Insetti e altre estinzioni

In Indonesia è stata ritrovata l’“ape gigante”, una specie ritenuta estinta fin dall’inizio degli anni ‘80. È una buona notizia, per chi è attento alle sorti della biodiversità. Ma non è abbastanza per cacciar via la cattiva, di notizia: secondo uno studio, infatti, nel giro di pochi decenni potremmo essere costretti a registrare la scomparsa per estinzione del 40 per cento degli insetti.
Pietro Greco, 01 Marzo 2019
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

Ritrovata nel nord delle Molucche (Indonesia) l’“ape gigante”, una specie ritenuta estinta fin dall’inizio degli anni ‘80. È una buona notizia, per chi è attento alle sorti della biodiversità. Ma non è abbastanza per cacciar via la cattiva, di notizia: nel giro di pochi decenni potremmo essere costretti a registrare la scomparsa per estinzione del 40% degli insetti. Tanto afferma un articolo ben documentato e pubblicato su Biological Conservation da due biologi australiani, Francisco Sánchez-Bayoa e Kris A.G. Wyckhuys.
Gli insetti sono la classe di animali che raggruppa il maggior numero di specie conosciute a scala planetaria. Sono note, infatti, all’incirca 900.000 specie di insetti: la metà di tutte le specie di viventi che i biologi hanno finora classificato. Ma Francisco Sánchez-Bayoa e Kris A.G. Wyckhuys ci dicono che sono prossime a estinguersi due specie di insetti su cinque: in termini assoluti 360.000 specie. Un’enormità.
La causa di questa estinzione senza precedenti negli ultimi 65 milioni di anni è nota: l’uomo.
Siamo noi umani a determinare la scomparsa degli insetti in diverse maniere: dalla deforestazione ai cambiamenti climatici, all’inquinamento. Tuttavia potrebbero esserci altre cause o concause non note. E difficili da individuare.
Negli stessi giorni in cui i ricercatori in Indonesia e in Australia ci davano notizie di segno opposto sulla biodiversità degli insetti, la rivista Science pubblicava due studi sull’ultima grande estinzione di massa, avvenuta appunto 65 milioni di anni fa. Entrambi i gruppi hanno studiato le rocce delle Deccan Traps in India, che conservano ottima memoria di quel tempo passato. Ed entrambi i gruppi erano alla ricerca delle cause dell’estinzione dei dinosauri. O meglio, dei dinosauri che non si sono evoluti in uccelli.
Perché i dinosauri sono scomparsi? Le cause più accreditate sono due. La prima è l’impatto di un grosso asteroide (dieci chilometri di diametro o giù di lì) avvenuta per l’appunto in quel periodo. Di questo scontro catastrofico tra l’oggetto cosmico e la Terra ci sono tracce certe: il ritrovamento del cratere d’impatto nello Yucatan e lo strato di iridio, le cui prime evidenze sono state trovate da Walter Alvarez nella Grotta del Bottaccione, nei pressi di Gubbio. Nessuno dubita che l’impatto del grosso asteroide ci sia stato, intorno a 65 milioni di anni fa. Ma il problema è se sia stato o meno la causa primaria dell’estinzione dei dinosauri. Se lo è stato, allora – va da sé – l’impatto deve essere avvenuto prima che le grosse lucertole hanno iniziato a estinguersi.
Una seconda ipotesi, avanzata da un numero non piccolo di studiosi, è che il processo di estinzione sia iniziato prima a causa di un’improvvisa ed eccezionale attivazione di vulcani che hanno scaricato in atmosfera gas e pulviscolo, contribuendo a un rapido cambiamento del clima del pianeta.
L’impatto dell’asteroide sarebbe intervenuto dopo, assestando il colpo finale sia al cambiamento climatico che all’estinzione dei dinosauri.
Ebbene, i due gruppi che hanno pubblicato i risultati delle loro ricerche su Science si sono recati fiduciosi alle Deccan Traps per risolvere l’arcano attraverso i più moderni sistemi di datazione disponibili, basati l’uno sul decadimento radioattivo e l’altro sullo studio isotopico delle rocce. Un gruppo ha cercato di datare con il metodo dell’uranio-piombo (U-Pb) l’età dei cristalli di zirconio presenti nel materiale prodotto dalle potenti esplosioni vulcaniche intorno a 66 milioni di anni fa. E sono arrivati alla conclusione che l’attività vulcanica è iniziata prima dell’impatto dell’asteroide. Dunque i dinosauri avrebbero iniziato a estinguersi per cause terrestri (i vulcani).
Il secondo gruppo invece ha studiato la composizione isotopica dell’argon presente nelle rocce: il rapporto 40Ar/39Ar, per la precisione. Ottenendo un risultato opposto.
Con questo metodo di datazione le potenti eruzioni risultano posteriori all’impatto dell’asteroide e, probabilmente, causate dal brusco schiaffo subito dal pianeta. Se questa datazione fosse quella esatta, le cause prime dell’estinzione dei dinosauri sarebbero extraterrestri, dovute appunto al grosso sasso giunto dallo spazio profondo. Qualcuno sostiene che la datazione con il metodo isotopico 40Ar/39Ar sia meno precisa di quella del decadimento radioattivo U-Pb. Non entriamo nel merito. Registriamo solo che questa coppia di articoli non risolve il problema di quella estinzione dei dinosauri che ha spalancate le porte all’affermazione dei mammiferi.
Nessuna correlazione con quanto accade oggi. Ma è vero che nel corso degli ultimi 600 milioni di anni ci sono state cinque grandi estinzioni di massa (un’estinzione è definita di massa quando a scomparire è almeno il 60% delle specie). Di nessuna sappiamo con sufficiente certezza quale ne sia stata la causa prima.
Oggi ci sono i presupposti per una sesta estinzione di massa. E lo studio di Sánchez-Bayoa e Wyckhuys ne è l’ennesima conferma. A differenza di quelle del passato, conosciamo qual è la causa prima con ragionevole certezza. Ma non sappiamo esattamente quali sono i meccanismi fini attraverso cui l’uomo sta determinando la scomparsa di specie viventi con una velocità mai registrata prima. Molto probabilmente si tratta della sovrapposizione sinergica di molti meccanismi. C’è, dunque, molto da studiare ancora.
Ma ciò non ci salva dalla necessità di agire in un clima di relativa incertezza. È molto probabile che la prevenzione dei cambiamenti climatici, la salvaguardia delle foreste, un’agricoltura con meno pesticidi e maggiore biodiversità possano fare bene agli insetti. E poiché questi animaletti sono essenziali alla nostra vita, una nostra azione volta a salvaguardarli si rivelerebbe utile, in maniera sia diretta che indiretta, anche noi stessi.

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