volte, di dover scrivere il pezzo che non avresti mai voluto. Di trovarsi davanti una pagina bianca che ti appare troppo inadeguata per contenere il ricordo di un amico. Perché Pietro innanzitutto era (è) un amico con cui ho percorso un lungo tratto di strada e da cui ho ricevuto sicuramente più di quello che ho dato.

Una amicizia iniziata più di trenta anni fa con la nascita di Arancia blu. Un mondo diverso, quando parole come stima, amicizia, competenza, avevano ancora il loro valore. Pietro Greco e Cristiana Pulcinelli lavoravano alla mitica “pagina della scienza” de l’Unità, alla quale collaborava spesso anche Marcello Buiatti, un’altra persona straordinaria, oltre che un grande scienziato, che ci ha lasciato nemmeno due mesi fa; io ero redattore al supplemento scientifico de Il manifesto e i nostri percorsi spesso si intrecciavano. I giornali sono stati poi chiusi, ma l’amicizia è rimasta.

Ciò che mi affascinava di Pietro era la personalità poliedrica, la curiosità, la capacità di spaziare da un argomento all’altro sempre con la stessa autorevolezza. Riusciva a far convivere la Storia e le storie in una simbiosi prolifica e affascinante. Non a caso, tra i suoi innumerevoli impegni, assieme al giornalismo, c‘era la voglia di insegnare e di trasmettere quella cultura che ci dovrebbe permettere di essere migliori. Penso al suo incarico come direttore del master in comunicazione della scienza alla Sissa di Trieste, alla collaborazione con il Macsis della Bicocca di Milano, alla sua conduzione sempre impeccabile dei programmi di Radio3 scienza.

Attraverso queste molteplici attività Pietro ha contribuito alla formazione di intere generazioni di studenti ai quali ha fatto amare la scienza e ha aperto orizzonti vasti e inesplorati. Ma ciò che di Pietro colpiva di più era la straordinaria disponibilità. Ogni volta era pronto a dare il suo apporto e i suoi consigli, sempre in punta di piedi e con il garbo e la competenza che lo contraddistinguevano.

Ho difficoltà a pensare che domani non potremo più chiudere le riunioni di micron, rivista alla quale Pietro Greco partecipava come componente del comitato scientifico e come autore, senza che, nel bel mezzo di qualche diatriba, qualcuno si alzasse dicendo: “be’ allora sentiamo Pietro”. La figura di Pietro Greco nel mondo didattico e giornalistico è stata importante perché assieme alla capacità di costruire dei percorsi scientificamente rigorosi, non tralasciava mai di affrontare l’aspetto politico e sociale delle questioni che venivano dibattute.

Negli ultimi tempi era deluso, come molti di noi, dall’insipienza e dalla incapacità dei nuovi “grossisti” della politica, al punto che preferivamo non affrontare un argomento da cui avremmo ricavato solo amarezza, e il cahier de doleance rimaneva spesso chiuso tra il mio congenito pessimismo e la sua voglia di fare e di guardare avanti. Di sperare in un futuro migliore, specialmente per le generazioni future.

Oggi mi auguro che tutto quello che Pietro ci ha insegnato e ha costruito in questi anni continui a sopravvivere e a determinare nuove opportunità. Sarebbe il miglior modo per ricordarlo. Ciao Pietro.

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