Invasione di specie aliene, arrivano i droni

Nel Parco Nazionale delle Galapagos un gruppo di ricercatori sta impiegando una nuova strategia basata sull’utilizzo di droni per combattere l’invasione di ratti. Torniamo a parlare di un problema, quello delle specie aliene, che rappresenta la maggiore minaccia alla biodiversità con i cambiamenti climatici e di fronte al quale si confrontano le posizioni degli ecologi.
Pietro Greco, 07 Febbraio 2019
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

Inseguiti e bombardati con estrema precisione dall’alto. Dal 12 gennaio scorso, per i ratti che hanno invaso l’isola di Seymour del Nord nel Parco Nazionale delle Galapagos – l’arcipelago di Darwin – non c’è possibilità di scampo. Così almeno spera Karl Campbell, una ricercatrice specializzata nel controllo mediante pesticidi dell’Island Conservation, il gruppo di ecologi che sta coordinando l’operazione che è un piccolo grande esperimento.
A bombardare i ratti con appropriati veleni – ecco la novità – sono due droni, armati di 25 chili di pesticidi e capaci di un’autonomia di volo 15 minuti.
La presenza di ratti “alieni” nella Galapagos non costituisce una novità. Neppure nell’isola di Seymour del Nord.
La minaccia è reale. I ratti mangiano infatti le uova di molti uccelli marini, tra cui quelle di procellaria e di berte. Inoltre mangiano i semi e attaccano direttamente gli alberi di palo santo (Bursera graveolens) e di cactus Opuntia. I conservazionisti – come rileva la rivista Nature – sperano che senza ratti possano ritornare sull’isola i gabbiani fuligginosi (Larus fuliginosus), da tempo andati via.
Già perché, come dicevamo, la presenza dei ratti è antica. E, di conseguenza, antichi sono i tentativi di derattizzazione. Alcuni sono stati molto spinti, tanto che nel 2007 l’isola di Seymour del Nord fu dichiarata rats free, completamente libera dai ratti. Ma fu un’illusione che non durò davvero molto. In capo a due anni nell’isola furono individuate ben due specie di ratti alieni. Prova evidente che il problema non era stato risolto. Di qui la necessità di trovare nuove strategie.
I droni promettono di essere molto rapidi ed efficaci nell’individuare i ratti e i loro nidi. E anche di essere armi di sterminio (dei ratti) ecologicamente più sostenibili, perché non c’è più bisogno di ritagliarsi spazi nella foresta per poter giungere nei luoghi di diffusione. I roditori vengono, appunto, bombardati dall’alto.
L’esperimento delle Galapagos è seguito con attenzione da Craig Morley, uno specialista di specie invasive presso il Toi Ohomai Institute of Technology di Rotorua, in Nuova Zelanda. Perché lui vuole dare la caccia a una specie di opossum (Trichosurus vulpecula), che nell’arcipelago nazione sono considerati non meno invasivi dei ratti, perché voraci sia di germogli e fiori di piante rare sia di uova di uccelli. La Nuova Zelanda si è posta come obiettivo la totale eradicazione entro il 2050 degli opossum, oltre che degli stessi ratti e di altri predatori intrusi. Vuoi vedere che i droni consentiranno di raggiungere l’obiettivo?
Il problema delle specie aliene non riguarda solo le Galapagos e la Nuova Zelanda.
E non riguarda neppure solo i predatori mammiferi. È piuttosto universale. Riguarda animali e piante, dispersi un po’ in tutto il mondo. Tanto che oggi le invasioni di specie aliene vengono considerate la maggiore minaccia alla biodiversità, dopo i cambiamenti climatici.
Il che pone un bel po’ di problemi. Da un lato, un gruppo internazionale maggioritario di ecologi che si battono per difendere la biodiversità a combattere l’invasione delle specie aliene. Dall’altro, alcuni ecologi che pongono un problema: è proprio a causa dei cambiamenti climatici che molte specie migrano, raggiungono altre zone e vi si insediano costituendo molto spesso una minaccia per le specie autoctone che – proprio come accade alle Galapagos – non conoscono gli invasori e non sanno come difendersi. Ma questo tipo di migrazioni determinate da cambiamenti ambientali costella la storia della vita.
Anzi, costituisce la storia della vita sul pianeta Terra. È alla base della stessa crescita di biodiversità. Dunque, contrastare le migrazioni delle specie causate dai cambiamenti climatici è un atto “contro natura”, che tende a sovvertire le basi della selezione naturale del più adatto.
Sì – rispondono i conservazionisti più radicali –, è vero. Ma molte specie aliene, come i ratti alla Galapagos, non sono il frutto di migrazioni per cause ambientali, bensì per cause antropiche. Sono gli uomini che, in un modo o nell’altro, in maniera volontaria o meno, hanno introdotto i ratti alle Galapagos. E allora si tratta di migrazioni artificiose che giustamente vanno combattute.
Già – rispondono gli altri –, ma non sempre è facile distinguere tra migrazioni per cause ambientali (comprese quelle climatiche) e migrazioni per cause antropiche. E, dunque, bisogna stare molto attenti a combattere le specie aliene.
Dove sta, dunque, la verità? Come molto spesso accade, la verità sta (più o meno) nel mezzo. Occorre contrastare, magari anche con i droni, le specie che sono diventate aliene e invasive per esclusiva causa umana e lasciare che la selezione naturale faccia il suo corso negli altri casi.
Ma a questa posizione naturalistica ed equilibrata ci sono altri che o contrappongono un’altra tesi o, almeno, aggiungono un’altra opzione. Non sempre le migrazioni e o lo sviluppo demografico di specie per cause naturali sono desiderabili. In alcune zone della Romagna è in corso in questo momento un’invasione di ratti (autoctoni). Potrebbe accadere – è già accaduto – che per cause naturali saremo invasi da cavallette (una delle bibliche piaghe d’Egitto) o da zanzare. E allora non avremmo altra scelta – non per ragioni naturalistiche, ma per ragioni economiche o di pubblica sanità – non avremmo altra scelta.
In definitiva, il combinato disposto dei cambiamenti climatici e dell’invasione di specie aliene ci crea dei bei problemi. Alcuni dei quali di difficile soluzione. Di conseguenza, non abbiamo che una e una sola possibilità: prevenire per quanto possibile i cambiamenti climatici e, di conseguenza, le migrazioni per cause ambientali di animali, piante e microrganismi.

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