I pigmei di Flores e “l’effetto isola”

Homo floresiensis, il piccolo ominide noto anche come ‘hobbit’ per la sua statura, non ha un legame genetico con i pigmei che oggi abitano l'isola in cui ne sono stati ritrovati i resti, in Indonesia. I risultati di uno studio pubblicato su Science suggeriscono altri scenari, che chiamano in causa gli effetti dell’ambiente sull’evoluzione del genere Homo.
Pietro Greco, 06 Agosto 2018
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

Il loro villaggio si chiama Rampasasa. Sono una popolazione di pigmei – alti non più di 145 centimetri – che vive nell’isola di Flores, in Indonesia. Proprio l’isola in cui, non molti anni fa, sono stati rinvenuti i resti di Homo floresiensis, una specie del genere Homodiversa da noi sapiens e vissuta sull’isola fino a 60.000 anni fa.
Le coincidenze sono, dunque, due. Homo floresiensis è noto anche come hobbit per via della sua piccola statura.
Una statura non molto diversa da quella dei pigmei di Rampasasa. La seconda coincidenza è che, per un periodo neppure tanto breve, i sapiens hanno convissuto nella stessa piccola isola con i floresiensis. Di qui la domanda: non è per caso che i due gruppi si sono incrociati e i pigmei di Rampasasa sono il frutto degli incontri d’amore tra i piccoli floresiensis e gli slanciati sapiens?
Domanda tutt’altro che infondata, visto che i nostri progenitori si sono accoppiati con ominidi di altre specie – come i Neanderthal in Europa e i Denisoviani in Asia. E oggi noi europei così come molti asiatici portiamo i segni genetici di quegli incontri d’amore.
E, tuttavia, si sa che le isole sono ambienti ecologici che hanno unamarcata influenza sull’evoluzione delle specie animali. Quelli di grande stazza, confinati in un’isola, tendono a ridurre le loro dimensioni. Per esempio, come ricorda Science in un recente articolo, gli ippopotami a Cipro hanno una stazza non superiore a quella di un leone marino e decisamente inferiore a quella dei cugini che sguazzano nei fiumi e nei laghi africani. Nella stessa isola di Flores gli elefanti, oggi estinti, non superavano le dimensioni e il peso di un grosso maiale. Non è che tutti gli animali che abitano nelle isole tendono a ridurre la loro grandezza. Proprio nell’isola di Flores potete incontrare ratti grandi come gatti, dunque di dimensioni maggiori a quelle dei cugini che abitano in continente. Ma anche questo è un esempio della notevole influenza che ha l’ambiente isolano sulla genetica degli animali. Già, perché tutte le differenze di dimensioni cui abbiamo accennato hanno un evidente corrispettivo nei geni degli animali.
La domanda, dunque, è: “l’effetto isola” vale anche per il genere Homo e per la nostra specie, sapiens?
Serena Tucci è una di quelle italiane che si stanno facendo valere all’estero. Lei lavora alla Princeton University, negli Stati Uniti.
Ed è la prima firmataria di un articolo pubblicato di recente su Science con cui si è data una risposta a questa domanda. Il gruppo della Tucci ha fatto un’analisi comparata del DNA dei pigmei di Rampasasa, messo a confronto con il genoma di alcune popolazioni vicine e con quello degli Homo floresiensis. Il risultato è stato inequivocabile: non c’è stato alcun incrocio – non rapporti che abbiano generato prole fertile, almeno – tra gli antenati dei pigmei e i floresiensis. I geni dei due gruppi vissuti per molto tempo sulla stessa isola più di 60.000 anni fa hanno avuto un’evoluzione del tutto indipendente. Al contrario, il DNA dei pigmei di Flores ha molte somiglianze con quello delle popolazioni vicine e ben più alte. È chiaro che gli attuali pigmei che abitano l’isola di Flores si sono staccate, alcune migliaia di anni fa, dalle popolazioni che ora vivono nel resto dell’Indonesia e in continente. Ma questo significa una sola cosa: i pigmei hanno subito “l’effetto isola”. Si sono rimpiccioliti, esattamente come gli Homo floresiensis e come gli elefanti che vivevano a Flores.
Gli studi di Serena Tucci e colleghi si offrono almeno a tre riflessioni.
La prima è che noi uomini che ci siamo autodefiniti sapiens siamo soggetti alle medesime leggi di selezione naturaledegli altri animali. La vita su isole piccole è più facile per animali con corpi di taglia minore. E, dunque, la selezione naturale tende a premiare quelle varianti genetiche casuali che riducono le dimensioni del corpo. I pigmei di Flores si distinguono dai fratelli del continente perché nelle loro popolazione queste varianti genetiche sono di gran lunga più frequenti.
La seconda considerazione è Flores ci fornisce un chiaro esempiodi quanto l’ambiente agisce anche sul genere Homo. Due gruppi di ominidi, i pigmei di Rampasasa e i floresiensis, in maniera del tutto indipendente sono andati incontro al medesimo processo evolutivo abitando nel medesimo ambiente.
La terza riflessione riguarda l’attuale ambiente terrestre, che a causa dei cambiamenti climatici, sta cambiando. Se questi cambiamenti dovessero rimanere nel tempo e nelle prossime migliaia di anni la temperatura media del pianeta dovesse risultare stabilmente più alta di due, tre, quattro o forse più gradi, la gran parte degli ecosistemi si modificheranno. Le nuove condizioni sottoporranno a una diversa pressione selettiva i nostri geni, come quella di tutti gli altri animali. Anche noi sapiens, dunque, potremmo andare incontro a un’evoluzione di tipo genetico. Perché anche il nostro genoma cercherà di adattarsi al diverso ambiente. Di certo però noi non li vedremo questi cambiamenti. Li osserveranno, tra alcune migliaia di anni, i nostri discendenti. E chissà se ne saranno contenti.

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