Le minacce di Oceano

L’aumento del livello dei mari è in fase di accelerazione. L’altezza degli oceani cresce a un ritmo sempre più elevato e maggiore delle previsioni. Lo riporta un articolo pubblicato dalla rivista Nature Climate Change. In questo contesto città come Giacarta e Venezia sono in pericolo. Occorrono interventi per impedire o, almeno, per rallentare il più possibile fenomeni di subsidenza. E occorrono opere, ecologicamente e socialmente sostenibili, di adattamento alle nuove condizioni.
Pietro Greco, 21 Agosto 2019


Micron
Giornalista e scrittore

L’aumento del livello dei mari è in fase di accelerazione. L’altezza degli oceani cresce a un ritmo sempre più elevato e maggiore delle previsioni. Lo riporta un articolo pubblicato qualche giorno fa dalla rivista Nature Climate Change.
La velocità di crescita del livello delle acque cresce, anno dopo anno, dalla metà degli anni ’60 del secolo scorso. Sönke Dangendorf dell’università tedesca di Siegen e un gruppo di suoi colleghi hanno ricostruito il livello dei mari globali e regionale nel periodo compreso tra il 1900 e il 2015 usando una serie di tecniche, compresi i dati satellitari e la misura delle maree. E hanno dimostrato che l’accelerazione della crescita è partita dal 1968.
Non è facile spiegare il motivo non della crescita, ma dell’accelerazione.
La causa principale dell’aumento del livello delle acque è il riscaldamento globale: l’acqua dei mari si è riscaldata in questi ultimi 115 anni e, di conseguenza, ha aumentato il suo volume. Ma l’accelerazione a partire dal 1968 potrebbe essere dovuta – questa è l’ipotesi di Nature Climate Change dallo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartide. La quasi totale fusione dei ghiacci estiva in Artico non provoca variazioni di livello, perché si tratta di ghiacci che galleggiano completamente sull’acqua dell’oceano più settentrionale del pianeta.
Alla luce di questi dati non è affatto una bella notizia quella che ci viene proprio dalla Groenlandia.
A causa di un’ondata di caldo eccezionale per la grande isola, si calcola che questa estate, fino ai primi di agosto, una quantità enorme di ghiacci che insistono sulla terraferma si sono sciolti e così qualcosa come 11 miliardi di tonnellate di acqua è arrivata nell’Oceano Atlantico, dando un piccolo ma non trascurabile contributo all’accelerazione dell’aumento del livello dei mari.
Pochi decimetri o qualche centimetro di aumento per decade sembrano poca cosa. Ma non è così. Non solo perché a fine secolo i mari potrebbero sollevarsi di oltre 50 centimetri e forse di un metro. Ma sono un problema già oggi. E non solo perché il fenomeno ha come effetto l’erosione delle coste e la salinizzazione delle fonti di acqua dolce costiere. Ma rappresenta un pericolo concreto per molti villaggi e anche per grandi metropoli.
È di questi giorni la richiesta del presidente dell’Indonesia, Joko Widodo, al Parlamento del suo paese: «Vi chiedo il permesso di spostare la nostra capitale nazionale, Giacarta, nella provincia di Kalimantan. Una capitale non è soltanto il simbolo dell’identità nazionale ma anche la proiezione del progresso del Paese. Dunque questo passo serve per raggiungere maggiore equità economica e sociale».
Cosa c’entra questo con l’aumento del livello dei mari? Be’, c’entra. Il motivo per cui il presidente, che ad aprile è stato rieletto per il secondo mandato, chiede di spostare la capitale dall’isola di Giava sull’isola del Borneo – l’Indonesia è un arcipelago composto da 17.000 isole, molte delle quali disabitate – è che Giacarta, una metropoli con oltre 10 milioni di abitanti, sta sprofondando. Già oggi un terzo del suo territorio è sotto il livello del mare, anche di quattro metri. Il motivo principale non è certo l’aumento del livello dell’oceano, bensì la subsidenza determinata in larga parte dalle profonde modificazione delle falde acquifere presenti nel sottosuolo. Lo sprofondamento della città è piuttosto rapido, anche dieci o venti centimetri l’anno.
Ma questo fenomeno si incrocia con l’aumento del livello dei mari, per cui si pensa che entro il 2050 la città potrebbe essere completamente sommersa.
A meno che non la si protegga con enormi dighe. C’è un progetto in tal senso, dal costo di molte decine di miliardi di dollari. Ma, ove anche fosse realizzato, l’esito non è scontato. E in ogni caso, gli effetti ecologici potrebbero essere molti gravi. Di qui l’idea di decongestionare la metropoli, spostando oltre un milione di persone da Giava, soggetta a fenomeni sismici e di dissesto idrogeologico, al Borneo più stabile. Pare che, in ogni caso, il luogo prescelto per la nuova capitale sarà abbastanza lontano dal mare. Non si sa mai.
Ma gli altri nove milioni di abitanti, che faranno? Il numero è tale che la città per quanto decongestionata dovrà essere comunque protetta. Ma far vivere tante persone al di sotto del livello del mare in un’area fragile sarà una bella impresa.
È evidente, da questa notizia, che lo scioglimento dei ghiacci in Antartide e in Groenlandia non riguarda solo quelle zone, ma il pianeta intero. Italia compresa, Giacarta non è la sola città che soffre già per il combinato disposto della subsidenza e dell’aumento del livello dei mari. Venezia, anche se con un passo decisamente più lento e profondo, si trova in una situazione analoga. Meno grave, ma analoga. Per cui da qui a fine secolo occorrerà trovare delle soluzioni, sostenibili, al problema.
La prima soluzione è certamente la prevenzione del cambiamento climatico. L’Italia da sola poco può fare, in questo senso, dal punto di vista pratico. Molto potrebbe dal punto di vista politico, per esempio chiedendo all’Europa e al mondo intero di impegnarsi per abbattere in tempi rapidi le emissioni di gas serra. Non è per compiacere Greta Thunberg, come qualche scettico che poco sa di scienza, va sostenendo. Ma per contribuire (anche) a salvare Venezia. Cioè per un nostro interesse tangibile e specifico.
Ma prevenire i cambiamenti del clima con conseguente aumento del livello dei mari non basta. Occorrono interventi per impedire o, almeno, per rallentare il più possibile fenomeni di subsidenza, a Giacarta come a Venezia. E occorrono opere, ecologicamente e socialmente sostenibili, di adattamento alle nuove condizioni.
Insomma, occorre una attenta politica complessiva dell’ambiente. A livello nazionale, europeo e globale. Il nuovo presidente della Commissione di Bruxelles, la signora Ursula von der Leyen, ha promesso un’azione importante in questo senso. Prendiamola in parola e aiutiamola ad agire.

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