Perché quello assegnato ad Abiy Ahmed Ali è un Nobel ecologico

Dunque il premio non è andato a Greta. Ma, lo stesso, il Nobel per la Pace assegnato quest’anno ha un sapore ecologico. Perché l’azione del primo ministro Etiope ha anche il merito, davvero importante, di smontare con l’esempio uno degli argomenti più utilizzati contro il movimento.
Pietro Greco, 15 Ottobre 2019
Micron
(ANSA/AP Photo/Francisco Seco, file)
Micron
Giornalista e scrittore

Non può essere considerato un risultato deludente per i ragazzi (e gli adulti) che da molti mesi danno vita ai Friday for future, i venerdì di mobilitazione per contrastare i cambiamenti del clima, l’annuncio che il Parlamento norvegese non ha assegnato il Premio Nobel per la Pace 2019 alla loro giovanissima portabandiera, Greta Thunberg.

Non perché la ragazza svedese non lo meritasse, ma perché il vincitore, Abiy Ahmed Ali, primo ministro dell’Etiopia, può e deve essere considerato a sua volta una bandiera degli ambientalisti che si battono per prevenire l’ulteriore aumento della temperatura media del pianeta.

Una bandiera che ha il merito, davvero importante, di falsificare “l’argomento Putin”. Ricordiamo di che si tratta. Come i lettori di questa rivista sanno, Greta Thunberg è oggetto di attacchi numerosi e inconsistenti, e non solo da parte di coloro che, contro ogni evidenza scientifica, negano del tutto i cambiamenti del clima o contestano che essi siano l’effetto di azioni umane. Queste persone non riconoscono alla ragazza svedese il merito di aver mobilitato milioni di giovani che, in maniera assolutamente pacifica, chiedono che il loro futuro sia climaticamente desiderabile. E lo fanno, i giovani spronati da Greta, avendo saldato un’alleanza inedita con la comunità scientifica competente. Un’azione formidabile. Come si fa a negarne il valore oggettivo?

Vladimir Putin ha compreso che quella di Greta Thunberg è un’azione politica di rara efficacia. E, per contrastarla, ha messo in campo un argomento non triviale. Non ha contestato alla ragazza l’abbandono (temporaneo) della scuola, né ha chiesto chi c’è dietro. Putin sa che sono argomenti puerili, sciocchi, irrilevanti. Ecco, dunque, che ha sollevato un tema importante, capace di incidere. Greta Thunberg è nata nella ricca Svezia, dove le persone hanno un altissimo tenore di vita e possono contare sulla protezione di un sistema di welfare che, in pratica, non ha eguali al mondo. Facile per lei e per i ragazzi dell’opulento occidente chiedere sacrifici per prevenire i cambiamenti climatici. Si tratta di sacrifici, dice Putin, che i ricchi possono permettersi con relativa facilità. Vada a dirlo, continua il leader russo, agli abitanti dei paesi in via di sviluppo, cui si chiedono dei sacrifici insostenibili per colpe, tra l’altro, non loro.

Dunque, secondo Vladimir Putin, il contrasto ai cambiamenti climatici – la cui realtà il leader russo non nega – sarebbe un lusso che solo i ricchi potrebbero permettersi.

Ebbene, il Premio Nobel per la Pace ad Abiy Ahmed Ali è una formidabile falsificazione del teorema di Putin. Certo, il primo ministro etiope ha ottenuto il premio per avere in pochi mesi posto fine alla guerra con l’Eritrea e, in poche settimane, liberato prigionieri politici e giornalisti nella sua stessa Etiopia. Ma quella stessa lungimiranza e capacità di azione Abiy Ahmed Ali le ha riservate al contrasto ai cambiamenti climatici e ai suoi effetti (leggi disboscamento e desertificazione).

Il premier etiope si è infatti dimostrato consapevole che, sebbene l’Etiopia non abbia colpe né storiche né attuali, paga un prezzo altissimo ai cambiamenti climatici, proprio a causa delle foreste abbattute e dell’avanzata del deserto. E così ha deciso di varare una radicale politica di prevenzione del climate change e di sostegno al recupero della biodiversità. Il suo piano è quello di piantare nel paese 4 miliardi di alberi. Non è un programma scritto sulla sabbia. Nei mesi scorsi in un solo giorno l’Etiopia di alberi ne ha piantati ben 350 milioni.

Questa consapevolezza e questa azione da parte di sono la migliore risposta che potesse essere data a Putin per confutare il suo argomento. Perché dimostra che anche nei paesi in via di sviluppo c’è piena consapevolezza dei rischi associati ai cambiamenti del clima e c’è la possibilità di agire, come chiede Greta, in maniera socialmente sostenibile. Piantare alberi, infatti, non intacca ma consolida l’economia dell’Etiopia.

E dimostra a Putin e a tutti gli altri critici di Greta e del movimento di giovani che ogni venerdì scendono in piazza per rivendicare un futuro desiderabile, che – come autorevolmente affermato oltre trent’anni fa dalla Commissione Brundtland e come ribadito di recente da papa Francesco – non c’è sostenibilità sociale senza sostenibilità ecologica. Che, tradotto in pratica, significa che sono i più poveri a pagare il prezzo più salato dell’impronta umana sull’ambiente.

Ecco, il premio Nobel per la pace ad Abiy Ahmed Ali ci ricorda tutto questo. In maniera addirittura più forte e chiara che se fosse stato assegnato alla piccola Greta, che pure aveva tutti i titoli per meritarlo.

Commenti dei lettori


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  1. gianmario nava
    Il confronto tra un capo di stato che in una situazione di conflitto armato aperto e di emergenza alimentare ed energetica (la disponibilità di legna da ardere in Etiopia non è un problema da nulla) riesce a mettere in atto azioni concrete di pace e una attivista ambientale, per quanto estrememente efficace grazie ad una organizzazione che palesemente non governa direttamente, e le cui proposte comunque sono tutte da verificare e valutare rispetto alla loro implementazione e alle loro implicazioni, non mi sembra nè appropriato nè proporzionato. Il premio a Abiy Ahmed Ali non ha bisogno di giustificazioni rispetto ad un mancato premio a Greta Thunberg, atteso più per effetto mediatico che per seria analisi. Il fatto che si senta l'esigenza di una simile giustificazione è sintomo, a mio parere, che il virtuale (le notizie della traversta atlantica di GT) continua a prevalere sul reale (smettere di sparare e cominciare a scavare buchi nella terra e piantare alberi).
  2. Mauro
    Quello che lei chiama "l'argomento Putin" resta purtroppo in tutta la sua pregnanza e non si vede come l'assegnazione del Nobel della Pace a Abiy Ahmed Ali possa smentirlo. Solo per il fatto che il politico africano mostra anche lui una sensibilità ambientalista e ha piantato degli alberi ? Ma la rivoluzione green propugnata da Greta e il movimento prevede come piatto forte una drastica riconversione energetica e, come tutte le rivoluzioni, non è un pranzo di gala. Per cui, sic stantibus rebus, cioè con gli attuali rapporti di forza esistenti a livello mondiale che il conto salato di tutto ciò non siano destinati a pagarlo le economie più deboli è ancora tutto da dimostrare.
X