L’Antropocene? È iniziato 3.000 anni fa

L’Antropocene – l’era geologica in cui il principale fattore di cambiamento della biosfera è Homo sapiens – è iniziato all’incirca 3.000 anni fa, quando i nostri progenitori hanno trasformato in maniera sostanziale le terre emerse. Ad affermarlo uno studio pubblicato su 'Science'. Una ricerca importante che dovrà però essere confermata. Quel che conta è però la differenza tra l’uomo attore ecologico globale di ieri e l’uomo attore ecologico globale di oggi. I nostri antenati agivano ma non avevano consapevolezza degli effetti globali della loro azione. Oggi noi questa consapevolezza l’abbiamo. Sappiamo di star segando il ramo dove siamo seduti. Ma non riusciamo a smettere.
Pietro Greco, 03 Settembre 2019
Micron
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Giornalista e scrittore

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L’Antropocene – l’era geologica in cui il principale fattore di cambiamento della biosfera è Homo sapiens – è iniziato all’incirca 3.000 anni fa, quando i nostri progenitori hanno trasformato in maniera sostanziale le terre emerse. Ad affermarlo sono 255 archeologi dell’ArchaeoGLOBE Project, con un articolo pubblicato sull’ultimo numero di agosto della rivista Science alla fine di uno studio che ha valutato la modificazione dell’uso dei suoli in 146 diverse regioni di tutti i continenti (Antartide escluso) a partire da 10.000 anni fa e fino al 1.850 del calendario cristiano.
Si discute molto sull’Antropocene, un termine che è stato rilanciato all’inizio di questo secolo da Paul Crutzen, premio Nobel per la Chimica, ma formulato negli anni ’80 del secolo scorso dal biologo americano Eugene Filmore Stoermer.
Le questioni principali sono due: 1) l’Antropocene è davvero una nuova era geologica che ha posto fine all’Olocene, l’era iniziata 11.000 anni fa al termine dell’ultima era glaciale? 2) Se sì, quando ha avuto inizio l’Antropocene?
Potremmo mettere la questione in questi termini: 1) L’uomo è diventato il principale fattore di cambiamento della biogeosfera? E se sì, quando lo è diventato?
I quesiti che abbiamo indicato con il numero 1) troveranno una risposta ufficiale da parte della International Union of Geological Science, (l’Unione Internazionale delle Scienze Geologiche) entro il 2021. Lasciamola, dunque, in sospeso, tenendo presente, però, che sono molti gli scienziati naturali esperti, non solo geologi, che affermano con convinzione che sì, siamo entrati nell’Antropocene perché l’uomo è diventato il principale attore di cambiamento sulla scena globale.
Resta da capire quando l’Antropocene sarebbe iniziato. Ci sono varie scuole di pensiero a proposito. Alcuni dicono di recente: negli anni ’60 del secolo scorso, quando con una serie di test nucleari in atmosfera Homo sapiens ha messo in circolazione nell’ambiente una serie di radionuclidi dapprima inesistenti. Altri retrodatano al 1945 – con le esplosioni di Alamogordo, Hiroshima e Nagasaki – l’inizio dell’era segnata dall’uomo, per le medesime ragioni.
Una seconda scuola di pensiero retrodata, a sua volta, di due secoli l’inizio dell’Antropocene, facendolo coincidere con l’avvio della rivoluzione industriale, allorché si è iniziata a modificare la composizione chimica dell’atmosfera con emissioni, appunto, antropiche di gas serra.
Ma una terza scuola di pensiero pensa che l’Antropocene sia iniziato molto prima, con un’altra rivoluzione economica, quella che circa 10.000 anni fa ha trasformato l’uomo da raccoglitore e cacciatore in agricoltore e allevatore.
Questo ha prodotto una modificazione significative sulla terraferma, a causa del processo di deforestazione e di sostituzione con pascoli e terreni coltivati.
Certo, all’inizio l’impatto è stato relativamente piccolo. La biosfera si è appena accorta dell’entrata in scena di questo nuovo attore ecologico globale. Eppure già 7.000 anni fa la concentrazione di metano e di anidride carbonica in atmosfera è un po’ aumentata a causa, si pensa, delle attività umane e, segnatamente, dell’allevamento, dell’agricoltura e della deforestazione con notevole aumento del numero di incendi.
Se già allora ci fossero stati satelliti come quelli che stanno documentando la presenza anomale di fuochi nelle foreste siberiane, amazzoniche a centroafricane, avrebbero rilevato qualcosa di simile: magari di quantitativamente minore, ma di qualitativamente analogo: Homo sapiens bruciava deliberatamente le foreste per cambiare la destinazione d’uso dei suoli.
Ebbene, quando questa attività di cambiamento dei sistemi forestali è diventata di portata così elevata da eleggere (si fa per dire) l’uomo ad attore ecologico principale e da avviare l’era dell’Antropocene?
È proprio a questa domanda che ha cercato di rispondere l’ArchaeoGLOBE Project, un progetto che segna una novità nel modo di lavorare – o meglio, di finanziare la ricerca – da parte degli scienziati. Perché è il frutto di un crowdfunding, di un finanziamento su base volontaria da parte di cittadini.
Il risultato di questa ricerca è che l’uomo è diventato il principale attore ecologico su scala globale e ha così dato inizio all’Antropocene intorno all’anno 1.000 avanti Cristo, ovvero 3.000 anni fa. Quando sia l’aumento della popolazione sia le attività umane hanno subito una significativa accelerazione.
Diciamo subito che non si tratta di una ricerca conclusiva. Per esempio essa viene criticata, sempre su Science, da uno studioso di archeologia ambientale, Neil Roberts.
Il cuore della critica è che i 255 esperti dell’ArchaeoGLOBE Project hanno analizzato le aree antropizzate dell’ecumene (la parte della Terra conosciuta perché abitata dall’uomo) e non hanno tenuto conto di aree in cui l’uomo era sostanzialmente assente. Inoltre ci sarebbero numerose differenze con altri metodi di analisi. Mentre i 255 dell’ArchaeoGLOBE Project, dicono più o meno il contrario.
Ma l’importante non è la controversia, che prima o poi sarà risolta. Ciò che conta è prendere atto che non c’è – né può esserci, probabilmente – una data precisa per l’inizio dell’Antropocene, che è più il frutto di un processo che non di un’azione improvvisa.
Quel che conta è la differenza tra l’uomo attore ecologico globale di 3.000 anni fa e l’uomo attore ecologico globale di oggi. I nostri antenati agivano ma non avevano consapevolezza degli effetti globali della loro azione. Oggi noi questa consapevolezza l’abbiamo, grazie alla scienza. Sappiamo di star segando il ramo dove siamo seduti. Ma non riusciamo a smettere. Ed è questo il grande problema che dobbiamo affrontare: come trasformare la piena consapevolezza in azione conseguente.

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