Scienziati di tutto il mondo, unitevi!

Non c’è dubbio, in molte parti del mondo la scienza è sotto attacco. Anche e – almeno in Brasile e negli Stati Uniti soprattutto – la scienza che si occupa di ambiente e dei cambiamenti del clima. Ora, dalle pagine di Nature arriva un appello alla mobilitazione. Una mobilitazione che deve riprendere quei valori propri della comunità scientifica internazionale che negli anni Cinquanta tentò di ricacciare nella bottiglia lo spirito atomico che ne era uscito, causando le tragedie di Hiroshima e Nagasaki.
Pietro Greco, 13 Agosto 2019
Micron
Micron
Giornalista e scrittore

La scorsa settimana Jair Bolsonaro, il presidente sovranista del Brasile, ha licenziato il direttore del Centro Nazionale di Ricerca Spaziale del suo paese perché colpevole di aver fornito dati preoccupanti sulla deforestazione in Amazzonia: il tasso di abbattimento degli alberi è raddoppiato con la nuova amministrazione, che si è insediata il primo gennaio 2019.
Negli Stati Uniti il Government Accountability Office, una sezione investigativa indipendente che lavora per il Congresso a Washington, ha denunciato lo scorso mese di luglio che l’EPA, l’Agenzia per la protezione per l’ambiente che, per volontà e decisione di Donald Trump, è ora diretta da un negazionista dei cambiamenti climatici, ha violato le regole etiche sostituendo scienziati esperti con rappresentanti delle industrie nel consiglio scientifico.
Non è finita. In Ungheria, un paese dell’Unione Europea, nel medesimo mese di luglio il governo presieduto da Viktor Orbán ha preso il controllo diretto di 40 istituti che afferiscono alla locale Accademia delle Scienze. In India, all’inizio di quest’anno, 100 economisti hanno inviato una lettera aperta al Primo Ministro, Narendra Modi, chiedendo che cessi la continua interferenza politica sulla pubblicazione delle statistiche ufficiali. In Turchia l’onnipotente presidente, Recep Tayyip Erdogan ha posto sotto accusa 700 ricercatori colpevoli di aver sottoscritto un appello per la pace. A centinaia sono stati licenziati e alcuni sono addirittura finiti in carcere. Non c’è dubbio, in molte parti del mondo la scienza è sotto attacco. Anche e – almeno in Brasile e negli Stati Uniti soprattutto – la scienza che si occupa di ambiente e dei cambiamenti del clima.
L’elenco, peraltro incompleto, degli attacchi lo abbiamo ripreso tal quale da un editoriale di Nature, la più diffusa e probabilmente la più prestigiosa rivista scientifica al mondo.
Ma l’editoriale è insolito non solo e non tanto per queste indicazioni di violazioni dell’autonomia della ricerca (e persino della libertà fisica degli scienziati), ma anche e soprattutto perché è accompagnato da un raro e per certi versi clamoroso appello alla mobilitazione. Scienziati di tutto il mondo, unitevi!
I riferimenti storici del direttore di Nature sono molto chiari, si riferiscono agli anni ’40 e ’50 del secolo scorso quando una larga parte della comunità scientifica internazionale si mobilitò per denunciare la corsa alle armi nucleari e per tentare di ricacciare nella bottiglia lo spirito atomico che ne era uscito, causando le tragedie di Hiroshima e Nagasaki. Quel movimento, ricorda ancora Nature, culminò nel Manifesto Einstein-Russell, firmato nel 1955 dai due scienziati più famosi in quel momento, il fisico Albert Einstein e il logico Bertrand Russell. Il manifesto, in realtà, fu firmato anche da altri noti uomini di scienza. Ma soprattutto divenne il fondamento teorico e una bandiera di quel movimento pacifista internazionale di massa che, secondo lo storico Lawrence Wittner, ha contribuito a rendere un tabù la guerra nucleare.
Occorre riprendere quello spirito, sostiene Nature, mobilitare la comunità scientifica mondiale e stabilire un’alleanza con l’opinione pubblica. L’esempio da seguire è quello di Greta Thunberg e del suo movimento che risuona con gli avvertimenti della comunità scientifica.
Vale la pena ricordare che quando la comunità scientifica internazionale e le democrazie non hanno avuto questa capacità, le conseguenze sono state tragiche. Per la società, ma anche per la scienza. Basti pensare alla scarsa determinazione con cui la comunità internazionale, scientifica e non, reagì alle leggi raziali naziste che portò tutti gli scienziati ebrei oltre che a un largo numero di cittadini comuni di origine israelitica a dover lasciare il lavoro, a tentare di migrare all’estero e più spesso a finire nei lager. Come sia andata a finire è storia ben conosciuta. Forse meno conosciuto è il fatto che i paesi liberi posero mille ostacoli a una parte notevole di quei migranti forzati. Molti, respinti alle frontiere, finirono qualche anno dopo ad Aushwitz o in qualche altro campo di sterminio.
Non siamo, certo, in una situazione analoga in nessuna parte del mondo. Ma quel ricordo è un monito. Per cui ha ragione Nature: «Expert must demand to be heard». Gli esperti devono chiedere di essere ascoltati. Ma lo devono chiedere con forza e determinazione. E cercando alleati.

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