Il programma verde di Ursula von der Leyen

Si potrebbe (si dovrebbe) fare di più. Tuttavia, il programma ambientale e di economia ecologica annunciato dalla neo Presidente della Commissione Europea è importante. Realizzarlo richiederà una grande capacità politica, ma anche un forte sostegno dell’opinione pubblica europea.
Pietro Greco, 30 Luglio 2019
Micron
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Giornalista e scrittore

Il gruppo verde nel Parlamento europeo non l’ha votata, perché reputa gli impegni ecologici presi da Ursula von der Leyen, già ministro della difesa in Germania e ora prima donna eletta Presidente della Commissione Europea, pochi e poco incisivi. Non c’è dubbio, si potrebbe (si dovrebbe) fare di più. Tuttavia, il programma ambientale e di economia ecologica annunciato dalla signora von der Leyen non è del tutto marginale.
Esso prevede di portare i tagli di gas serra entro il 2030 dal 40%, come previsto in precedenza, al 50% rispetto ai valori del 1990. Non è poco, tenuto conto che dal 2030 ci separano appena dieci anni e che molte economie europee continuano a fondarsi sull’uso dei combustibili fossili, compreso il carbone. Gli scienziati ritengono assolutamente necessario questo ulteriore taglio. Ma, come ha dichiarato a Nature il tedesco Ottmar Edenhofer, il direttore dell’Istituto di ricerca sull’impatto del clima di Postdam: «Ora lei dovrà realizzarla, questa promessa». Non sarà affatto facile.
Tanto più che Ursula von der Leyen ha annunciato che nei primi cento giorni del suo mandato ha intenzione di far approvare, nell’ambito del Green Deal for Europe – letteralmente l’Affare Verde per l’Europa –, una normativa che imponga all’Unione di diventare neutra rispetto alle emissioni di carbonio entro il 2050. In altri termini, alla metà del secolo l’Unione Europea emetterà tanto carbonio quanto ne assorbirà. «Voglio che l’Europa diventi il primo continente del pianeta con emissioni nette pari a zero».
Il mandato del Presidente uscente, il lussemburghese Jean-Claude Juncker, scade il prossimo 31 ottobre. Ursula von der Leyen entrerà nella pienezza delle sue funzioni il primo novembre. Cosicché la normativa promessa dovrebbe essere pronta per la fine di gennaio del 2020. Anche questa è una promessa che, indipendentemente dalla sua volontà, non sarà affatto facile da mantenere.
Ursula von der Leyen ha anche annunciato che si batterà fino in fondo perché l’Unione Europea ritorni ad assumere il ruolo di locomotiva nel lungo treno del contrasto ai cambiamenti climatici, ove i vagoni piombati che frenano non sono pochi. A iniziare dagli Stati Uniti e dal Brasile (che con Bolsonaro ha già avviato un vasto progetto di ulteriore deforestazione dell’Amazzonia). Se il programma di Ursula von der Leyen non è di facciata, ridare all’Europa il ruolo di leader planetario contro il climate change significa aprire un contenzioso reale con Washington e con gli altri paesi negazionisti di fatto.
Per fare tutto questo – sostiene la Presidente eletta della Commissione Europea – occorrerà investire 1.000 miliardi di dollari in dieci anni per lo sviluppo dell’economia ecologica dei 27 stati (non sappiamo ancora se il 28/o stato, il Regno Unito, sarà ancora nell’Unione a novembre).
Ma non basta, Ursula von der Leyen ha annunciato anche una strategia per la biodiversità, un nuovo sistema per il commercio dei diritti di emissione e una tassa che favorisca l’abbandono dei combustibili fossili.
Tutto ciò forse non è abbastanza, come dicono i Verdi. Ma è anche vero che non è poco. Soprattutto se si tiene conto del clima politica generale in Europa. Il fronte dei paesi che non è disponibile a un cambio di paradigma energetico del genere ha già dissotterrato l’ascia di guerra. Ma resistenze ci sono anche entro i paesi che dichiarano di voler andare avanti nel contrasto ai cambiamenti climatici. Persino in Germania il consenso generale non è scontato. Figurarsi in Polonia o in molti altri paesi dell’Est.
Per cui la domanda è: come farà Ursula von der Leyen a convincere 27 (o forse, chissà, 28) capi di governo che questa e non altra è la strada da seguire?  Occorrerà una grande capacità politica. Ma occorrerà anche un forte sostegno dell’opinione pubblica europea. Riuscirà Greta a dare una mano a Ursula?
Sul medesimo numero di Nature che ospita l’editoriale che propone queste domande, è stato pubblicato un articolo di un gruppo di scienziati norvegesi che sostiene la necessità di rendere più stringenti gli accordi di Parigi del 2015 se si vogliono raggiungere gli obiettivi di limitare l’incremento della temperatura media del pianeta entro i 2 °C e, possibilmente, entro gli 1,5 °C.
Riuscirà Ursula von der Leyen ad affermare una leadership europea tale da portare il mondo intero “oltre Parigi”? Impresa non meno ardua delle precedenti, con un nodo da sciogliere: quelle di convincere non solo chi, come Greta e i ragazzi del venerdì, è consapevole della gravità del rischio climate change, ma anche miliardi di persone che del problema hanno una vaga percezione.
Senza il consenso della maggioranza della popolazione – proprio la vicenda dei gilet gialli in Francia ce lo ha ricordato –, è molto difficile se non impossibile raggiungere gli obiettivi indicati a Parigi nel dicembre 2015 e andare oltre. Per cui, forse, Ursula von der Leyen dovrà aggiungere un altro tassello al suo programma verde: una grande campagna di dialogo preventivo con la popolazione europea prima di assumere decisioni che potrebbe vedere una parte significativa della popolazione passare all’opposizione.

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