La strage silenziosa

La fotografia scattata dal sesto Global Environment Outlook dell’Unep, pubblicata pochi giorni fa, è implacabile: l’inquinamento dell’aria indoor e outdoor è responsabile di qualcosa come sei o addirittura sette milioni di morti ogni anno in tutto il mondo.
Pietro Greco, 19 Marzo 2019
Micron
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Giornalista e scrittore

Lo scorso 13 marzo l’UNEP (United Nations Environmental Programme) ha reso pubblico GEO-6, il sesto Global Environment Outlook: un rapporto di oltre 700 pagine sullo stato dell’ambiente del pianeta Terra elaborato da una nutrita equipe di esperti. Ci sarà modo e tempo per commentarlo per intero. Per ora soffermiamoci su una parte del rapporto: l’inquinamento dell’atmosfera e le sue conseguenze sulla salute umana.
Il quadro da un punto di vista chimico e fisico è molto articolato.
Le emissioni antropiche di anidride carbonica (CO2) sono aumentate di più del 40% nel periodo compreso tra il 1990 e il 2014: e sì che, a detta di un altro gruppo di scienziati delle Nazioni Unite, l’IPCC, dovranno essere abbattute drasticamente nei prossimi dieci anni e totalmente eliminate dopo il 2050 ma prima del 2100. In questo periodo le emissioni sono aumentate molto in Asia, mentre sono leggermente diminuite in Nord America e in Europa.
Ma non bisogna confondere tra l’aumento delle emissioni di sostanze capaci di alterare il clima globale e quello delle sostanze capaci di inquinamento locale. Una di queste è il biossido di zolfo(SO2), che invece sono diminuite a scala globale nel medesimo periodo, pur essendo aumentate del 50% in Asia. Il motivo è che sono diminuite del 75% in Nord America e in Europa. Va detto, tuttavia, che negli ultimi anni le emissioni di SO2 (ma anche di ossidi di azoto, NOx) sono iniziate a diminuire anche in Asia Orientale. A dimostrazione che combattere l’inquinamento si può, anche in paesi in fase di rapida crescita economica.
Purtroppo sono in aumento le concentrazioni in atmosfera di polveri sottili, in particolare di PM2,5.
L’aumento di CO2 è una causa maggiore dei cambiamenti del clima, fenomeno che ha un impatto piuttosto complesso con la salute umana. Mentre inquinanti come la SO2, gli ossidi di azoto, NOx, e soprattutto le PM2,5 hanno un impatto molto più diretto.
E qui il GEO-6 è netto: l’inquinamento dell’aria (indoor e outdoor, interno alle abitazioni ed esterno) è responsabile di qualcosa come 6 o addirittura 7 milioni di morti ogni anno in tutto il mondo. Le sole polveri sottili sono responsabili tra 3,6 e 4,6 milioni di morti premature e della perdita di un numero di anni in salute valutati tra 95 e 118 milioni. Le polveri sottili uccidono o comunque invalidano provocando attacchi cardiaci, ictus, cancro ai polmoni, altre malattie croniche ai polmoni e comunque infezioni respiratorie. In pratica: le polveri PM2,5 sono il maggior rischio ambientale per la salute umana.
Il GEO-6 ribadisce fatti, arricchendoli di nuovi dati, già noti. Fatti che hanno un correlato: determinano disuguaglianza di salute. A scapito delle fasce di popolazione più debole. T
anto che già qualche tempo fa Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS), sosteneva: «L’inquinamento atmosferico colpisce tutti, ma particolarmente i più poveri e marginalizzati. È inaccettabile che più di 3 miliardi di persone – la maggior parte donne e bambini – respirino aria “letale” ogni giorno a causa di sistemi di cottura non adeguati».
Ma qual è la relazione tra salute e ambiente, anche alla luce dei dati offerti da GEO-6? La mortalità ci fornisce un’indicazione magari rozza, ma significativa. Ogni anno nel mondo muoiono all’incirca 55 milioni di persone (55,3 milioni nel 2018). Ebbene, tra queste morti, 13 milioni sono direttamente correlate all’inquinamento ambientale. L’inquinamento dell’aria, dunque, rappresenta da solo il fattore di rischio responsabile della metà delle morti per cause ambientali. Il problema non riguarda solo l’Asia (anche se riguarda in primo luogo l’Asia). Si calcola che almeno 1,4 milioni di morti ambientali avvengono in Europa. E l’Italia conta il maggior numero di morti da inquinamento tra i paesi dell’Unione europea.
I più a rischio ovunque sono i bambini: l’inquinamento esterno e quello interno alle abitazioni contribuisce a generare infezioni delle vie respiratorie responsabili nel 2016 della morte di 543.000 bambini di età inferiore ai 5 anni in tutto il mondo.
Non tutto l’inquinamento produce i medesimi effetti. Se quello dell’aria è causa da solo di 6 o 7 milioni di morti ogni anno (con una tendenza all’aumento), l’inquinamento dell’acqua contribuisce con 1,8 milioni di persone, un numero che è diminuito rispetto al 2005.
Poi ci sono le vittime sul lavoro (0,9 milioni per anno) e quelle per inquinamento del suolo (0,5 milioni).
L’inquinamento dell’aria è la quinta causa di morte al mondo, dopo la cattiva nutrizione di bambini e delle loro mamme; la dieta; la pressione del sangue; il tabacco. Il 68% dei morti per inquinamento dell’aria è causato dalle particelle PM2,5. Proprio quelle presenti in eccesso, per esempio, nella Pianura Padana (e non solo). Infatti, in Italia nel 2005 si sono verificati oltre 34.500 decessi a causa di concentrazioni di PM2,5 che hanno superato i 10 microgrammi per metro cubo (10 ug/m3). Si calcola che questo inquinamento accorci la vita di un italiano in media di 10 mesi. Addirittura di 14 per chi abita nelle regioni del Nord. Mentre basterebbe rispettare le leggi esistenti per salvare 11.000 vite ogni anno. Perché proprio al Nord: perché è lì che si concentrano maggiormente un tipo di riscaldamento delle case con biomasse e stufe a legno, produttrici di quelle terribili particelle solide.
Dell’inquinamento dell’aria si è occupata di recente la Lancet Commission on Pollution and Health (la Commissione sull’Inquinamento e la Salute organizzata dalla rivista medica The Lancet), secondo la quale l’inquinamento si può prevenire con tecnologie già esistenti e disponibili anche a basso costo. Ne deriva che almeno un quarto di tutti i decessi potrebbero essere evitati se solo avessimo un migliore rapporto con l’ambiente. Se solo rispettassimo le leggi esistenti. Se solo decidessimo di respirare un’area più pulita.

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