Il caso Thomas Crowther

È stato un anno straordinario per l'ecologo Thomas Crowther, nel bene e nel male. Il 33enne ricercatore, assistente professore all'ETH di Zurigo, è stato autore di numerose studi pubblicati su Nature e Science. Ha parlato al parlamento tedesco e sta fornendo consulenza a grandi aziende e organizzazioni no profit. I giornalisti sono innamorati di questo giovane ricercatore che "da studente in difficoltà è arrivato a dirigere un laboratorio di 30 persone". Ma come per alcune delle sue scoperte ci sono degli aspetti di Crowther che devono essere messi sotto la lente di ingrandimento.
Pietro Greco, 31 Ottobre 2019
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

Se sfogliate l’ultimo numero di Science e andate a pagina 480, troverete la ricostruzione della mappa di distribuzione dei lombrichi a scala globale. Una mappa importante, perché i lombrichi svolgono un ruolo essenziale nella definizione della struttura di materiale organico del suolo.
I cambiamenti climatici, dicono gli autori dell’articolo, possono modificare la distribuzione dei lombrichi. Insomma si tratta di un report scientifico importante, che si è conquistato la copertina di Science.
Tra gli autori dell’articolo così premiato c’è l’inglese Thomas Crowther, un ragazzo di 33 anni che lavora come assistant professor al prestigioso Politecnico di Zurigo (ETH). Crowther ha da tempo un obiettivo: comprendere come i sistemi ecologici a scala globale influenzano il clima del pianeta Terra.
Nel perseguire questi obiettivi ha ottenuto dei riconoscimenti notevoli: appena arrivato a Zurigo ha ricevuto un finanziamento da 2,7 milioni di dollari per realizzare le sue ricerche, con la possibilità di aumentarli a 15 milioni se raggiunge alcuni obiettivi.
Con questi soldi ha creato un suo laboratorio con almeno 20 collaboratori. E per i suoi studi è diventato consulente delle Nazioni Unite per la Trillion Tree Campaign, la campagna per piantare mille miliardi di alberi e combattere i cambiamenti del clima.

Bene, ora prendete la stessa rivista che esalta il lavoro di Thomas Crowther e andata a pagina 412. Lì troverete un puntuale articolo di un giornalista scientifico statunitense, Gabriel Popkin, che fa un dettagliato resoconto delle critiche che vengono rivolte al giovane ricercatore dalla comunità scientifica di cui fa parte.
Dunque, la stessa rivista, Science, propone un articolo da copertina di Thomas Crowther e un articolo in cui si dà conto delle critiche all’ecologo globale che lavora all’ETH di Zurigo.
Non deve stupire più di tanto. La rivista fa il suo dovere. Da un lato accetta un articolo che non solo ha superato l’analisi critica dei referee ma ritiene di grande valore e dall’altra rende conto delle critiche al suo autore più in vista. Così funzione la comunicazione trasparente della scienza.

Di grande interesse è il merito della questione, perché nei mesi scorsi – e Il Bo Live ne ha dato puntuale informazione, anche se critica – Thomas Crowther ha pubblicato forse il più famoso dei suoi articoli, in cui sosteneva che sulla Terra ci sono 3.000 miliardi di alberi, che altrettanti ne potrebbero essere piantati per abbattere di due terzi l’anidride carbonica accumulata in atmosfera a causa delle attività umane.
Ebbene queste affermazioni hanno subito una critica radicale a opera di una parte notevole della comunità scientifica di riferimento. A metà ottobre proprio Science ha pubblicato una lettera firmata da 50 colleghi di Thomas Crowther in cui si affermava che le conclusioni dell’ecologo del Politecnico di Zurigo erano clamorosamente infondate. Va detto che non tutti gli ecologi globali concordano con queste critiche e che alcuni salvano la sostanza del lavoro di Thomas Crowther e della sua équipe.
Questa è una discussione sana. Perché dimostra che la comunità scientifica che si occupa di ecologia globale e di clima non è un monolito acritico come vorrebbe una certa propaganda, ma è una comunità internazionale in cui lo spirito critico è appunto altissimo. Prima di accettare qualsiasi informazione e interpretazione questi scienziati la vogliono vagliare attentamente.
Ciò non toglie che uno scienziato criticato per un certo lavoro possa essere ben valutato per un altro lavoro. E la pubblicazione sulla mappa globale dei lombrichi da parte di Science lo dimostra.

Tuttavia le critiche a Thomas Crowther non si sono fermate a quelle di natura squisitamente scientifiche. Sono andate oltre, anche sui social e non solo sulle riviste scientifiche. Le altre imputazioni principali sono due.
La prima è che il giovane è un ricercatore d’assalto. Che ha fiutato dove tira il vento e scrive proprio quello che la gente vuole sentirsi dire. Ha una capacità di autoaffermazione mediatica e di recupero fondi. Fondi che, dicono i suoi critici più aspri, spende malissimo per realizzare ricerche raffazzonate. Al netto dell’invidia che uno scienziato giovane e di grande personalità suscita, questo tipo di critica cerca di contrastare una modalità del modo di lavorare dei ricercatori che è solo relativamente nuova. Nel mondo della scienza che John Ziman definiva post-accademica, figure di questo tipo, capaci di affermarsi anche al di fuori della comunità scientifica, sono “normali”. Quindi nulla questio su un giovane ricercatore riesce a rompere il muro dell’attenzione dei media e a recuperare fondi. Onore al merito: a patto però che faccia buona scienza. Su questa dimensione di Thomas Crowther il giudizio è quantomeno sospeso.
L’altra forte critica che documenta Science è che il gruppo dirigente del Crowther Lab, del laboratorio del giovane ricercatore è composto tutto da maschi bianchi. Ne sono esclusi le donne e i ricercatori non bianchi.
A difesa di Crowther scendono in campo alcune ricercatrici che lavorano nel suo laboratorio (non nel gruppo dirigente) che affermano di non aver mai subito alcuna forma di discriminazione. Quanto a lui, ha dichiarato che farà di tutto per aprire alle donne le porte della dirigenza del Crowther Lab.
Tutto questo per dire (anche e soprattutto a chi come noi è giornalista): attenzione a esercitare il nostro scetticismo sistematico quando proponiamo una notizia nuova che viene dalla scienza. Soprattutto quando proponiamo notizie sulle scienze che interessano i cambiamenti climatici. Anche perché, se la notizia si rivela scarsamente fondata, può essere facilmente strumentalizzata da chi nega che ci siano cambiamenti climatici in atto causati dall’uomo.
Ma una raccomandazione va anche agli scienziati. Attenzione, perché siete ormai nell’agone pubblico. E siete giudicati non solo per il valore delle vostre attività di ricerca, ma anche per comportamenti che esulano da quelli strettamente scientifici. Infine una piccola morale, se ci è concesso. Anche nella scienza si fa presto a cadere dagli altari nella polvere. Thomas Crowther ha sperimentato in poche settimane come sia possibile.

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