Il posto al sole

Nel nostro Paese si sta registrando una presenza crescente di virus e agenti infettivi portati da zanzare, zecche e insetti che, a causa dei cambiamenti climatici, trovano a queste latitudini un ambiente sempre più accogliente. Non c’è da allarmarsi. C’è invece da adattarsi, mettendo in campo le contromosse.
Pietro Greco, 23 Ottobre 2018
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

Alcuni giornali hanno gridato, nelle scorse settimane, al pericolo colera dopo che due migranti, giunti in Italia con regolare volo aereo, sono stati ricoverati in un ospedale di Napoli con i sintomi della malattia infettiva. Qualcuno ha evocato un pericolo sanitario da malattie esotiche associato ai migranti. Le autorità sanitarie hanno giustamente fatto presente che non c’è un’emergenza colera e che non c’è neppure un’emergenza migranti. Chi arriva da noi sui barconi non porta con sé pericolose malattie.
Il pericolo, semmai, viene da altri viventi che vengono dall’Africa e/o dall’Asia a causa dei cambiamenti climatici: zanzare, zecche, insetti vari.
Di recente Massimo Galli, Presidente della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SMIT), ha rilevato come l’estate 2018 sia iniziata con un aumento delle segnalazioni di punture di zecche. In provincia di Belluno i casi di infezioni da virus dell’encefalite da zecche riportati a luglio hanno superato il numero delle diagnosi degli anni precedenti. La regione Veneto è intervenuta per rendere gratuita la vaccinazione.
Sempre a luglio il virus West Nile, trasmesso dalla zanzara comune, la Culex pipiens, aveva già provocato un numero di infezioni più numerosi di quelli segnalati in tutto nel 2017. Ad agosto erano stati diagnosticati 103 casi di malattia neuro invasiva, tre volte il numero medio di casi – 32 – osservato negli ultimi cinque anni. L’anno scorso, di quest’epoca, i casi segnalati erano in tutto 13. In questi anni abbiamo imparato a parlare anche di altri virus, da quello della Chikungunya a quello di Zika a quello che provoca la febbre di Dengue.
La presenza crescente di questi virus e di altri agenti infettivi in Italia non è dovuta agli immigrati umani, ma appunto ai cambiamenti climatici. I loro vettori, a iniziare dalle zanzare, o si stanno adattando a trasportarli o arrivano in Italia e trovano un ambiente finalmente accogliente, a causa dell’aumento della temperatura.
Di recente l’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) ha pubblicato un rapporto, Climate and Health Country Profile dedicato all’Italia, dove ha indicato quali sono i punti critici per la salute determinati dai cambiamenti climatici. Il primo riguarda le cosiddette “onde di calore”, ovvero i giorni eccezionalmente caldi. Il nostro paese, tra quelli europei, è tra i più a rischio.
Nel 1990 questi giorni non erano più di 10 l’anno. Negli scenari peggiori dei cambiamenti climatici potrebbero diventare 250 a fine secolo. Insomma, più di due terzi dell’anno immersi in un caldo umido insopportabile, con gravi ripercussioni per giovani e soprattutto anziani. Non meno grave potrebbero essere due fenomeni meteorologici in apparenza contraddittori: l’aumento del numero di giorni con “bombe d’acqua” e conseguenti inondazioni, come avvenuto nei giorni scorsi in Sicilia, e l’aumento dei giorni consecutivi di siccità, ovvero con assoluta mancanza di pioggia. I rischi per la salute in ambedue i casi sarebbero notevoli.
Oltre ad altri effetti che hanno un’influenza più o meno diretta sulla salute, anche l’OMS fa riferimento ai “nuovi” agenti infettivi viralipresenti ormai sul territorio italiano. In particolare a quelli il cui vettore sono le zanzare. L’organizzazione sanitaria li divide in famiglie di virus: quella dei Togaviridae (il virus Chikungunya virus); quella dei Flavivirus (virus del West Nile); quella degli Usutu (con due virus trasmessi dalla zanzara Culex neavei): la famiglia dei virus di Dengue e di Zika. Molti ricordano una prima epidemia di Chikungunya scoppiata in Emilia-Romagna e un’ultima nell’estate del 2017.
Non c’è da allarmarsi. C’è invece da adattarsi. Mettendo in campo le contromosse. Occorre dunque organizzarsi. Per questo la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali «ritiene indispensabile l’applicazione rigorosa dei piani di intervento e delle linee guida del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità e la loro ulteriore integrazione in un piano nazionale di lotta ai vettori che tenga conto delle recenti esperienze e che disponga delle risorse necessarie». Ma sia anche sufficientemente integrata.
La realizzazione del Piano non deve lasciare «spazio a mancanze che localmente possano compromettere il risultato generale. Va infatti ricordato che la lotta ai vettori non consente ‘flessibilità locali’ nella sua applicazione, perché la mancata o insufficiente attuazione in un’area può compromettere il risultato anche in aree contigue. In considerazione delle difficoltà e dei limiti delle azioni tardive sulle zanzare adulte, è auspicabile che su questo piano si inizi a lavorare in tempi brevissimi, al fine di poter ottenere risultati significativi già nel prossimo anno».
Di tutto questo e altro ancora si parlerà presto a Roma.
Dal 3 al 5 dicembre 2018, infatti, l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) organizza nella capitale lo Health and Climate Change. First Scientific Symposium: tre giorni di convegno internazionale dedicati ai cambiamenti climatici e ai loro effetti sulla salute umana e sugli eco sistemi, con il fine di promuovere approcci utili a prevenire le loro disastrose conseguenze e sensibilizzare le autorità pubbliche su buone pratiche di adattamento e resilienza. Converrà seguire da vicino l’evento.

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